Episodio n. 44

Contesto storico
I Catari si svilupparono e operarono principalmente tra il XII e il XIII secolo, un periodo caratterizzato da profondi cambiamenti sociali, politici e religiosi in Europa. Durante questo periodo, l’Europa occidentale era attraversata da importanti trasformazioni. Il Sacro Romano Impero e il Papato erano in continuo conflitto per il dominio sull’Europa cristiana, il Papa cercava di rafforzare la sua autorità anche combattendo le eresie. Dopo secoli di economia prevalentemente agricola e feudale, le città iniziarono a svilupparsi grazie ai commerci e all’emergere di una classe mercantile e ciò favorì un clima più aperto a nuove idee religiose e culturali.
La Chiesa cattolica deteneva un enorme potere politico ed economico, ma molte sue istituzioni erano accusate di corruzione e mondanità. Questo contribuì alla nascita di movimenti ereticali come il Catarismo, che predicava un ritorno alla purezza evangelica.

Ma chi erano i Catari? I Catari (dal greco katharos, “puro”) erano seguaci di un movimento religioso dualista diffusosi in Europa tra il XII e il XIII secolo, particolarmente nel sud della Francia, nella regione della Linguadoca. Credevano in una netta distinzione tra il bene (Dio) e il male (il mondo materiale, creato dal Demiurgo, identificato con Satana). Rigettavano la Chiesa cattolica, considerandola corrotta e legata ai beni materiali, e promuovevano una vita ascetica e spirituale.
I membri più devoti della comunità catara erano chiamati “Perfetti”, mentre i semplici credenti erano definiti “Credenti”. I Perfetti rinunciavano a ogni possesso, non mangiavano carne e praticavano una vita austera.
L’Evento
La Crociata albigese fu una campagna militare lanciata dalla Chiesa cattolica e dalla monarchia francese contro i Catari, che venivano chiamati anche Albigesi (dal nome della città di Albi, una delle loro roccaforti). Papa Innocenzo III promosse la crociata con l’obiettivo di eliminare l’eresia e rafforzare il controllo della Chiesa sul territorio. Il conflitto non fu solo una lotta religiosa, ma anche un’occasione per la corona francese di estendere il proprio dominio sulla ricca e autonoma regione della Linguadoca.

Nel XII secolo, il Catarismo si diffuse soprattutto nel sud della Francia (Linguadoca), una regione culturalmente vivace, tollerante e politicamente indipendente dal potere centrale francese. Molti nobili locali, come il conte di Tolosa Raimondo VI, proteggevano o tolleravano i Catari, vedendo in loro un’alternativa alla corruzione della Chiesa cattolica. Per la Chiesa, questa eresia rappresentava un pericolo mortale: i Catari negavano l’autorità del clero, i sacramenti e persino il potere del Papa. Dopo vari tentativi falliti di convincerli con la predicazione, Papa Innocenzo III decise di intervenire con la forza.

Il pretesto per la crociata arrivò nel 1208, quando il legato papale Pietro di Castelnau, inviato per convincere i nobili della Linguadoca a perseguitare i Catari, fu assassinato. Il Papa attribuì la responsabilità al conte di Tolosa e proclamò la crociata. Nel luglio 1209, un esercito crociato di circa 30.000 uomini, composto da nobili francesi del nord e comandato dal legato papale Arnaud Amaury, assediò la città di Béziers, che ospitava una comunità catara ma anche molti cattolici.
Si dice che Amaury, quando gli fu chiesto come distinguere i Catari dai cattolici, abbia risposto la celebre frase:
“Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi” (anche se non vi è certezza storica sulla sua autenticità). Alla richiesta di consegnare gli eretici, gli abitanti si rifiutarono. I crociati assaltarono la città e compirono una strage indiscriminata: tra 15.000 e 20.000 persone furono massacrate.

Dopo Béziers, i crociati conquistarono altre città: Carcassonne, Minerve, Termes. A capo della crociata emerse Simon de Montfort, un nobile francese del nord che si distinse per la sua brutalità e che, nel 1213, ottenne il titolo di Conte di Tolosa. Nel 1213, le forze del re d’Aragona Pietro II, che cercava di proteggere la Linguadoca, furono sconfitte nella battaglia di Muret. Questo segnò una svolta: la crociata non era più solo religiosa, ma anche politica, con il sud della Francia che passava sotto il controllo del nord.

Nel 1215, il Papa e la Chiesa riconobbero ufficialmente Simon de Montfort come nuovo signore della Linguadoca, mentre il conte di Tolosa Raimondo VI fu espropriato. Tuttavia, la popolazione locale non accettò il dominio francese e iniziò una resistenza. Nel 1218, Simon de Montfort fu ucciso durante l’assedio di Tolosa. Suo figlio, Amaury de Montfort, non riuscì a mantenere il controllo della regione, e nel 1224 la famiglia dei conti di Tolosa riprese il potere.

Nel 1226, il re di Francia Luigi VIII (figlio di Filippo II) prese il comando della crociata, determinato a sottomettere la Linguadoca.
Dopo la sua morte, il figlio Luigi IX (futuro San Luigi) proseguì la campagna. Nel 1229, il conte Raimondo VII di Tolosa fu costretto a firmare il Trattato di Meaux-Paris, con cui:
- Cedeva il controllo della Linguadoca alla corona francese.
- Si impegnava a perseguitare i Catari.
- Sua figlia veniva promessa in matrimonio a un principe francese, assicurando la fusione del sud con il regno di Francia.
Anche dopo la fine della crociata, i Catari continuarono ad esistere in clandestinità. Per eliminarli definitivamente, la Chiesa istituì l’Inquisizione, affidata ai Domenicani, che utilizzarono metodi brutali per estirpare l’eresia. L’episodio simbolico della fine del Catarismo fu la caduta di Montségur (1244), questa fortezza sui Pirenei era l’ultimo rifugio dei Perfetti, i membri più devoti della setta. Dopo un lungo assedio, si arresero e circa 200 Catari furono arsi vivi perché rifiutarono di abiurare la loro fede. L’Inquisizione proseguì la caccia ai Catari fino alla loro completa scomparsa nel XIV secolo.

La Crociata Albigese fu un evento spartiacque nel Medioevo europeo. Iniziata come una guerra religiosa, si trasformò presto in una guerra di conquista che segnò la fine dell’indipendenza del sud della Francia. Il Catarismo fu spazzato via e nacque il modello repressivo dell’inquisizione che poi fu applicato ad altre eresie in Europa. La memoria di questa tragedia sopravvive ancora oggi nella cultura occitana e nella storia della repressione religiosa in Europa.


Lascia un commento