Episodio n. 63

Contesto storico
Il Bunker del Monte Soratte è uno di quei luoghi sospesi tra la storia militare, l’archeologia del potere e la memoria recente del Novecento. Siamo alla vigilia della Seconda guerra mondiale. L’Italia fascista, guidata da Benito Mussolini, dopo aver intrapreso un processo di militarizzazione del Paese e stretto l’alleanza con la Germania nazista (l’Asse Roma-Berlino), inizia a prepararsi a un possibile coinvolgimento diretto nel conflitto.
In questo clima carico di tensioni, tra il 1937 e il 1943, il Regio Esercito Italiano avvia la realizzazione di una serie di strutture segrete e fortificate su tutto il territorio nazionale. Una di queste è proprio il bunker del Monte Soratte, situato a circa 50 km a nord di Roma, nei pressi di Sant’Oreste, in una posizione strategica per controllare l’accesso alla Capitale.

Il monte, già noto sin dall’antichità per la sua imponenza e le cavità naturali, viene scelto per ospitare un sistema ipogeo in grado di fungere da rifugio antiaereo per lo Stato Maggiore dell’Esercito. Siamo in piena epoca fascista, dove tutto doveva essere monumentale, nascosto e “impenetrabile”, in linea con il culto dell’inviolabilità del potere.

Dopo l’8 settembre 1943, con l’occupazione tedesca del centro Italia, il bunker assumerà un ruolo ancora più drammatico: sarà la sede del quartier generale delle truppe tedesche del feldmaresciallo Albert Kesselring, comandante delle forze tedesche in Italia. Qui verranno pianificate molte delle operazioni militari contro la Resistenza e contro l’avanzata alleata da sud.
L’Evento
Il complesso si estende per oltre 4 chilometri di gallerie scavate nel cuore della montagna. Si tratta di un’opera di straordinaria ingegneria militare, realizzata principalmente a mano, con picconi e dinamite, da operai e militari italiani. Le gallerie sono interconnesse tra loro da una struttura a “maglia” e raggiungono profondità fino a 300 metri sotto la cima del monte.

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, durante gli anni della Guerra Fredda, il bunker fu potenziato per resistere a eventuali attacchi nucleari. Dal 1967 al 1989, il sito venne infatti adattato dalla NATO e dal Ministero della Difesa italiano come bunker antiatomico per proteggere il governo in caso di conflitto nucleare. Si ipotizzava potesse ospitare fino a 100 personalità del Governo, con un’autonomia stimata di 90 giorni.

Già all’epoca tedesca, ma soprattutto con gli adattamenti post-bellici, vennero installati filtri anti-gas e sistemi di ventilazione avanzati, in grado di resistere anche ad attacchi chimici e batteriologici. La struttura prevedeva ambienti separati per comando, telecomunicazioni, dormitori, cucine, depositi viveri, magazzini militari e stanze di decontaminazione. Ogni settore poteva essere isolato in caso di attacco o contaminazione. Il sito sfrutta la naturale conformazione calcarea del Soratte, che agisce da scudo naturale. Inoltre, alcune gallerie erano state rinforzate con cemento armato spesso oltre 2 metri.

Esistono vari ingressi distribuiti su versanti diversi del monte, camuffati nella vegetazione o nei ruderi agricoli per sfuggire a eventuali ricognizioni aeree. Alcuni di questi accessi sono ancora oggi visitabili. Una delle gallerie principali era destinata ad uso sanitario, con una piccola sala chirurgica d’emergenza, infermeria e impianto per la sterilizzazione degli strumenti.

Oggi il Bunker del Monte Soratte è visitabile e costituisce un’importante testimonianza della storia militare del XX secolo. È anche un luogo simbolico della trasformazione della percezione del potere: da sede del comando occulto a patrimonio culturale e didattico. Visitandolo si attraversano le diverse stratificazioni della storia italiana: il fascismo, l’occupazione tedesca, la Guerra Fredda, fino ad arrivare alla contemporaneità, dove i segreti del passato diventano strumenti per capire il presente, un pò come l’obiettivo di questo blog!



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