Episodio n. 43

Contesto storico
Il periodo immediatamente precedente a Massimino il Trace è dominato dalla dinastia dei Severi (193-235 d.C.), un’epoca che segna il passaggio dall’ordine istituzionale del Principato augusteo a un potere sempre più accentrato nelle mani dell’esercito e della burocrazia. Nonostante un’apparente stabilità, si manifestano già i primi segni della crisi che esploderà nel III secolo.

Dopo il caos della guerra civile del 193 d.C. (conosciuta come “l’anno dei cinque imperatori”), emerge come vincitore Settimio Severo (193-211 d.C.), un abile generale di origine africana. La sua politica segna una svolta importante:
- Rafforzamento del potere imperiale, riducendo l’influenza del Senato.
- Aumento del ruolo dell’esercito, con privilegi e salari più alti per i soldati.
- Campagne militari di successo, soprattutto in Oriente contro i Parti.
Settimio Severo lascia il trono ai suoi due figli, Caracalla e Geta, ma il primo fa uccidere il secondo e governa da solo fino al 217 d.C.

L’imperatore Caracalla (211-217 d.C.) è ricordato per la sua spietatezza e per l’Editto di Antonino (212 d.C.), con cui concede la cittadinanza romana a tutti gli abitanti liberi dell’Impero. Questo provvedimento aveva due obiettivi: aumentare le entrate fiscali e integrare meglio le province favorendo la romanizzazione.
Caracalla è assassinato nel 217 d.C. dal suo prefetto del pretorio, Macrino, che però regna solo per un anno prima di essere spodestato dalla madre di Eliogabalo, un altro membro della famiglia dei Severi.
Dopo Macrino, il giovane e stravagante Eliogabalo (218-222 d.C.) diventa imperatore, ma il suo regno è segnato da scandali, stravaganze religiose (introduce il culto del dio solare El-Gabal) e l’ostilità dell’esercito. Nel 222 d.C. è assassinato e sostituito da Alessandro Severo (222-235 d.C.), suo cugino.
Alessandro Severo cerca di riportare stabilità con politiche moderate ma nel 235 d.C., mentre cerca di negoziare la pace con le tribù germaniche lungo il Reno, i suoi stessi soldati si ribellano e lo assassinano, acclamando Massimino il Trace come imperatore. Questo evento segna l’inizio della Crisi del III secolo.

L’Evento
Massimino il Trace, il cui nome completo era Gaio Giulio Vero Massimino, fu imperatore romano dal 235 al 238 d.C.. È ricordato soprattutto per essere stato il primo imperatore romano di origine barbarica e per aver inaugurato il periodo della cosiddetta “crisi del III secolo”, un’epoca di grande instabilità politica, economica e militare per l’Impero Romano.

Massimino nacque intorno al 173 d.C. in Tracia (l’attuale Bulgaria o Turchia europea), da umili origini e probabilmente con sangue germanico o gotico. Grazie alla sua straordinaria forza fisica e al suo talento militare, fece carriera nell’esercito e divenne un comandante di spicco sotto l’imperatore Alessandro Severo.
Nel 235 d.C., come già detto fu ucciso dai suoi stessi soldati che acclamarono Massimino imperatore. Questo segnò l’inizio di una nuova fase per Roma, in cui l’esercito ebbe un ruolo sempre più determinante nella scelta degli imperatori. Massimino governò con uno stile autoritario e militarista, concentrando le sue energie sulle campagne militari e aumentando le tasse per finanziare l’esercito.
Nel 238 d.C., le province africane si ribellarono eleggendo imperatori rivali, Gordiano I e Gordiano II, sostenuti dal Senato. Sebbene i Gordiani fossero rapidamente sconfitti, il Senato nominò nuovi imperatori, Pupieno e Balbino, con il sostegno delle legioni di Roma. Massimino marciò su Roma per riprendere il controllo, ma il suo esercito, esausto e demoralizzato, si ribellò assediando la sua stessa città fortificata di Aquileia. Tradito dai suoi stessi soldati, Massimino e suo figlio furono assassinati nel maggio del 238 d.C..

Massimino il Trace è ricordato come un imperatore-soldato, simbolo della crescente importanza dell’esercito nella politica romana e dell’instabilità che avrebbe caratterizzato il III secolo. La sua morte non risolse la crisi dell’Impero, ma segnò uno dei primi episodi delle cosiddette “anarchie militari“, un periodo in cui gli imperatori venivano frequentemente assassinati o deposti dalle legioni.
In sintesi, Massimino il Trace fu il primo imperatore romano di origine barbarica, un leader militare spietato ma poco abile nel gestire la politica interna, e uno dei protagonisti dell’inizio della crisi che avrebbe portato alla decadenza dell’Impero Romano.

Le fonti antiche descrivono Massimino il Trace come un uomo di statura eccezionale, al punto da essere considerato un gigante. Tuttavia, bisogna prendere queste informazioni con cautela, poiché potrebbero essere esagerazioni propagandistiche o leggende tramandate nel tempo. Lo storico Erodiano e la “Historia Augusta” (una raccolta di biografie di imperatori romani, spesso fantasiosa) forniscono dettagli impressionanti sulla sua corporatura:
- Si dice che fosse alto circa 2,40 metri, una statura fuori dal normale anche per oggi.
- La sua forza fisica era leggendaria: secondo le fonti, poteva stritolare pietre con le mani e spezzare la mascella di un cavallo con un pugno.
- Mangerebbe quantità enormi di cibo ogni giorno, inclusi circa 16 kg di carne e 18 litri di vino.
Sebbene alcune esagerazioni siano evidenti, è possibile che Massimino fosse davvero un uomo molto alto e robusto, il che avrebbe contribuito alla sua ascesa nell’esercito. Alcuni storici moderni ipotizzano che potesse soffrire di gigantismo o acromegalia, condizioni mediche che causano una crescita eccessiva dovuta a un’anomala produzione di ormone della crescita. Tuttavia, non esistono resti fisici o prove concrete per confermare le sue reali dimensioni. Ciò che è certo è che la sua statura e la sua forza furono enfatizzate per renderlo un personaggio quasi mitologico, soprattutto perché il Senato e gli storici a lui ostili lo dipinsero come un barbaro selvaggio e brutale, privo di cultura e raffinamento. In conclusione, Massimino il Trace era probabilmente molto alto e fisicamente imponente, ma le descrizioni della sua statura da gigante sono probabilmente esagerate dalle fonti antiche.



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