Episodio n. 73

Contesto storico
Nel novembre del 1939, l’Europa era già sprofondata nel baratro della Seconda Guerra Mondiale, anche se il fronte occidentale viveva ancora una fase di apparente calma.
A est, invece, la guerra era già iniziata sul serio: l’Unione Sovietica di Stalin, dopo aver firmato il Patto Molotov–Ribbentrop con la Germania nazista, aveva occupato la Polonia e ora rivolgeva la sua attenzione alla Finlandia.

Il 30 novembre 1939, con un attacco improvviso, l’Armata Rossa invase il piccolo paese nordico, dando inizio alla cosiddetta Guerra d’Inverno. Stalin, convinto di poter vincere in pochi giorni, si trovò di fronte un popolo tenace, abituato al gelo e all’autosufficienza, che trasformò ogni casa, ogni foresta, ogni città in un avamposto di resistenza. La Finlandia aveva un esercito minuscolo e pochissimi mezzi pesanti.
Di fronte ai colossi d’acciaio sovietici, i carri armati T-26, i soldati finlandesi dovevano inventarsi qualcosa.
Fu in questo contesto che nacque una delle armi più semplici e, al tempo stesso, più iconiche della storia moderna: la bomba incendiaria artigianale, che il mondo avrebbe imparato a conoscere come “cocktail Molotov”.

L’evento
Il nome, che oggi evoca distruzione e guerriglia urbana, nacque da un gesto di puro sarcasmo.
Durante i primi giorni della guerra, la propaganda sovietica, guidata dal ministro degli Esteri Vjačeslav Molotov, il braccio destro di Stalin, trasmetteva via radio che gli aerei sovietici non stavano bombardando le città finlandesi, ma “lanciando cibo ai fratelli finnici affamati”.

I finlandesi, che vedevano piovere bombe sulle loro case, ribattezzarono sarcasticamente quegli ordigni “cesti di pane di Molotov” (Molotovin leipäkori).
Quando poi iniziarono a colpire i carri armati sovietici con bottiglie piene di benzina e pece infiammabile, decisero che quelle sarebbero state le “bevande di accompagnamento”.
Così nacque il nome: “Cocktail Molotov”.
Le prime versioni di queste armi erano semplici bottiglie di vetro riempite con una miscela di benzina, etanolo e catrame, sigillate con uno straccio imbevuto di carburante.
Il principio era elementare: si accendeva lo straccio, si lanciava la bottiglia, e all’impatto il liquido incendiario si espandeva e prendeva fuoco, bruciando le prese d’aria e i serbatoi dei carri armati. Il successo fu tale che lo stesso governo finlandese, attraverso l’azienda statale Alko (la distilleria nazionale di liquori), ne organizzò la produzione in serie.
Tra il 1939 e il 1940 furono fabbricate oltre 450.000 bottiglie incendiarie, con un’etichetta ufficiale che recitava ironicamente: “Cocktail speciali da servire caldi ai carri sovietici.”

Il loro impiego tattico fu devastante: i carristi sovietici, poco addestrati alle temperature polari e incapaci di manovrare nei boschi finlandesi, si ritrovarono intrappolati e bruciati vivi nei propri mezzi.
Il “cocktail” divenne il simbolo della resistenza di un popolo piccolo ma indomito contro una superpotenza.
Impatto e attualità
La Guerra d’Inverno si concluse nel marzo 1940 con la pace di Mosca: la Finlandia dovette cedere parte dei suoi territori, ma la sua indipendenza fu salva. Il prezzo fu altissimo, ma la vittoria morale fu evidente.
Il “cocktail Molotov” sopravvisse al conflitto e divenne, negli anni successivi, il simbolo universale della ribellione popolare: fu usato nelle guerre d’indipendenza, nelle rivolte contro i regimi autoritari, fino alle proteste urbane del XX e XXI secolo.
Un’arma povera, improvvisata, ma carica di significato: l’idea che anche un individuo, con ingegno e coraggio, possa colpire un gigante. La sua ironia originaria, trasformare in un brindisi sarcastico la menzogna di un ministro, resta forse la lezione più affascinante di questa storia, perché dietro ogni “cocktail Molotov” non c’è solo la rabbia, ma anche la lucidità di chi rifiuta di farsi annientare.

Fonti specifiche
- William Trotter, A Frozen Hell: The Russo-Finnish Winter War of 1939–1940, Algonquin Books, 1991
- Geoffrey Roberts, Stalin’s Wars: From World War to Cold War, Yale University Press, 2006
- Markku Jokisipilä, The Finnish Winter War 1939–1940, Finnish Historical Society, 2017
- Archivi fotografici del Museo Nazionale di Helsinki e del Finnish War Museum


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