Episodio n. 42

Contesto storico
La cultura del sonno nel Medioevo era molto diversa da quella moderna, sia per le abitudini quotidiane che per le credenze legate al riposo. Il sonno era considerato un momento importante per il corpo e per lo spirito, ma era regolato da ritmi naturali, condizioni climatiche e credenze religiose.
Uno degli aspetti più affascinanti del sonno medievale era il sonno segmentato, ovvero diviso in due fasi:
- Primo sonno (“sonno morto”): iniziava poco dopo il tramonto e durava circa 3-4 ore.
- Periodo di veglia: dopo questo primo riposo, le persone si svegliavano spontaneamente per 1-2 ore. Durante questo tempo si poteva: pregare o meditare, conversare con i familiari, fare piccoli lavoro domestici, addirittura avere rapporti coniugali, consigliati per la procreazione dalla medicina dell’epoca.
- Secondo sonno: dopo questo intervallo, ci si riaddormentava fino all’alba.
Questo ritmo era naturale in un’epoca priva di illuminazione artificiale e venne gradualmente abbandonato con l’avvento dell’elettricità.

I nobili e i ricchi dormivano su letti rialzati e molto larghi, spesso condivisi con il coniuge, i figli piccoli o servitori. I letti avevano baldacchini con tende per protezione dal freddo e dagli insetti, si dormiva spesso semi-seduti, con molti cuscini dietro la schiena.
I letti delle classi popolari erano semplici tavolati di legno con paglia, lana o fieno come materasso. In molte case povere si dormiva tutti insieme, per motivi di spazio e per il calore. I servi e i contadini spesso dormivano vicino agli animali nelle stalle per sfruttare il calore corporeo del bestiame.
Molto influiva anche la superstizione, si credeva infatti che il diavolo o gli spiriti maligni potessero attaccare durante il sonno, quindi si tenevano amuleti o croci vicino al letto. Il fenomeno della paralisi del sonno veniva attribuito a incubi demoniaci o a presenze maligne come le “streghe notturne”. Si pensava che i sogni potessero avere significati premonitori o divini, e spesso venivano interpretati da religiosi o indovini.

Curiosità
Ma perché i letti medievali erano più corti?
I letti medievali erano effettivamente più corti e larghi rispetto a quelli moderni, e questo è legato sia a motivazioni pratiche che culturali.
Le persone spesso dormivano con la schiena appoggiata a cuscini o contro la testata del letto, in posizione semi-seduta. Questo perché si riteneva che dormire completamente sdraiati fosse dannoso per la salute e associato alla morte (una posizione simile a quella dei defunti nei sepolcri). La medicina medievale, influenzata dalle teorie di Ippocrate e Galeno, suggeriva che dormire inclinati aiutasse a prevenire problemi digestivi e respiratori. Considerato poi che il sonno medievale era spesso segmentato in due fasi, come già descritto, dormire semi-seduti facilitava questo ritmo.
Come detto però i letti erano anche molto larghi, specialmente quelli dei ceti benestanti. Non era raro che più persone condividessero lo stesso letto, nelle famiglie nobili, un coniuge poteva dormire con i figli piccoli o con servitori personali. Nelle locande, invece, viaggiatori sconosciuti potevano trovarsi a dividere un letto per risparmiare spazio. Le camere da letto non c’erano sempre spazi privati come oggi. Nobili e reali spesso avevano domestici che dormivano nella stessa stanza o addirittura nello stesso letto. Le case medievali inoltre, erano difficili da riscaldare, quindi dormire in compagnia aiutava a trattenere il calore corporeo, specialmente in inverno.
Si dormiva nudi nel Medioevo, c’era un solo indumento obbligatorio: una sorta di copricapo che, alla stregua della più povera “infula” di lino (usata dalla donne dei ceti più poveri) decorava la testa dei ricchi e fungeva pure da protezione contro i pidocchi.
Da questa particolare modalità di considerare e gestire il sonno, nascono alcuni termini: “testata del letto” o “capezzale” hanno origine proprio dalle abitudini medievali di dormire semi-seduti con la testa appoggiata a una struttura rialzata o imbottita.
Nei letti medievali, la testata era una parte fondamentale della struttura perché forniva supporto alla schiena e alla testa, dato che la posizione distesa non era comune. Era spesso un pannello in legno massiccio, talvolta intagliato, che proteggeva dal freddo delle pareti in pietra dei castelli e delle case nobiliari. Con il tempo, i letti si sono allungati, ma la “testata” è rimasta come elemento decorativo e funzionale.

“Capezzale” deriva dal latino capitiāle, da caput (testa), e indicava originariamente il cuscino o la parte del letto dove si poggiava la testa. Nel Medioevo, il capezzale non era solo un elemento del letto, ma anche un luogo simbolico: stare “al capezzale” di qualcuno significava assisterlo, specialmente in momenti di malattia o di morte, quando la posizione inclinata era ancora più comune. Insomma le particolari abitudini di sonno medievali hanno influenzato direttamente il nostro vocabolario e l’arredamento dei letti fino ai giorni nostri!



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