Episodio n. 75

Contesto storico
Il 19 febbraio 1937, secondo il calendario gregoriano, corrispondente al 12 Yekatit nel calendario etiope, Addis Abeba fu teatro di uno dei massacri più brutali del colonialismo italiano.
Dopo l’attentato al viceré Rodolfo Graziani, compiuto da due giovani eritrei patrioti (Abrha Deboch e Moges Asgedom), le truppe italiane e le milizie fasciste reagirono con una rappresaglia spietata. Per tre giorni la capitale etiope fu devastata: case incendiate, migliaia di civili uccisi, chiese e monasteri saccheggiati. Il numero delle vittime varia secondo le fonti: gli storici etiopi parlano di oltre 30.000 morti, mentre stime più prudenti (Del Boca, 1996) si attestano intorno a 19.000. Ma al di là della cifra, la strage dello Yekatit 12 rappresenta un trauma collettivo indelebile per il popolo etiope, simbolo delle atrocità commesse dal regime fascista durante l’occupazione.

L’Etiopia, all’epoca, era stata invasa dall’Italia nel 1935 su ordine di Benito Mussolini, che cercava di costruire un impero coloniale africano, riscattando la sconfitta di Adua del 1896. Dopo una guerra durissima, condotta con armi chimiche proibite e bombardamenti sui civili, nel maggio 1936 il re Vittorio Emanuele III fu proclamato “Imperatore d’Etiopia”. L’Etiopia entrava così a far parte dell’Africa Orientale Italiana, insieme a Eritrea e Somalia.

L’attentato del 19 febbraio 1937, avvenuto durante una cerimonia pubblica al palazzo imperiale, offrì al regime il pretesto per colpire duramente la popolazione. Graziani ordinò l’immediata “epurazione” della capitale. Interi quartieri, come il quartiere di Addis Ketema e Debre Libanos, vennero rasi al suolo; monaci e intellettuali furono giustiziati senza processo. Il patriarca copto Abuna Petros, che si era opposto pubblicamente all’occupazione italiana, fu arrestato e fucilato pochi mesi dopo, divenendo uno dei martiri più venerati dell’Etiopia moderna.

L’evento e la memoria
Dopo la liberazione del Paese nel 1941, grazie all’intervento delle truppe britanniche e al ritorno in patria dell’imperatore Hailé Selassié, il 12 Yekatit divenne una data simbolo: il Giorno della Memoria dei Martiri dell’Occupazione Italiana.
Nel cuore di Addis Abeba, nella piazza Sidist Kilo, sorge oggi il Monumento dello Yekatit 12, inaugurato nel 1955 e progettato da architetti etiopi e italiani.
L’opera, alta oltre 20 metri, si erge come un obelisco moderno, decorato con bassorilievi che raffigurano scene della resistenza etiope e i volti delle vittime. Sulla sommità si trova una figura femminile che simboleggia la libertà e la rinascita dell’Etiopia dopo la tirannia.

Ogni anno, il 19 febbraio, ad Addis Abeba si tiene una solenne cerimonia in memoria dei caduti. Le autorità etiopi, diplomatici e cittadini si riuniscono per deporre corone di fiori e rinnovare la promessa che simili atrocità non si ripetano più.
Il monumento non è solo un simbolo nazionale, ma anche un monito universale contro la violenza coloniale.
Nella sua semplicità, rappresenta la capacità dell’Etiopia, unico Paese africano mai completamente colonizzato, di mantenere viva la propria identità e la propria memoria storica.
Conclusione

Il massacro dello Yekatit 12 non è solo una pagina dolorosa della storia etiope, ma anche un nodo irrisolto della memoria europea.
In un tempo in cui si riscopre il valore della memoria storica condivisa, questo episodio ricorda che la storia non è mai solo un racconto di vincitori o vinti: è un intreccio di popoli, di ferite e di riconciliazioni possibili.
La figura del monumento, alta e silenziosa nel cielo di Addis Abeba, resta lì a testimoniare che la giustizia, come la storia, non dimentica.
Fonti specifiche
- Angelo Del Boca, Italiani, brava gente?, Neri Pozza, 2005.
- Ian Campbell, The Addis Ababa Massacre: Italy’s National Shame, Hurst Publishers, 2017.
- Richard Pankhurst, The Ethiopians: A History, Blackwell, 2001.
- Alessandro Triulzi, L’Africa come invenzione: studi italiani e africani d’Etiopia, Napoli, 1986.
- Giorgio Rochat, Le guerre italiane 1935–1943, Einaudi, 2005.


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