Episodio n. 54

Contesto storico
Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, nel settembre del 1939, la Polonia fu invasa simultaneamente da due potenze: la Germania nazista da ovest e l’Unione Sovietica da est. L’aggressione fu frutto del patto Molotov-Ribbentrop, un accordo segreto tra Hitler e Stalin per spartirsi l’Europa orientale. Mentre la Germania deportava ed eliminava gli oppositori e le minoranze, l’URSS imprigionò oltre un milione e mezzo di cittadini polacchi, deportandoli nei gulag siberiani o nelle steppe del Kazakistan.

Nel 1941, dopo l’invasione tedesca dell’Unione Sovietica, i sovietici si trovarono improvvisamente dalla parte degli Alleati. Questo cambio di fronte portò alla firma di un accordo con il governo polacco in esilio, che prevedeva l’amnistia per i prigionieri polacchi e la possibilità di costituire un esercito polacco libero sul territorio sovietico.

Nacque così l’ Armata di Anders – dal nome del generale Władysław Anders – composta da ex prigionieri e internati. Ma l’Unione Sovietica offrì scarso supporto, così nel 1942 l’armata fu evacuata in Iran e poi, attraverso l’Iraq e la Palestina, raggiunse l’Italia per combattere al fianco degli inglesi contro le forze tedesche. In quel tragitto tormentato, pieno di miseria e speranza, un incontro casuale con un cucciolo d’orso cambiò per sempre il volto – e il cuore – del II Corpo polacco.
L’Evento
Nel 1942, nei pressi di Hamadan, in Iran, alcuni soldati polacchi acquistarono da un ragazzo locale un cucciolo d’orso siriano rimasto orfano. Il piccolo animale, ancora incapace di nutrirsi da solo, fu allattato con latte condensato e curato come un fratello minore. Lo battezzarono Wojtek, diminutivo affettuoso di Wojciech, che in polacco significa “colui che è felice mentre combatte“. Il cucciolo crebbe tra i soldati: giocava con loro, dormiva nelle tende, imparava a salire sui camion, beveva birra (che amava particolarmente) e si divertiva a imitare i comportamenti dei compagni, masticando sigarette e salutando con la zampa.

Quando, nel 1944, l’unità si preparò a partire per l’Italia, si presentò un problema: gli animali non potevano essere imbarcati sulle navi militari. La soluzione fu sorprendente: Wojtek fu ufficialmente arruolato come soldato del 22º Compagnia di Rifornimenti Artiglieria, con tanto di numero di matricola, libretto e grado. A Montecassino, durante una delle battaglie più dure e simboliche della campagna d’Italia, Wojtek divenne leggenda: trasportava casse di munizioni da 25 kg sulle spalle, aiutando i soldati sotto il fuoco nemico, senza mai lasciar cadere una sola cassa.

L’episodio impressionò tanto i vertici militari che il simbolo dell’unità fu modificato: divenne un orso che trasporta un proiettile, emblema ancora oggi presente in alcuni memoriali.
Dopo la guerra, i soldati polacchi, privati della possibilità di tornare in patria (ormai sotto controllo sovietico), furono accolti in Scozia. Anche Wojtek fu trasferito lì, e visse nel giardino zoologico di Edimburgo fino al 1963, ricevendo spesso visite dai suoi vecchi compagni d’armi. Quando li riconosceva, si metteva in piedi e agitava le zampe come ai tempi della guerra. Alla sua morte, la notizia fece il giro del mondo, e negli anni seguenti furono eretti numerosi monumenti in suo onore: il più noto si trova a Edimburgo, ma anche in Polonia e nel Regno Unito ci sono statue e targhe commemorative.

Nel 2015, anche Cassino, teatro della battaglia in cui Wojtek combatté, ha voluto onorare la sua memoria con una statua in marmo in Piazza XV Febbraio, ai piedi dello storico colle di Montecassino, segno di una gratitudine che travalica il tempo e le frontiere.

Oggi, la storia dell’orso Wojtek è diventata un simbolo di umanità nella disumanità della guerra: un legame tra uomo e animale nato tra le macerie, fatto di affetto, fiducia e coraggio. Wojtek non fu solo una mascotte, ma un vero compagno d’armi, ricordato come “il soldato che non sapeva parlare, ma capiva tutto”.


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