“Portella della Ginestra”

Episodio n. 46

Il memoriale (1979 – 1980)

Contesto storico

La strage di Portella della Ginestra del 1° maggio 1947 si inserisce in un contesto storico particolarmente delicato per l’Italia e la Sicilia del dopoguerra. È un periodo di grandi trasformazioni politiche, economiche e sociali, segnato dal passaggio dalla monarchia alla repubblica, dalla lotta tra forze conservatrici e progressiste e dall’influenza delle potenze straniere nel quadro della nascente Guerra Fredda.

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale (1945), l’Italia si trovava in una situazione di forte instabilità. Dopo la caduta di Mussolini nel 1943 e la fine della guerra nel 1945, il Paese si avviava verso la costruzione di una nuova democrazia, infatti il 2 giugno 1946, con un referendum istituzionale, gli italiani scelsero la Repubblica e venne eletta l’Assemblea Costituente. Il Partito Comunista Italiano (PCI) e il Partito Socialista (PSI) rappresentavano le istanze dei lavoratori, mentre la Democrazia Cristiana (DC) e i partiti liberali cercavano di contenere l’influenza della sinistra.

Logo della formazione politica del 1947, Fronte Democratico Popolare

L’isola era dominata da un sistema latifondista, con grandi proprietari terrieri che sfruttavano i braccianti agricoli, costretti a vivere in condizioni di estrema povertà. Dopo la guerra, il movimento contadino si rafforzò, chiedendo la redistribuzione delle terre incolte. I lavoratori organizzavano manifestazioni e occupazioni, sostenuti dalla sinistra politica. I grandi latifondisti e la mafia temevano la perdita dei loro privilegi e si opposero con la violenza alle richieste dei lavoratori. In Sicilia in quegli anni, vi era un forte movimento indipendentista, che chiedeva l’autonomia della Sicilia dall’Italia.

Un evento chiave nel contesto della strage fu il risultato delle elezioni regionali siciliane del 20 aprile 1947.

Il Blocco del Popolo, una coalizione tra Partito Comunista Italiano (PCI) guidato da Palmiro Togliatti e Partito Socialista Italiano (PSI) guidato da Pietro Nenni, ottenne una netta vittoria. La sinistra prometteva riforme agrarie e migliori condizioni di vita per i lavoratori, suscitando la reazione dei grandi proprietari terrieri, della mafia e delle forze conservatrici. La strage di Portella della Ginestra avvenne pochi giorni dopo questa vittoria e viene interpretata come un tentativo di intimidazione contro il movimento operaio e contadino.

L’Evento

La mattina del 1° maggio 1947, circa 2.000 lavoratori, contadini, donne e bambini si radunarono nella piana di Portella della Ginestra, tra i comuni di Piana degli Albanesi, San Giuseppe Jato e San Cipirello, in provincia di Palermo. Come ogni anno, il comizio per la Festa dei Lavoratori era un momento di celebrazione e rivendicazione dei diritti dei braccianti, che lottavano per la riforma agraria e migliori condizioni di vita.

Panoramica di Piana degli Albanesi

Intorno alle 10:30 del mattino, quando il raduno era già iniziato, dal Monte Pelavet, che sovrasta la spianata, partì un improvviso fuoco di mitra e fucili contro la folla inerme. Il panico si diffuse immediatamente: uomini e donne cercarono riparo tra le rocce, i bambini piangevano terrorizzati, mentre il numero delle vittime cresceva rapidamente. I colpi furono sparati dall’alto, con un’azione coordinata che indicava una chiara premeditazione. Dopo pochi minuti, quando ormai il massacro era compiuto, i tiratori si dileguarono. Alla fine dell’attacco, si contarono 11 morti e oltre 30 feriti. Tra le vittime vi erano bambini, donne e lavoratori. Molti dei feriti rimasero segnati a vita dalle lesioni riportate.

I nomi delle vittime incise su uno dei grandi massi del Memoriale

L’attacco avvenne pochi giorni dopo le elezioni regionali del 20 aprile 1947, in cui il Blocco del Popolo (coalizione di socialisti e comunisti) aveva ottenuto una vittoria schiacciante in Sicilia. La festa del Primo Maggio, quindi, assumeva un significato ancora più forte: era una celebrazione di quella vittoria e della speranza per un futuro migliore per i lavoratori.

Ma la strage di Portella della Ginestra mandò un messaggio chiaro: le forze reazionarie, mafiose e latifondiste non avrebbero permesso cambiamenti facili.

Salvatore Giuliano

Le indagini sugli autori del massacro portarono a Salvatore Giuliano, il famigerato bandito siciliano, e alla sua banda. Giuliano, inizialmente sostenitore del movimento indipendentista siciliano, si era progressivamente legato ai grandi proprietari terrieri e a forze conservatrici che temevano la riforma agraria.

L’ipotesi più accreditata è che Giuliano e i suoi uomini abbiano eseguito l’ordine su mandato dei latifondisti e con la complicità della mafia, per fermare la crescita del movimento contadino. Tuttavia, ci sono teorie che ipotizzano un coinvolgimento di settori dello Stato e persino di forze straniere interessate a indebolire il Partito Comunista Italiano nel quadro della Guerra Fredda.

Uno dei grandi massi

La strage scosse l’opinione pubblica italiana e mondiale, nelle settimane successive, scioperi e manifestazioni si susseguirono in molte città italiane. Nel 1951 il processo confermò la responsabilità della banda Giuliano, ma i mandanti rimasero nell’ombra. La strage di Portella della Ginestra non fu solo un atto di banditismo, ma un vero e proprio atto terroristico con implicazioni politiche e sociali profonde. Resta ancora oggi uno degli episodi più oscuri della storia repubblicana italiana.



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