Episodio n. 45

Contesto storico
La strage di Bronte si inserisce nel contesto della Spedizione dei Mille e delle rivolte contadine in Sicilia del 1860. Dopo lo sbarco di Giuseppe Garibaldi a Marsala il 11 maggio 1860, l’isola fu rapidamente conquistata dalle truppe garibaldine con il sostegno della popolazione locale. Tuttavia, dietro l’entusiasmo per la liberazione dal dominio borbonico, serpeggiava un profondo malcontento sociale, in particolare tra i contadini siciliani.
Da secoli, la popolazione rurale dell’isola viveva in condizioni di estrema miseria, mentre la terra era concentrata nelle mani di pochi latifondisti, della nobiltà locale e di istituzioni ecclesiastiche. A Bronte, la situazione era resa ancora più tesa dalla presenza di vasti possedimenti terrieri appartenenti alla Ducea di Nelson, concessa dall’ammiraglio inglese Horatio Nelson nel 1799 dal re Ferdinando I delle Due Sicilie come ricompensa per il sostegno durante la repressione della Repubblica Partenopea.

L’illusione che la caduta del regime borbonico potesse portare a una redistribuzione delle terre alimentò le aspettative dei contadini, ma Garibaldi, per mantenere l’appoggio delle potenze straniere (in particolare della Gran Bretagna), evitò di toccare gli interessi della Ducea di Nelson e dei latifondisti siciliani. Questo provocò un senso di tradimento tra le classi popolari, sfociando in una serie di rivolte agrarie.
L’Evento
Nel luglio 1860, il malcontento esplose a Bronte con un’insurrezione popolare. I contadini, armati di falci e strumenti di lavoro, si sollevarono contro i proprietari terrieri, i notabili locali e i funzionari borbonici. La ribellione degenerò rapidamente in un massacro: case incendiate, saccheggi e uccisioni indiscriminate. Durante la rivolta, i contadini e i ribelli uccisero tra 12 e 16 persone, tra cui notabili locali, proprietari terrieri e funzionari borbonici. Tra le vittime vi furono anche donne e bambini, oltre a persone considerate “vicine al potere”.

La risposta garibaldina fu immediata. Giuseppe Garibaldi inviò a Bronte il generale Nino Bixio, noto per la sua durezza nel reprimere le rivolte. Giunto in paese il 6 agosto 1860, Bixio istituì un tribunale di guerra che, in un processo sommario, condannò a morte cinque persone: Nunzio Ciraldo Frajunco, Nunzio Spitaleri, Giovanni Ignazio Scafiti, Carmelo Puglisi e Nicolò Lombardo (quest’ultimo avvocato e sindaco del paese, accusato di complicità con gli insorti). Le condanne furono eseguite il giorno successivo, il 10 agosto 1860, mediante fucilazione nella piazza del paese.
Oltre ai cinque giustiziati, si parla di decine di arresti e altre possibili esecuzioni sommarie da parte delle truppe di Bixio, anche se non tutte sono documentate. Dopo la repressione, la popolazione rimase in uno stato di paura, e la promessa di distribuzione delle terre svanì del tutto.
La strage di Bronte rappresenta una delle pagine più controverse della spedizione garibaldina, evidenziando il divario tra le aspirazioni delle masse contadine e la politica adottata dai rivoluzionari. Se da un lato Garibaldi aveva promesso la libertà, dall’altro la sua alleanza con i ceti borghesi e i grandi proprietari impedì una reale riforma agraria.

L’episodio rimase a lungo un tema dibattuto tra storici e intellettuali. Giovanni Verga lo rese celebre con il racconto Libertà, pubblicato nel 1882, descrivendo con toni drammatici la disperazione e il tradimento percepito dai contadini siciliani.
In sintesi, la strage di Bronte fu il risultato di una promessa tradita e della dura repressione esercitata dalle forze garibaldine, lasciando un segno profondo nella memoria storica della Sicilia.
Proclama di Nino Bixio:
Abitanti della Provincia di Catania!
Gli assassini, ed i ladri di Bronte sono stati severamente puniti – Voi lo sapete! la fucilazione seguì immediata i loro delitti – Io lascio questa Provincia – i Municipi, ed i Consigli civici nuovamente nominati, le guardie nazionali riorganizzate mi rispondano della pubblica tranquillità!… Però i Capi stiino al loro posto, abbino energia e coraggio, abbino fiducia nel Governo e nella forza, di cui esso dispone – Chi non sente di star bene al suo posto si dimetta, non mancano cittadini capaci e vigorosi che possano rimpiazzarli. Le autorità dicano ai loro amministrati che il governo si occupa di apposite leggi e di opportuni legali giudizi pel reintegro dei demanî – Ma dicano altresì a chi tenta altre vie e crede farsi giustizia da sé, guai agli istigatori e sovvertitori dell’ordine pubblico sotto qualunque pretesto. Se non io, altri in mia vece rinnoverà le fucilazioni di Bronte se la legge lo vuole. Il comandante militare della Provincia percorre i Comuni di questo distretto. Randazzo 12 agosto 1860.
IL MAGGIORE GENERALE G. NINO BIXIO.
12 agosto 1860, proclama originale di Bixio, successivo alla esecuzione.


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