“La sconfitta di Dogali”

Episodio n. 57

Contesto storico

La battaglia di Dogali, avvenuta il 26 gennaio 1887, rappresenta una delle pagine più drammatiche della storia coloniale italiana. Si inserisce nel contesto delle prime ambizioni imperialiste del neonato Regno d’Italia, desideroso di affermarsi tra le potenze europee tramite l’acquisizione di territori in Africa, in particolare nel Corno d’Africa.

Negli anni Ottanta dell’Ottocento, l’Italia, unificata da appena due decenni, cercava legittimazione internazionale. Le potenze europee si stavano spartendo l’Africa (Conferenza di Berlino, 1884-85), e l’Italia guardava alla zona del Mar Rosso, in particolare all’odierna Eritrea, come possibile sbocco coloniale.

Giovanni IV d’Etiopia

Nel 1885, sfruttando il vuoto di potere lasciato dal ritiro degli egiziani dopo la ribellione mahdista in Sudan, l’Italia occupò la città costiera di Massaua, con il tacito consenso britannico. Tuttavia, questa espansione si scontrò con le rivendicazioni del potente Impero Etiope, guidato in quel momento da Negus Giovanni IV.

A differenza di molti altri territori africani, l’Etiopia possedeva una tradizione imperiale consolidata, con un’aristocrazia guerriera, una religione cristiano-copta profondamente radicata e un’organizzazione politica efficiente. Il Negus Giovanni IV cercava di mantenere un fragile equilibrio fra i diversi potentati regionali e le minacce esterne. Era ben consapevole che l’infiltrazione europea avrebbe portato prima alla colonizzazione economica, poi a quella territoriale.

L’Etiopia del tempo era una pedina e insieme un attore nella grande scacchiera africana: intratteneva relazioni diplomatiche con la Francia, il Regno Unito e l’Italia, ma cercava di giocare di sponda, facendo leva sui contrasti fra europei. L’episodio di Dogali, da questo punto di vista, fu un chiaro messaggio: l’Etiopia non avrebbe tollerato invasioni mascherate da “protezione” o “presenza civile”. E non era disposta a cedere senza combattere.

Alula Engida nel 1887

La tensione crebbe quando il governatore italiano di Massaua, general Carlo Genè, ordinò alle truppe italiane di avanzare verso l’entroterra, in direzione di Saati, per costruire una fortezza. Questa mossa fu interpretata come un’aggressione dai ras etiopi, in particolare dal ras Alula Engida, governatore della provincia del Tigrè, fedele al Negus.

Il 25 gennaio 1887, una guarnigione italiana a Saati fu assalita da forze etiopi. Per soccorrerla, fu inviata da Massaua una colonna di 548 uomini, in gran parte bersaglieri, comandati dal tenente colonnello Tommaso De Cristoforis.

L’Evento

La battaglia si svolse presso il passo di Dogali, tra Massaua e Saati, in un terreno brullo e sassoso, privo di coperture, sotto il sole cocente. Il 26 gennaio, la colonna italiana fu intercettata da circa 10.000-12.000 soldati etiopi guidati da ras Alula. Nonostante l’enorme inferiorità numerica, gli italiani combatterono con determinazione. Si trincerarono e resistettero per ore, ma la mancanza di rinforzi, l’esaurimento delle munizioni e il logoramento fisico ebbero il sopravvento.

Al tramonto, la resistenza fu spezzata e De Cristoforis morì combattendo con la sciabola in pugno. Solo pochi soldati riuscirono a fuggire; la maggior parte fu uccisa. Da parte italiana vi furono 430 morti di cui 23 ufficiali, mentre gli etiopi ebbero poco più di un migliaio di morti. L’ultimo superstite italiano della battaglia, Luigi Zoli, morì nel gennaio 1956 a Forlì.

Luigi Zoli, invalido di guerra, decorato con la medaglia d’argento al valore militare.

La notizia della disfatta colpì duramente l’opinione pubblica italiana, ancora poco abituata alle guerre coloniali. La battaglia fu percepita come un’umiliazione nazionale. Tuttavia, anziché scoraggiare l’espansione, alimentò lo spirito revanscista e nazionalista.

Il governo Depretis, già vacillante, cadde. Fu sostituito da Francesco Crispi, convinto assertore dell’espansionismo coloniale. La reazione italiana fu quella di rafforzare la presenza militare nel Mar Rosso e iniziare una vera e propria colonizzazione dell’Eritrea, che si concretizzerà negli anni successivi

Il Tenente Colonnello Tommaso De Cristoforis

La battaglia di Dogali divenne un simbolo di eroismo e sacrificio. I caduti furono celebrati come martiri della patria. Il re Umberto I fece costruire un monumento commemorativo a Roma, in Piazza dei Cinquecento (nome dato proprio in loro onore). In epoca fascista, Dogali fu nuovamente esaltata come episodio di gloria coloniale, anche se in realtà rappresentava una sconfitta militare.

Dogali fu un punto di svolta nella storia coloniale italiana: segnò la fine delle illusioni di un’espansione “indolore” e inaugurò una stagione di conflitti e compromessi con le potenze africane, in particolare con l’Etiopia. La battaglia rivelò anche l’impreparazione militare e la sottovalutazione dell’avversario da parte italiana, un errore che si ripeterà nel 1896 con la disfatta di Adua.

La Battaglia di Dogali, rappresentata in un dipinto di Michele Cammarano

In definitiva, Dogali è una ferita che ha lasciato una cicatrice indelebile nella memoria storica italiana, e al tempo stesso una testimonianza della forza e della volontà africana di autodeterminarsi, ben prima della decolonizzazione del XX secolo.




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