Episodio n. 48

Contesto storico
Il pontificato di Papa Leone X (Giovanni di Lorenzo de’ Medici) si colloca in un periodo di profonde trasformazioni politiche, religiose e culturali. In quegli anni, l’Europa era attraversata da tensioni tra le grandi potenze, dalla crisi della Chiesa e dall’emergere di nuove idee che avrebbero cambiato la storia. Leone X fu un grande promotore del Rinascimento, un’epoca di straordinario sviluppo artistico e culturale. Egli stesso, figlio di Lorenzo il Magnifico, crebbe nell’ambiente umanistico fiorentino e, una volta diventato papa, portò a Roma lo stesso spirito mecenatistico.

Fu uno dei principali finanziatori della Basilica di San Pietro, avviando lavori grandiosi affidati a Raffaello, Michelangelo e Bramante. Protesse artisti come Leonardo da Vinci, anche se quest’ultimo non trovò grande successo a Roma. Favorì lo sviluppo dell’Università di Roma (la futura Sapienza) e incoraggiò gli studi classici.
Tuttavia, il suo mecenatismo e il lusso sfrenato della sua corte furono una delle cause del dissesto finanziario della Chiesa. Per raccogliere fondi, egli promosse la vendita di indulgenze, una pratica che avrebbe avuto conseguenze dirompenti. Infatti nel 31 ottobre 1517, il monaco agostiniano Martin Lutero, indignato dalla corruzione della Chiesa e dalla vendita delle indulgenze, affisse sulla porta della cattedrale di Wittenberg le 95 tesi, in cui denunciava gli abusi della Chiesa romana. Questo atto segnò l’inizio della Riforma Protestante.

All’inizio, Leone X sottovalutò Lutero, vedendolo come un semplice frate ribelle. Tuttavia, nel 1520, con la bolla papale Exsurge Domine, il papa ordinò a Lutero di ritrattare le sue idee, minacciandolo di scomunica. Lutero rispose bruciando pubblicamente la bolla papale, e nel 1521 fu scomunicato ufficialmente.
Questo evento segnò l’inizio di una frattura irreversibile all’interno della Chiesa, che avrebbe portato alla nascita delle chiese protestanti e a una serie di guerre di religione in Europa.
In campo politico, il pontificato di Leone X si svolse in un’Europa dominata da tre grandi potenze:
- Il Regno di Francia, governato da Francesco I, ambizioso e desideroso di espandere il suo potere in Italia.
- L’Impero Asburgico, guidato da Carlo V, che controllava la Spagna e il Sacro Romano Impero.
- Lo Stato Pontificio, che cercava di mantenere la propria indipendenza tra questi giganti.
Nel 1515, la Francia di Francesco I invase l’Italia settentrionale e sconfisse la Svizzera (alleata del papa) nella battaglia di Marignano. Leone X, inizialmente ostile alla Francia, capì che non poteva fermarla e firmò il Trattato di Bologna (1516), che garantì ai re di Francia il controllo del Ducato di Milano e il diritto di nominare vescovi nel proprio territorio (Concordato di Bologna).
Nel 1519, alla morte dell’imperatore Massimiliano I, si aprì la corsa al trono del Sacro Romano Impero. Leone X temeva che un imperatore troppo forte avrebbe minacciato l’indipendenza dello Stato Pontificio, perciò inizialmente appoggiò Francesco I. Tuttavia, alla fine, il titolo imperiale andò a Carlo V. Questo evento segnò l’inizio di un lungo conflitto tra Francia e Spagna per il controllo dell’Italia.

Negli ultimi anni del suo pontificato, Leone X si trovò sempre più coinvolto nelle guerre italiane e nella crisi religiosa. Tuttavia, riuscì a consolidare il potere della sua famiglia: nel 1517, nel famoso concistoro in cui nacque il detto “Fatto 30, facciamo 31”, creò una serie di nuovi cardinali, tra cui suo cugino Giulio de’ Medici, che sarebbe diventato papa Clemente VII. Leone X morì il 1º dicembre 1521, probabilmente per polmonite o avvelenamento. La sua morte improvvisa lasciò lo Stato Pontificio in difficoltà economica e politica.
L’Evento
L’espressione “Fatto 30, facciamo 31” è generalmente attribuita a un episodio riguardante appunto Papa Leone X (e non Pio XI, come erroneamente riportato in alcune versioni del racconto).
Secondo la versione più accreditata, nel concistoro del 1° luglio 1517, a Leone X fu chiesto di stilare una lista di cardinali da ordinare e così egli fece! Questa lista inizialmente si componeva di 12 nomi, ma dopo qualche ripensamento raggiunse i 20 nomi per salire a 28 nella serata di quel giorno. La mattina quando il Papa mostrò quella lista ai cardinali, il numero era salito a 30.
I vecchi cardinali si opposero a quel numero considerato spropositato e manifestarono al Papa le loro perplessità e la loro opposizione a riguardo; per tutta risposta, egli si ricordò di aver dimenticato il nome di un suo carissimo amico e così lo aggiunse subito portando la lista a 31 nomi e, visto lo sgomento dei vecchi cardinali, esclamò: “Tanto è 30 che 31!”

Tra i cardinali nominati in quel concistoro vi erano personaggi influenti, tra cui: Egidio da Viterbo, teologo e umanista, Giulio de’ Medici, suo cugino, che sarebbe poi diventato papa Clemente VII e Lorenzo Pucci, un altro stretto collaboratore del papa.
Il detto “Fatto 30, facciamo 31” è quindi il ricordo di un episodio storico legato a un papa rinascimentale famoso per il suo lusso e la sua abilità politica. Oggi l’espressione continua a essere usata per indicare che, quando si è ormai vicini al completamento di un’opera, vale la pena fare un piccolo sforzo in più per terminarla completamente.
L’espressione è ampiamente utilizzata nel linguaggio comune con diverse sfumature di significato:
- Completare un’opera già iniziata – Se un progetto è quasi terminato, aggiungere un piccolo sforzo per completarlo non costa molto.
- Andare oltre il previsto – Dopo aver raggiunto un obiettivo, si può decidere di fare un passo in più, anche se inizialmente non era programmato.
- Accettare un piccolo sacrificio aggiuntivo – Se si è già fatto molto, si può accettare di fare ancora un po’ senza grandi difficoltà.

Questa espressione è uno dei tanti esempi della saggezza popolare italiana, che con poche parole riesce a esprimere un concetto chiaro e universale: una volta che si è quasi arrivati al traguardo, non ha senso fermarsi prima di concludere l’opera.


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