Episodio n. 55

Contesto storico
All’inizio del XVI secolo, il mondo stava cambiando a una velocità senza precedenti. Il 1492 aveva segnato una svolta epocale: la scoperta dell’America aveva acceso la miccia di un secolo dominato dalle grandi esplorazioni marittime. L’Europa, e in particolare le potenze iberiche, Spagna e Portogallo, si lanciarono in una corsa globale per scoprire, conquistare e controllare territori sconosciuti, animati tanto dal desiderio di arricchimento quanto da quello di evangelizzazione.

La posta in gioco era altissima. Spezie, oro, schiavi, nuovi mercati e prestigio dinastico erano le ricompense promesse ai regni che avessero avuto il coraggio (e le risorse) per guardare oltre l’orizzonte. Per evitare un conflitto aperto, i due principali attori del tempo firmarono nel 1494 il Trattato di Tordesillas, che tracciava una linea immaginaria lungo il globo, dividendo il mondo tra le sfere d’influenza spagnola (a ovest) e portoghese (a est). Tuttavia, man mano che le conoscenze geografiche aumentavano, quella linea si faceva sempre più ambigua, soprattutto nell’area dell’Asia sudorientale, dove entrambi i regni rivendicavano diritti di controllo.

La Spagna, sotto il regno dell’imperatore Carlo V, si trovava al centro di un impero vastissimo, che abbracciava buona parte dell’Europa, le Americhe e proiettava la sua influenza anche verso l’Asia. Ma i portoghesi, con la loro precoce penetrazione nell’Oceano Indiano e il controllo delle Isole delle Spezie (Molucche), sembravano in netto vantaggio. Fu proprio per cercare un varco alternativo verso le ricchezze orientali che nacque l’idea di circumnavigare l’America.

Nel 1519, Ferdinando Magellano, portoghese al servizio della Spagna, partì da Siviglia con l’obiettivo di raggiungere l’Asia navigando verso ovest. La sua fu un’impresa titanica e tragica: nel 1521 arrivò nell’arcipelago delle Visayas, dove trovò alleanze ma anche ostilità. Venne ucciso in un conflitto con il capo locale Lapu-Lapu sull’isola di Mactan. Tuttavia, la sua spedizione riuscì comunque a completare il primo giro del mondo, provando definitivamente la rotondità del globo e l’esistenza di un passaggio navigabile tra l’Atlantico e il Pacifico.
Dopo la morte di Magellano, la Spagna non dimenticò quelle isole. Ma ci volle oltre un ventennio prima che tentasse di prenderne realmente possesso. Perché? Perché nel frattempo doveva consolidare le sue colonie in America, combattere guerre europee e affrontare il crescente dissenso religioso (la Riforma protestante era alle porte). Solo negli anni ’40 del Cinquecento, quando la situazione interna si fece più stabile, la Corona poté guardare di nuovo a Oriente.

L’Evento
Nel 1542, Carlo V decise di inviare una nuova spedizione nelle isole scoperte da Magellano, con il compito esplicito di stabilire una colonia, rafforzare la presenza spagnola e impedire l’avanzata portoghese. Al comando fu scelto Ruy López de Villalobos, un navigatore originario di Salamanca, noto per la sua abilità marittima e per la lealtà dimostrata alla Corona. La sua spedizione partì da Navidad, in Nuova Spagna (l’odierno Messico), con sei navi e circa 400 uomini tra marinai, soldati e missionari.

La traversata del Pacifico fu lunga e difficile. La flotta fu costretta a combattere fame, scorbuto, tempeste e dissensi interni. Dopo mesi in mare, nel febbraio del 1543 Villalobos approdò sulle isole di Leyte e Samar. Fu lì che, in un atto tanto simbolico quanto politico, battezzò quelle terre con il nome di “Las Islas Filipinas”, in onore del principe Filippo d’Asburgo, figlio di Carlo V, allora diciassettenne e destinato a diventare Filippo II di Spagna.
Dare un nome non era un gesto neutro: significava rivendicare un diritto, imprimere l’identità dell’impero su una terra lontana. E benché Villalobos non riuscì a fondare un insediamento stabile, le difficoltà logistiche e la resistenza locale lo costrinsero alla ritirata, il nome da lui scelto rimase. Morì prigioniero a Maluku nel 1546.

Negli anni successivi, grazie all’azione di un altro conquistatore, Miguel López de Legazpi, la Spagna riuscì infine a colonizzare stabilmente l’arcipelago. Nel 1565 Legazpi fondò la prima città spagnola, Cebu, e nel 1571 Manila, che sarebbe divenuta la capitale. A quel punto, “Filippine” era ormai il nome ufficiale usato in tutti i documenti, in omaggio a quel giovane sovrano che, divenuto re, avrebbe retto uno degli imperi più vasti della storia.
Il nome “Filippine”, dunque, non è solo un’etichetta geografica: è la memoria viva di un’epoca di viaggi rischiosi, di ambizioni imperiali e di scontri tra culture. È anche un promemoria delle origini coloniali del paese, che oggi si riflette in una complessa identità nazionale, forgiata dall’incontro, e dallo scontro, tra mondo indigeno, potere europeo e influenze asiatiche.



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