“La campagna delle Aleutine: quando la guerra arrivò nelle nebbie dell’Alaska”

Episodio n. 78

Truppe americane esaminano uno Zero giapponese abbattuto presso l’Isola di Akutan

Contesto storico

La Seconda guerra mondiale è un mosaico sterminato di fronti, operazioni e storie. Alcune entrano nella memoria collettiva, altre restano sullo sfondo. E poi ci sono vicende che, pur non mutando il destino globale del conflitto, colpiscono profondamente gli individui e le comunità coinvolte. La campagna delle Aleutine è una di queste: un episodio remoto, spesso ignorato, ma carico di effetti umani e culturali profondissimi.

Isoroku Yamamoto

Le Aleutine sono una lunga catena di isole vulcaniche che collega l’Alaska alla Kamčatka. Nebbia quasi perenne, vento, rocce scure e mare in tempesta: un ambiente che sembra sospeso tra oceano e cielo. Da millenni queste isole sono la patria degli Unangax̂, popolo di pescatori e navigatori del grande nord.

Con il 1942, questo angolo remoto del mondo diventa improvvisamente strategico.
Dopo l’attacco a Pearl Harbor, il Giappone avanza rapidamente in tutto il Pacifico. L’ammiraglio Isoroku Yamamoto prepara la grande operazione che sfocerà nella battaglia di Midway, ma inserisce nel piano anche un’azione collaterale: colpire e occupare due isole delle Aleutine per proteggere il fianco settentrionale dell’Impero e creare un diversivo.

Per gli Stati Uniti è uno shock: non accadeva dal 1812 (guerra anglo-americana) che un nemico occupasse territorio americano. Eppure, accade proprio lì, nel margine del continente.

Donna Aleutina con il suo bambino (Isola di Attu, 1941).

L’evento: L’attacco a Dutch Harbor e l’invasione di Attu e Kiska

Il 3 e 4 giugno 1942 gli aerei giapponesi attaccano la base americana di Dutch Harbor, dando inizio alla cosiddetta “campagna delle Aleutine”.
Nel giro di due giorni, i giapponesi sbarcano e occupano Attu e Kiska, le due isole più occidentali della catena. L’effetto psicologico sugli Stati Uniti è potente; quello strategico, più limitato. La priorità del comando americano resta Midway, e il fronte delle Aleutine rimane quasi congelato per mesi.

Isole Aleutine

Tra il 1942 e il 1943 le Aleutine diventano teatro di una guerra fatta più di clima che di combattimenti. Nebbia così fitta da vedere a pochi metri, fango che inghiotte mezzi e uomini, pioggia gelata e tempeste continue rendono ogni movimento un’impresa. Numerose perdite non derivano dal fuoco nemico, ma da congelamenti, incidenti, aerei precipitati nella nebbia e navi affondate dal maltempo.

È una guerra diversa da tutte le altre: silenziosa, lenta, logorante.

Truppe americane prendono piede sulle spiagge di Attu

L’11 maggio 1943 gli americani lanciano l’Operation Landcrab per riconquistare Attu. Di fronte ci sono circa 2.600 soldati giapponesi ben trincerati sulle alture. Per 19 giorni si combatte in condizioni estreme e il 29 maggio, il comandante giapponese Yasuyo Yamasaki ordina un’ultima carica suicida, una banzai charge travolgente che sfonda le linee americane. Si combatte corpo a corpo nelle posizioni posteriori. È un assalto disperato, che si conclude con la morte quasi totale della guarnigione giapponese. Il bilancio è tremendo: centinaia di americani caduti, migliaia evacuati per congelamenti e malattie, quasi tutti i giapponesi uccisi.

Soldati giapponesi morti dopo l’attacco banzai del 30 maggio

Dopo la perdita di Attu, la guarnigione giapponese di Kiska viene evacuata di nascosto dalla marina nipponica, sfruttando la nebbia. Il 15 agosto 1943 americani e canadesi sbarcano pronti a una battaglia sanguinosa. Trovano l’isola deserta.
Eppure ci sono vittime anche qui: incidenti, esplosioni di mine, fuoco amico nella nebbia. La campagna delle Aleutine si conclude così, in un silenzio irreale.

Soldati americani preparano un mortaio

La tragedia degli Unangax̂: un popolo spezzato in due

Mentre i due eserciti si affrontano, gli Unangax̂ subiscono in pieno gli effetti del conflitto. Gli abitanti di Attu vengono catturati dai giapponesi e deportati in Giappone come prigionieri di guerra. La metà di loro non tornerà mai più, uccisa da fame, malattie e condizioni terribili. Ma anche le altre isole Unangax̂ non sono risparmiate. Circa 800 persone vengono evacuate dagli americani “per proteggerle”, ma finiscono in campi improvvisati nel sud-est dell’Alaska: baracche fatiscenti, malattie, mancanza di cure. Molti muoiono nei mesi successivi.

E la ferita più grande arriva dopo la guerra: Attu non verrà ricostruita. Gli Unangax̂ sopravvissuti non potranno mai fare ritorno alle loro case. Una comunità millenaria perde il suo luogo identitario.

Sbarco alleato a Kiska

Effetti sulla memoria, sulla cultura e sulla guerra

Sono purtroppo le popolazioni native a pagare il prezzo più alto, gli Unangax̂ subiscono infatti deportazioni, villaggi distrutti, lutti, cultura spezzata ,un’isola identitaria perduta per sempre. Per decenni chiedono riconoscimenti e risarcimenti ma solo in tempi recenti i loro drammi sono stati riportati al centro del dibattito.

Il Vulcano Kiska, sull’isola omonima

La campagna delle Aleutine diventa presto la “Forgotten Battle”, la battaglia dimenticata. Solo negli ultimi anni gli Stati Uniti stanno rimuovendo dalle mappe nomi offensivi dati in epoca bellica a corsi d’acqua e rilievi delle Aleutine (come il famigerato “Nazi Creek” a Kiska, ora rinominato con un toponimo Unangax̂). Parallelamente, sono stati istituiti il Aleutian World War II National Historic Area e vari siti commemorativi per ricordare sia i militari, sia le comunità locali.

Da questa campagna gli Stati Uniti imparano a combattere e a costruire basi in condizioni estreme: logistica, equipaggiamento, medicina di guerra in climi artici. Questo know-how tornerà utile anche in scenari successivi, inclusi i raid sulle isole Kurili, che costringono il Giappone a tenere lì migliaia di uomini e centinaia di aerei.

Un laboratorio bellico che avrà ripercussioni anche nel dopoguerra.

Conclusione

La campagna delle Aleutine non decide il destino della Seconda guerra mondiale. Non è una battaglia che compare nelle mappe dei manuali o nei film hollywoodiani, ma per chi l’ha vissuta, è stata totalizzante.

È la storia di un popolo deportato, di soldati che hanno combattuto più contro il clima che contro il nemico, di isole che hanno visto passare la guerra senza capire perché.
Una vicenda marginale per i generali, ma decisiva per gli esseri umani.

Fonti specifiche

  • National Archives and Records Administration (NARA), World War II – Aleutian Islands Collection.
  • Naval History and Heritage Command (US Navy), Aleutian Islands Campaign – Operational Records and Photographic Archive.
  • U.S. Army Center of Military History, Aleutian Islands (Campagne del Pacifico, 1942–1943).
  • National Park Service (NPS), Aleutian World War II National Historic Area – Unangax̂ Evacuation and Internment Files.
  • U.S. Fish and Wildlife Service, Alaska Maritime National Wildlife Refuge – Kiska and Attu WWII Sites Documentation.
  • Library of Congress, Prints & Photographs Division, WWII Alaska and Aleutian Islands Photographic Records.
  • U.S. Army Signal Corps Collection, Photographic Documentation of the Battle of Attu.
  • Garfield, Brian, The Thousand-Mile War: World War II in Alaska and the Aleutians. University of Alaska Press.
  • Cloe, John Haile, The Aleutian Warriors: A History of the Eleventh Air Force & Fleet Air Wing Seven. Air Force History and Museums Program.
  • Black, Lydia T., Aleut Art and Culture. University of Alaska Press.
  • Kohlhoff, Dean, When the Wind Was a River: Aleut Evacuation in World War II. University of Washington Press.
  • U.S. Army, American Forces in Action: Attu. Department of the Army Historical Division.
  • La Seconda Guerra Mondiale in 50 perchè. Pietro Iacopo Banzi, Rizzoli



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