“I treni della felicità”

Episodio n. 49

Un’illustrazione di Isabella Labate tratta dal libro “Tre in tutto”, scritto da Davide Calì (Orecchio acerbo)

Contesto storico

L’Italia usciva dalla Seconda Guerra Mondiale (1939-1945) in condizioni drammatiche. Le città erano devastate dai bombardamenti, l’economia era al collasso e la popolazione affrontava una grave crisi alimentare e sanitaria. In particolare, il Sud Italia era una delle aree più colpite: molte famiglie vivevano in condizioni di estrema povertà, senza cibo, cure mediche o istruzione per i bambini.

Durante la guerra, il Sud fu una delle prime aree ad essere occupate dagli Alleati, con lo sbarco in Sicilia (luglio 1943) e la successiva avanzata lungo la penisola. Questo comportò massicci bombardamenti delle città, in particolare Napoli, Bari, Foggia e Palermo con la conseguente distruzione delle infrastrutture, con ponti, ferrovie e porti in macerie. Saccheggi e carestie, aggravati dal collasso delle istituzioni locali, ne furono la ovvia conseguenza. Le truppe tedesche in ritirata adottarono la strategia della terra bruciata, distruggendo campi, acquedotti e fabbriche per ostacolare l’avanzata alleata.

Soldati americani e civili davanti alla cattedrale di Caltanissetta danneggiata dai bombardamenti

La mancanza di cibo e beni di prima necessità era il problema principale. Il sistema agricolo era in crisi, con i latifondisti che detenevano grandi proprietà improduttive, mentre i contadini non avevano terra da coltivare. Le scorte alimentari erano esaurite e la popolazione viveva di razioni ridotte distribuite dal mercato nero. La mancanza di latte, carne, pane e verdure portava alla malnutrizione infantile. Tutto questo portò alla diffusione di malattie legate alla denutrizione come rachitismo e tubercolosi. Uno studio dell’epoca stimava che il 70% dei bambini del Sud fosse sottopeso e molti soffrissero di malattie legate alla malnutrizione.

L’economia del Sud era arretrata e dipendente da agricoltura e piccole industrie artigianali. Dopo la guerra le fabbriche che esistevano prima della guerra erano state distrutte o riconvertite per la produzione bellica così migliaia di uomini rientrati dal fronte si trovarono senza lavoro. Il settore industriale era quasi inesistente e le condizioni di lavoro nei campi erano durissime e mal pagate.

Le macerie dei bombardamenti del 1943 a Napoli

Molte città del Sud avevano quartieri sovraffollati e fatiscenti, con condizioni sanitarie precarie. A Napoli, ad esempio, decine di migliaia di persone vivevano in baracche senza acqua corrente né servizi igienici. La mancanza di medici e ospedali, oltre al rischi di malattie infettive erano purtroppo una grossa piaga.

Nel dopoguerra, il Sud divenne un terreno di scontro tra forze politiche con visioni opposte:

  • La Democrazia Cristiana (DC) cercava di mantenere il controllo politico attraverso il sostegno della Chiesa e delle classi conservatrici.
  • Il Partito Comunista Italiano (PCI) e il Partito Socialista (PSI) erano forti tra operai e contadini, soprattutto per il loro impegno nella redistribuzione delle terre.

Uno dei problemi più gravi fu il blocco delle riforme agrarie: il latifondo dominava ancora la società, lasciando i contadini in condizioni di miseria. Nel 1949, il governo avviò la Riforma Agraria, che prevedeva l’esproprio delle terre incolte per distribuirle ai contadini. Tuttavia, la sua applicazione fu lenta e spesso inefficace.

L’Evento

I bambini erano tra i più colpiti dalla crisi. Molti erano orfani di guerra o figli di famiglie senza mezzi, non esisteva un sistema scolastico funzionante, infatti in alcune regioni, l’analfabetismo infantile superava il 50%. La mortalità infantile era altissima, 1 bambino su 10 moriva prima dei 5 anni. Molti bambini vivevano di espedienti: vendevano sigarette, facevano i lustrascarpe o mendicavano per sopravvivere.

Fu proprio per rispondere a questa emergenza che nacque il progetto dei “Treni della Felicità”, con lo scopo di dare un’opportunità a questi bambini di trovare accoglienza in famiglie del Centro-Nord, dove le condizioni di vita erano migliori. Fu un’iniziativa promossa dal Partito Comunista Italiano (PCI) e dall’Unione Donne Italiane (UDI), con il supporto del Partito Socialista Italiano (PSI) e della rete di solidarietà delle cooperative e delle amministrazioni locali del Centro-Nord.

L’iniziativa prevedeva che migliaia di bambini, soprattutto orfani o figli di famiglie indigenti, venissero temporaneamente accolti da famiglie di operai e contadini del Centro-Nord. I bambini provenivano dalle zone più colpite dalla guerra: Napoli, Bari, Foggia, Roma, Caserta e altre città del Sud.

Venivano individuati con il supporto delle sezioni locali dell’UDI e del PCI per poi partire su treni speciali, spesso in condizioni precarie, diretti verso il Centro-Nord. Ad accompagnarli c’erano volontari, assistenti e rappresentanti delle organizzazioni coinvolte.

Le famiglie ospitanti erano spesso operai, contadini o esponenti del movimento socialista e comunista, che accoglievano i bambini come fossero figli loro. Ai bambini veniva garantita alimentazione adeguata, cure mediche e istruzione con l’obiettivo di sottrarli alla miseria e consentire loro una crescita più serena in un ambiente accogliente.

Dopo mesi o anni, molti bambini rientrarono nelle loro città d’origine. Tuttavia, non tutti vollero o poterono tornare e alcuni furono adottati dalle famiglie ospitanti.

L’iniziativa, promossa dal PCI, fu osteggiata dalla Chiesa e dalla Democrazia Cristiana, che la vedevano come un tentativo dei comunisti di “indottrinare” i bambini. In realtà l’iniziativa rappresentò una straordinaria esperienza di unità nazionale e di mutuo soccorso tra italiani di diverse regioni. Molti bambini di allora hanno raccontato nei decenni successivi il forte legame creatosi con le famiglie ospitanti, parlando di un’esperienza che ha segnato le loro vite.

L’esperienza dei “Treni della Felicità” rimane una delle più grandi operazioni di solidarietà della storia italiana.
Molti degli ex bambini coinvolti hanno mantenuto rapporti con le famiglie adottive per tutta la vita, e alcuni sono rimasti a vivere nelle regioni che li avevano accolti.

Negli ultimi anni, questa vicenda è stata riscoperta attraverso libri, documentari e interviste, come testimonianza della forza della solidarietà in tempi di crisi. Nel 2024 il Film “Il treno dei bambini” con Serena Rossi e Stefano Accorsi ha avuto importanti riconoscimenti nazionali ed internazionali.

Amerigo (Christian Cervone) in una scena del film “Il treno dei bambini” 2024



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