Episodio n. 53

Contesto storico
All’inizio del Cinquecento, Roma non era soltanto la capitale spirituale del mondo cattolico ma era anche uno dei principali centri politici, culturali ed economici dell’Europa. Il papato si trovava in un momento di grande splendore materiale ma anche di crescenti tensioni religiose. Era l’epoca del Rinascimento, dei grandi mecenati e degli artisti immortali, ma anche dei contrasti tra riformatori e conservatori, dei primi sussulti della Riforma protestante.

In questo scenario complesso si inserisce Giovanni de’ Medici, salito al soglio pontificio nel 1513 con il nome di Papa Leone X. Figlio di Lorenzo il Magnifico, era cresciuto a Firenze in un ambiente dove cultura classica, arte e diplomazia si fondevano. Non fu un papa riformatore, né un uomo di Chiesa particolarmente austero: era invece un raffinato umanista, amante del lusso, del teatro, della musica e delle feste sontuose.
Il suo pontificato (1513–1521) coincise con una fase di trasformazione del papato in senso sempre più temporale. Leone X non esitò a vendere indulgenze per finanziare la costruzione di San Pietro, pratica che contribuì allo sdegno di Martin Lutero e alla nascita della Riforma. Ma al tempo stesso, sotto il suo pontificato, Roma si popolò di opere d’arte, spettacoli pubblici, scambi diplomatici ed episodi a dir poco bizzarri. Uno dei più straordinari riguarda un elefante, dono diplomatico ricevuto dal re del Portogallo…
L’Evento
Nel 1514, un’imponente delegazione portoghese arrivò a Roma, portando con sé un dono fuori dal comune: un elefante indiano di nome “Hanno o Annone“. L’animale, simbolo esotico di potere e meraviglia, era un regalo del re Manuele I del Portogallo a Papa Leone X, nell’ambito di una strategia diplomatica per rafforzare i legami con la Santa Sede e ottenere favori politici e commerciali.

Annone fu accolto trionfalmente: il suo ingresso a Roma fu un evento spettacolare, con una folla entusiasta, trombe e stendardi. Leone X, affascinato dall’animale, gli fece costruire una stalla sontuosa nei pressi del Belvedere Vaticano. L’elefante divenne ben presto una celebrità: partecipava alle processioni, si inginocchiava davanti al papa, e pare addirittura che fosse stato addestrato a spruzzare acqua benedetta sulla folla durante certe celebrazioni.
Ma la storia prese una piega malinconica. Dopo appena due anni, nel 1516, Annone si ammalò gravemente, probabilmente a causa di un’intossicazione alimentare (forse dovuta all’oro o agli unguenti con cui veniva spesso cosparso per abbellirlo). Leone X fu così colpito dalla morte del suo elefante da commissionare al suo medico personale una dissezione e un’autopsia, cosa rarissima per un animale all’epoca.
Scrittori e cronisti dell’epoca, come Paolo Giovio, ne parlarono a lungo. Ma ciò che resta più sorprendente è il monumento commemorativo che il papa fece erigere in onore dell’animale: un epitaffio in latino, ricco di affetto e ironia, in cui si celebrava la fedeltà e la maestosità dell’elefante venuto dall’Oriente.

La storia di Papa Leone X e del suo elefante Annone sembra uscita da un racconto fantastico, eppure è reale. Racconta di un tempo in cui il potere si mostrava anche attraverso il meraviglioso e l’insolito e in cui l’esotico diventava parte della propaganda e del prestigio, ma racconta anche di un ponte tra culture lontane e del fascino per ciò che è diverso e che ancora oggi ci colpisce.



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