“Dalle montagne d’Irpinia al mare di Bari: l’acqua che unisce.”

Episodio n. 77

Contesto storico

L’acqua è da sempre il filo invisibile che unisce i popoli e nell’Italia meridionale questo legame assume un significato profondo. Tutto inizia in Irpinia, tra i monti Terminio e Tuoro, dove sorgono le antiche fonti che diedero vita a una delle opere idrauliche più straordinarie della storia: l’Acquedotto Augusteo del Serino.

Siamo nel I secolo d.C. e Roma, nel pieno della sua potenza, decide di portare acqua pura fino a Neapolis e Pompei. L’ingegno tecnico dei costruttori romani realizza un acquedotto lungo oltre 100 chilometri, con ponti e gallerie che Vitruvio avrebbe definito mirabilis per constantiam et abundantiam aquarum. È la prima, grande vittoria dell’uomo sulla siccità del Sud.

Le sorgenti di Cassano Irpino

Quella stessa Irpinia tornerà protagonista diciotto secoli dopo.
Nel XIX secolo, la Puglia viveva ancora in una condizione drammatica: piogge scarse, suolo carsico, assenza di corsi d’acqua superficiali. “Una terra fertile e soleggiata, ma arida come un deserto”, annotò nel 1875 il geografo francese Élisée Reclus.
La situazione era tale che i paesi del Tavoliere e del Salento sopravvivevano grazie a pozzi e cisterne, spesso inquinate. Nel 1868, il deputato Stefano Jacini presentò un rapporto alla Camera dei Deputati in cui denunciava la miseria idrica del Mezzogiorno e proponeva una soluzione ambiziosa: portare in Puglia le acque delle sorgenti irpine del Sele.

Porteremo la vita dove oggi c’è solo sete. L’acqua unirà due terre d’Italia, e sarà la più grande vittoria dell’ingegno nazionale.” Ingegnere Camillo Rosalba, 1906

L’idea rimase nel cassetto per decenni, finché non fu ripresa da Camillo Rosalba, ingegnere visionario che nel 1902 presentò il progetto dell’Acquedotto Pugliese.
Lo Stato lo approvò nel 1906, in piena età giolittiana, segnando l’avvio di un cantiere immenso: 22.000 operai, 60 ingegneri, 244 km di condotte principali e un dislivello di soli 45 metri tra sorgente e mare.
Un’opera di ingegneria straordinaria per l’epoca, capace di sfidare l’Appennino e di dare acqua a una regione che non ne aveva mai avuta abbastanza.

ParametroDato Storico
OrigineSorgenti Sanità di Caposele (AV) – Fiume Sele
Lunghezza Canale Principale244 km
Dislivello complessivo45 m
Inclinazione media0,25–0,40‰
Tratti in galleria97 km
Tratti in trincea103 km
Ponti e sifoni15 km complessivi
Galleria Pavoncelli (valico Appenninico)12.750 m (primato europeo all’epoca)
Portata iniziale6,3 m³/s
Anno inaugurazione1915

L’evento

Il 24 aprile 1915, Bari si svegliò in festa.
Alle ore 11, nel giardino dell’Ateneo, il sindaco annunciò l’evento con un proclama: “Oggi, alle ore undici, nel giardino dell’Ateneo, l’acqua del Sele zampillerà per la prima volta. Bari celebra la sua vittoria sulla sete.
Corriere delle Puglie, 25 aprile 1915

Il sacco di Roma del 1527, dipinto di Johannes Lingelbach

Quel giorno, il getto inaugurale della Fontana Monumentale di Piazza Umberto I bagnò una folla commossa. Era la prova che il sogno di generazioni era diventato realtà.
Il re Vittorio Emanuele III, in visita poco tempo dopo, definì l’opera “una delle più grandi conquiste civili dell’Italia moderna”.

Da allora, l’Acquedotto Pugliese divenne un simbolo di progresso, di riscatto e di unità territoriale. L’acqua dell’Irpinia, attraversando montagne, valli e pianure, raccontava una nuova Italia: quella che sapeva collaborare, unire, costruire.
Le città pugliesi iniziarono a crescere, le campagne rifiorirono, e la salute pubblica migliorò in modo radicale. L’acqua era diventata libertà.

Eredità contemporanea

A più di un secolo di distanza, l’Acquedotto Pugliese (AQP) è ancora oggi il più grande sistema idrico d’Europa, con oltre 21.000 chilometri di rete e un complesso di dighe e condotte che serve più di quattro milioni di cittadini. Il suo cuore pulsante resta a Caposele, dove le sorgenti del Sele continuano a scaturire cristalline dalle viscere dell’Appennino.

Il vecchio Palazzo dell’Acquedotto Pugliese di Bari, capolavoro in stile romanico del 1932, è oggi sede del Museo dell’Acqua: archivi, fotografie e strumenti tecnici testimoniano un secolo di lotte, ingegno e speranza.

“L’acqua non conosce confini, ma li unisce. È la sola infrastruttura che lega le genti più della ferrovia e del telegrafo.” Giovanni Laterza, 1930

Bari – Palazzo dell’Acquedotto Pugliese

L’eredità dell’Acquedotto Pugliese è duplice.
Da un lato, rappresenta la forza della collaborazione interregionale, l’Irpinia che dona, la Puglia che riceve e restituisce valore economico e culturale. Dall’altro, incarna una lezione di sostenibilità ante litteram: un’opera nata non per sfruttare, ma per condividere una risorsa.
Oggi, mentre il mondo affronta la crisi idrica e climatica, quella visione ottocentesca suona sorprendentemente moderna.

L’acqua del Sele, come quella di Serino di duemila anni fa, continua a scorrere e continua a raccontare che l’Italia è più forte quando sa unire le sue sorgenti.

Fonti specifiche

  • Acquedotto Pugliese S.p.A. (AQP) .“La storia — Acquedotto Pugliese” (pagina ufficiale)
  • G. Libertini, B. Miccio, N. Leone, G. De Feo, “L’acquedotto augusteo del Serino nel contesto del sistema viario e delle centuriazioni del territorio attraversato e delle civitates servite”, Rassegna Storica dei Comuni, Anno XLI II (n.s.), n. 200-202, Gennaio-Giugno 2017.
  • G. Preziosi, “L’acquedotto di Serino nella storia del sistema idrico-campano” (PDF) — utile per il quadro storico delle sorgenti di Serino nel periodo romano.



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