Episodio n. 80

Contesto storico: la notte che cambiò la guerra
Nella notte tra il 5 e il 6 giugno 1944 il cielo della Normandia fu squarciato da centinaia di aerei C-47. La 82ª e la 101ª Divisione Aviotrasportata statunitense furono lanciate dietro le linee tedesche con un compito decisivo: isolare le vie di comunicazione verso le spiagge, impedire ai rinforzi nemici di muoversi e preparare il terreno allo sbarco imminente.

Tra i tanti obiettivi, un piccolo villaggio destinato a entrare nella storia: Sainte-Mère-Église, circa 1.600 abitanti. Il suo controllo era essenziale per tagliare una delle direttrici che avrebbero potuto portare reparti tedeschi direttamente su Utah Beach. Il lancio, però, fu tutt’altro che ordinato. Errori di navigazione, vento, oscurità e la reazione tedesca trasformarono l’operazione in un groviglio di traiettorie sbagliate, atterraggi pericolosi e perdite immediate. In molti casi i paracadutisti finirono direttamente nel cuore del paese, illuminato da un incendio che rendeva impossibile passare inosservati.
L’evento: John Steele e quelle “ore più lunghe”
In questo caos piombò anche John Marvin Steele, paracadutista dell’82ª Divisione. Il suo paracadute si impigliò nella guglia della chiesa del paese, lasciandolo sospeso, ferito a un piede e completamente esposto.

Quella posizione, drammatica e assurda allo stesso tempo, lo trasformò in un bersaglio immobile mentre sotto di lui esplodeva la battaglia. Secondo diverse testimonianze, Steele rimase appeso per circa due ore. Impotente, cercò di fingersi morto nel tentativo di non attirare l’attenzione dei tedeschi. A un certo punto alcuni soldati tedeschi lo scorsero, lo liberarono e lo fecero prigioniero. Ma gli eventi della notte erano talmente confusi che Steele riuscì presto a fuggire e, nelle ore successive, a raggiungere nuovamente le linee americane.

È importante essere onesti: la storia di Steele, resa celebre dal cinema, è stata a tratti romanzata. Alcuni dettagli, come il presunto rintocco continuo delle campane che lo avrebbero stordito, appartengono più alla memoria popolare che alla certezza storica. Ma il cuore della vicenda è incontestabile: Steele rimase davvero appeso alla chiesa, e quel momento divenne una delle immagini simbolo del D-Day.
Perché questo episodio, in mezzo a migliaia di storie del D-Day, è diventato così famoso? Non per l’azione militare in sé: Steele non cambiò le sorti della battaglia.
Il simbolo e la complessità

Il caso di John Steele è un perfetto esempio degli effetti della guerra oltre la strategia: mostra quanto un singolo evento possa diventare simbolo, come la memoria selezioni, amplifichi o romanticizzi episodi isolati, e come il mito finito sui libri (e nei film) possa oscurare la sofferenza di tutti gli altri soldati atterrati quella notte nel fuoco incrociato.

Oggi, sulla chiesa di Sainte-Mère-Église, un manichino in uniforme ricrea l’immagine di Steele. È un segno di memoria, ma anche un monito: la guerra non è mai solo manovra, è fatta di vite, casualità, errori e conseguenze che sfuggono al controllo di chi le vive.
Fonti specifiche
- Airborne Museum – Sainte-Mère-Église, sez. storica dedicata ai paracadutisti dell’82ª Divisione.
- Fiorentino, R., “D-Day 1944: le ore più lunghe di Steele nella notte del Giorno più Lungo”, Il Corriere della Storia, 06/06/2017.
- Ambrose, S., D-Day: June 6, 1944, Simon & Schuster.
- Harrison, G., Cross-Channel Attack, Department of the Army, U.S. Government Printing Office.
- Archivio storico della 82nd Airborne Division, U.S. Army Center of Military History.
- US National Archives, serie fotografica pubblic domain WW2.


Lascia un commento