“Monarchia o Repubblica”

Episodio n. 56

Contesto storico

Come tutti sappiamo, il 2 giugno 1946 si tenne il referendum istituzionale con cui gli italiani furono chiamati a scegliere tra Monarchia e Repubblica, subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e la caduta del fascismo.

Con una partecipazione al voto altissima (quasi il 90% degli aventi diritto), vinse la Repubblica con circa il 54% dei voti. Di conseguenza, il re Umberto II di Savoia fu esiliato e nacque ufficialmente la Repubblica Italiana.

È una delle feste civili più importanti del calendario italiano. Fu istituita ufficialmente nel 1949, ma venne sospesa come festa nazionale dal 1977 al 2000 (per motivi economici) e poi ripristinata.

Umberto II nel 1944

Ma come si arrivò alle decisione di rimettere agli Italiani la scelta tra Monarchia e Repubblica?

Dopo vent’anni di dittatura e una guerra disastrosa, la Monarchia è delegittimata: Vittorio Emanuele III è visto da molti come corresponsabile del fascismo e della guerra. Per cercare di salvare la dinastia, il re abdica in favore del figlio Umberto II nel maggio 1946.Il Paese, guidato da un governo di unità nazionale con i principali partiti (DC, PCI, PSI, PLI), decide quindi di rimettere al popolo la scelta tra Monarchia e Repubblica.

Per la prima volta votano anche le donne e oltre al referendum istituzionale, si elegge anche l’Assemblea Costituente, che avrà il compito di redigere la nuova Costituzione repubblicana. La vittoria della Repubblica segna la nascita di una nuova Italia, fondata sui valori della libertà, democrazia e sovranità popolare.

L’Evento

Molto interessante soffermarsi sulla questione del voto. Abbiamo detto che la platea dei votanti aumentò sensibilmente grazie al diritto di voto esteso per la prima volta anche alle donne, ma essenziale è capire come questa grande affluenza (oltre 90%) si sia poi distribuita sul territorio nella scelta tra Monarchia e Repubblica.

Al Sud Italia ci fu una netta prevalenza di voti a favore della Monarchia nel referendum del 2 giugno 1946. I dati parlano chiaro: Nord e Centro Italia votarono in maggioranza per la Repubblica, Sud e Isole votarono in maggioranza per la Monarchia. Ecco qualche dato indicativo (approssimato):

Regione Percentuale Monarchia
Campania circa 77%
Puglia circa 76%
Sicilia circa 82%
Calabria circa 76%
Lazio (esclusa Roma) circa 60%

Al contrario, in regioni come Emilia-Romagna, Toscana, Lombardia, Liguria e Piemonte, la Repubblica ottenne percentuali molto alte (anche oltre il 65-70%).

Perché il Sud votò Monarchia? Ci sono diverse spiegazioni storiche e culturali:

Forte attaccamento alla figura del re: nel Meridione il Re era percepito da molti come simbolo di stabilità e di unità nazionale, anche grazie alla propaganda monarchica.

Minore influenza dei partiti repubblicani: come il Partito Comunista e il Partito d’Azione, molto forti al Nord ma con scarso radicamento al Sud.

Peso della Chiesa: in molte aree del Sud la Chiesa cattolica, più vicina alla Monarchia che ai partiti repubblicani o laici, ebbe un’influenza decisiva.

Meno partecipazione alla Resistenza: al Nord la guerra partigiana contro i fascisti e i nazisti aveva alimentato l’idea repubblicana come rottura con il passato. Questo spirito era molto meno diffuso nel Meridione.

Risultato finale del referendum:
Repubblica: 12.718.641 voti (54,3%) – Monarchia: 10.718.502 voti (45,7%)

Malgrado il Sud avesse votato in maggioranza per la Monarchia, vinse la Repubblica grazie all’ampio consenso ottenuto al Nord. Questa spaccatura emersa nel 1946 tra un Nord “repubblicano e resistenziale” e un Sud “monarchico e conservatore” non si esaurì col voto, ma fu una delle sfide centrali della costruzione dell’Italia repubblicana: unire un Paese ancora segnato da disuguaglianze storiche, culturali e politiche.

Tutto ciò quindi portò a differenza sostanziali in termini di stabilità dell’assetto istituzionale. Il nuovo Stato repubblicano dovette ricostruire la fiducia nazionale, ma con un Paese diviso nella memoria e nei valori fondanti. L’identità repubblicana nacque più forte al Nord, mentre al Sud rimase per anni più debole o conflittuale. Le istituzioni centrali cercarono di bilanciare questa divisione:

La capitale restò Roma (in posizione mediana tra Nord e Sud). Le figure meridionali ebbero ruoli di primo piano nei governi De Gasperi, infatti la DC (Democrazia Cristiana), partito dominante, seppe unire voti del Nord e del Sud puntando su valori cattolici comuni, ma spesso accontentando clientele e interessi locali, specialmente nel Mezzogiorno.

Le fratture territoriali si tradussero anche in divari economici, acuiti negli anni ’50-’60 e affrontati poi con la Cassa per il Mezzogiorno con fortune alterne che hanno poi sostanzialmente lasciato irrisolto il problema annoso del divario Nord-Sud del nostro paese.

Si chiamava Anna Iberti, e il suo è il volto della Repubblica Italiana. Giovane 24enne, la storica foto scattata da Federico Patellani che la immortala è stata pubblicata sulla prima pagina del Corriere della Sera il 6 giugno 1946 con il titolo “Rinasce l’Italia”.


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