“Quando Parigi mangiò lo zoo: la fame durante l’assedio del 1870”

Episodio n. 91

La carne di cavallo veniva venduta nei mercati a 10 centesimi al chilo.

Nella storia europea esistono molte città assediate, ma poche hanno conosciuto un assedio tanto simbolico quanto quello che colpì Parigi tra il 1870 e il 1871, durante la guerra franco-prussiana. Per oltre quattro mesi la capitale francese, cuore politico e culturale del continente, fu completamente isolata dal mondo esterno. Nessun rifornimento, nessuna via di fuga. Solo un lento, inesorabile scorrere del tempo e la progressiva scomparsa del cibo. All’inizio sembrava impossibile che una metropoli di oltre due milioni di abitanti potesse davvero morire di fame. Eppure accadde. I cavalli scomparvero per primi, poi i cani e i gatti ed infine gli animali degli zoo. Quando l’assedio terminò, Parigi non era più la stessa città.

Contesto storico

Nel 1870 l’Europa viveva una fase di profonda trasformazione politica.
Al centro di questo cambiamento c’era la Prussia di Otto Von Bismarck, determinata a completare l’unificazione della Germania sotto la guida prussiana. Per raggiungere questo obiettivo Bismarck aveva bisogno di un nemico capace di compattare i diversi stati tedeschi. La scelta cadde sulla Francia di Napoleone III, potenza tradizionalmente dominante nel continente. La tensione esplose nell’estate del 1870 con la crisi diplomatica del dispaccio di Ems, abilmente manipolata da Bismarck per provocare la reazione francese. Il 19 luglio 1870 la Francia dichiarò guerra alla Prussia. La decisione si rivelò catastrofica, l’esercito francese, male organizzato e impreparato, fu rapidamente travolto dalle armate prussiane e dagli eserciti degli stati tedeschi alleati. La sconfitta decisiva arrivò il 1° settembre 1870 nella battaglia di Sedan, dove lo stesso Napoleone III fu catturato. L’Impero francese crollò, a Parigi venne proclamata la Terza Repubblica, ma ormai l’esercito prussiano stava avanzando verso la capitale.

L’imperatore Napoleone III, prigioniero dei prussiani, abbandona il campo di battaglia accompagnato da Bismarck.

L’obiettivo era chiaro: stringere Parigi in un assedio totale e costringere la Francia alla resa. Il 19 settembre 1870 la città fu completamente circondata.

L’assedio di Parigi

Parigi era una delle città più grandi del mondo.
Difesa da fortificazioni moderne e abitata da oltre due milioni di persone, sembrava impossibile da piegare rapidamente. Il governo repubblicano decise di resistere e all’inizio l’atmosfera era quasi patriottica. Si credeva che l’esercito francese avrebbe presto liberato la capitale e che l’assedio sarebbe durato poche settimane. Ma la realtà era molto diversa.

Artiglieria prussiana durante l’assedio

I prussiani non tentarono un assalto diretto, preferirono invece una strategia più semplice e brutale: lasciare che la fame facesse il suo lavoro. Le linee ferroviarie furono tagliate, le strade bloccate e ogni via di rifornimento interrotta. Parigi rimase sola. L’unico collegamento con il resto della Francia fu garantito per un periodo da palloni aerostatici, che trasportavano posta e messaggi oltre le linee nemiche. Ma i palloni non potevano portare cibo e dentro la città le scorte iniziarono lentamente a diminuire.

La fame

Con il passare delle settimane il problema divenne evidente: Parigi non aveva abbastanza cibo per nutrire tutti. Le autorità introdussero razionamenti sempre più severi. All’inizio si consumarono le normali riserve alimentari, poi vennero macellati i cavalli, che fino a quel momento avevano trainato carrozze.

Stampa di guerra franco-tedesca raffigurante scene dell’assedio prussiano di Parigi (1870-71).

La carne di cavallo divenne rapidamente uno degli alimenti più comuni. Quando anche quella iniziò a scarseggiare, i parigini si adattarono a qualsiasi cosa potesse essere mangiata. Nei mercati comparvero: carne di cane, carne di gatto, topi venduti come prelibatezze. Alcuni ristoranti cercarono persino di trasformare la disperazione in gastronomia di lusso. Celebre divenne il menu di Natale del ristorante Voisin, che offrì piatti come: testa d’asino, canguro arrosto e cammello stufato.

Menù di Natale, 99° giorno dell’assedio. Tra i piatti insoliti figurano la testa d’asino ripiena, il brodo di elefante, il cammello arrosto , lo stufato di canguro , la terrina di antilope , le costolette d’orso, il gatto con i topi e la coscia di lupo in salsa di cervo.

Gli animali provenivano dallo zoo del Jardin des Plantes. Tra le vittime più famose ci furono anche Castor e Pollux, due elefanti molto amati dai parigini, che finirono macellati per fornire carne alla città affamata. Il simbolo della modernità europea stava letteralmente divorando il proprio zoo per sopravvivere.

Un mercato in cui ratti, gatti e cani venivano venduti per essere mangiati.

La resa

La fame non fu l’unico problema. Con l’arrivo dell’inverno la situazione peggiorò ulteriormente. Il carbone scarseggiava, il freddo diventava sempre più intenso e la popolazione era stremata. Le rivolte cominciarono a moltiplicarsi. Nel frattempo i tentativi dell’esercito francese di rompere l’assedio fallivano uno dopo l’altro. Molti parigini iniziarono a rendersi conto che la città stava combattendo una guerra impossibile da vincere.

Il 18 gennaio 1871 viene proclamato l’Impero tedesco nella Galleria degli Specchi del Palazzo di Versailles, dipinta da Anton von Werner .

Dopo oltre quattro mesi di isolamento la situazione divenne insostenibile. Il 28 gennaio 1871 il governo francese accettò l’armistizio con la Prussia. La guerra franco-prussiana si concluse poco dopo con una pesante sconfitta per la Francia. Il nuovo Impero tedesco venne proclamato proprio nel cuore della Francia, nella Reggia di Versailles.

Parata tedesca attraverso Parigi

Ma per Parigi le conseguenze non erano finite, la frustrazione, la fame e il crollo politico avrebbero presto portato a un nuovo drammatico capitolo della storia francese: la Comune di Parigi del 1871, ma questa è un’altra storia…

Conclusione

Nel 1870 Parigi era la capitale della cultura europea, la città dei boulevard, dei teatri e dei caffè letterari. Eppure bastarono pochi mesi di isolamento per trasformarla in una città affamata che mangiava i propri animali per restare viva. La storia, quando si stringe come un assedio, riesce sempre a ricordarci quanto sia fragile la civiltà.

Fonti specifiche

  • Michael Howard, The Franco-Prussian War: The German Invasion of France 1870–1871
  • La guerra franco-prussiana: l’invasione tedesca della Francia (1870-1871), Routledge.
  • Geoffrey Wawro, The Franco-Prussian War: The German Conquest of France in 1870–1871
  • La guerra franco-prussiana: la conquista tedesca della Francia (1870-71), Cambridge University Press.
  • Alistair Horne, The Fall of Paris: The Siege and the Commune 1870–1871
  • La caduta di Parigi: l’assedio e la Comune (1870-1871), Penguin Books.
  • Christopher Clark, Iron Kingdom: The Rise and Downfall of Prussia 1600–1947
  • Il regno di ferro: ascesa e caduta della Prussia (1600-1947), Harvard University Press.
  • Roger Price, A Concise History of France
  • Breve storia della Francia, Cambridge University Press.


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