“Il record imbattibile di Latina”

Episodio n. 59

Operai e idrovore nella fase di bonifica delle paludi pontine

Contesto storico

Negli anni Trenta del Novecento, l’Italia viveva sotto la stretta del regime fascista. Benito Mussolini, alla guida del paese dal 1922, aveva avviato un ambizioso piano di trasformazione dell’Italia: non solo sul piano politico, ma anche territoriale, agricolo e simbolico. In questo contesto, la bonifica delle paludi pontine, un’area paludosa e malarica situata a sud di Roma, assunse un significato che andava ben oltre la mera opera di ingegneria idraulica: si trattava di un’epica “redenzione della terra” in chiave patriottica, una vera battaglia della modernità contro la natura ostile, che avrebbe dovuto simboleggiare la forza ordinatrice dello Stato fascista.

Vedute delle estese aree paludose prima dei lavori, con lo sfondo del Monte Circeo

Le paludi pontine, che si estendevano per oltre 80.000 ettari, erano state nel mirino di vari governi sin dal periodo romano, ma ogni tentativo di bonifica era fallito o era stato parziale. Solo sotto il fascismo, con un impiego massiccio di risorse tecniche e umane, si riuscì a completare l’opera in pochi anni. Il progetto fu affidato all’Opera Nazionale Combattenti (ONC), e nel 1926 si pose mano alla bonifica integrale, cioè una trasformazione radicale e permanente del territorio, attraverso canali, idrovore, strade e infrastrutture agricole.

Il progetto, tuttavia, aveva anche una forte valenza ideologica e propagandistica. Le terre in questione venivano popolate con coloni provenienti da diverse regioni d’Italia, in particolare dal Veneto, dal Friuli e dall’Emilia Romagna, ritenuti etnicamente e culturalmente “idonei” al modello agricolo del regime. Si voleva così creare un’Italia rurale e produttiva, disciplinata e fedele al Duce, costruendo città ex novo che incarnassero l’ordine e la modernità del fascismo.

Cisterna, coloni in arrivo dal nord Italia nel 1934.

L’Evento

La città di Latina fu fondata ufficialmente il 18 dicembre 1932, con il nome originario di Littoria, in onore dei “fasci littori”, simbolo del potere fascista. La cerimonia fu grandiosa: Mussolini in persona vi partecipò, piantando simbolicamente un albero del fascismo e celebrando la vittoria dello Stato sulla natura ostile.

Inaugurazione della città, 1932.

In realtà, la costruzione della città fu rapidissima: i lavori erano iniziati solo un anno prima, nel 1931, e furono portati avanti con efficienza impressionante, grazie all’organizzazione dell’ONC, all’impiego di migliaia di operai (molti dei quali vivevano in condizioni durissime) e all’utilizzo sistematico dell’architettura razionalista, che prediligeva linee semplici, spazi aperti e monumentalità sobria. Littoria infatti, fu concepita non solo come centro agricolo, ma come modello urbanistico fascista: la piazza centrale, il palazzo del podestà, la torre civica, la casa del fascio e la chiesa erano tutti pensati per rappresentare l’ideologia del regime. Ogni edificio aveva una funzione simbolica, ogni asse viario un significato. La città doveva essere al tempo stesso produttiva e disciplinata, efficiente e gerarchica.

Fondata nel 1917 per assistere i reduci della Grande Guerra, l’ONC fu trasformata sotto il fascismo in un potente ente di colonizzazione agraria e bonifica. L’ONC fu commissariata dal governo e incaricata direttamente della gestione tecnica, logistica e finanziaria della bonifica integrale. Non si occupava solo dei lavori, ma anche dell’insediamento dei coloni, della costruzione delle infrastrutture e persino dell’arredamento delle abitazioni.

Arrigo Serpieri

Insomma, un modello “chiavi in mano”. L’ ONC progettava, costruiva e consegnava tutto il necessario per abitare e lavorare: strade, case coloniche, scuole, chiese, aziende agricole, città. Il Direttore generale ONC per Littoria era Arrigo Serpieri, agronomo e alto funzionario, fu una figura di spicco nella progettazione e nella realizzazione del progetto.

Con la caduta del fascismo e la fine della Seconda Guerra Mondiale, la città cambiò nome nel 1946, assumendo quello attuale: Latina, in riferimento alla regione storica del Latium. Ma non cambiò la sua identità urbanistica, che rimane ancora oggi un esempio di città pianificata in epoca contemporanea, con un’impronta architettonica nitidamente riconoscibile.

Spazi pubblici e architettura razionalista di Littoria, tra cui Piazza XXVIII Ottobre vista dalla Torre civica

Vorrei comunque dare un dettaglio più preciso dei tempi e dei modi in cui Latina fu costruita: Data di inizio lavori urbanistici: gennaio 1932 – Data di inaugurazione ufficiale: 18 dicembre 1932!!! Totale giorni di realizzazione: 296 giorni (meno di 10 mesi effettivi)

Questo dato è stato più volte usato dal regime come strumento di propaganda per dimostrare l’efficienza organizzativa dello Stato fascista. Mussolini parlò di “una città nata in un soffio”, e la stampa del tempo celebrò l’impresa come una “sfida vinta contro il tempo e la natura”.
Il numero di operai impiegati per la costruzione della città e le opere di bonifica fu di circa 18.000 uomini, di questi circa 10.000 erano addetti ai lavori idraulici e agricoli (canali, idrovore, sistemazione del terreno), circa 4.000 erano manovali, muratori e carpentieri per l’edificazione del centro urbano, mentre il restante era suddiviso tra logistica, tecnici, ingegneri, geometri, sorveglianti e personale ONC.

Strumenti utilizzati per le bonifiche nella pianura pontina

L’impresa richiese ovviamente anche uno straordinario apparato tecnico-logistico: Idrovore a motore e a vapore, installate per svuotare milioni di metri cubi d’acqua stagnante; Macchine escavatrici e draghe per la creazione di oltre 1.000 km di canali tra principali e secondari; Camion e trattori cingolati, importati in gran parte dagli Stati Uniti e dalla Germania; Binari mobili e vagoncini Decauville per trasportare materiali in zone paludose; Casseformi prefabbricate usate per velocizzare la costruzione degli edifici pubblici, secondo lo stile razionalista.

Un podere rurale sorto immediatamente dopo il prosciugamento, simbolo della rinascita agricola

In questo straordinario progetto Mussolini non fu un semplice spettatore, ma un promotore diretto del progetto. Aveva compreso l’altissimo valore propagandistico della bonifica: redimere le paludi, creare città dal nulla, fornire terra ai contadini del nord, e allo stesso tempo rafforzare il consenso del regime. Il progetto si inseriva nel più ampio piano del ruralismo fascista, secondo cui l’Italia doveva rigenerarsi tornando alla terra, con una popolazione rurale forte, disciplinata e fedele al Duce.

La Torre Littoria a piazza del Popolo, Latina


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