Episodio n. 36

Contesto storico
Il secondo dopoguerra in Italia (1945-1950) fu un periodo di grandi difficoltà ma anche di ricostruzione e trasformazione. Il paese, uscito devastato dalla Seconda Guerra Mondiale e segnato da divisioni politiche e sociali, si trovò ad affrontare sfide enormi: la ripresa economica, la ricostruzione materiale, e la creazione di una nuova identità politica e istituzionale.
Le infrastrutture erano distrutte (ponti, ferrovie, fabbriche), le città principali avevano subito gravi bombardamenti, e le campagne erano impoverite. La disoccupazione era altissima, e milioni di persone vivevano in condizioni di miseria. Il 2 giugno 1946 si tenne il referendum istituzionale che sancì la fine della Monarchia e la nascita della Repubblica Italiana. Contestualmente, venne eletta l’Assemblea Costituente, che scrisse la Costituzione Italiana, entrata in vigore il 1º gennaio 1948.

La società italiana era profondamente divisa tra forze di sinistra (guidate dal Partito Comunista Italiano e dal Partito Socialista) e di centro-destra (soprattutto la Democrazia Cristiana). La Guerra Fredda acuì queste tensioni, con gli Stati Uniti che sostenevano i governi moderati per evitare un’avanzata comunista in Italia.
L’Italia fu uno dei principali beneficiari del Piano Marshall (1948-1952), un programma di aiuti economici statunitensi per la ricostruzione dell’Europa. Gli investimenti furono indirizzati verso la modernizzazione industriale, le infrastrutture e la riforma agraria.

La povertà era diffusa, soprattutto nel Mezzogiorno, dove le condizioni erano ancora più arretrate rispetto al resto del paese. Le abitazioni erano spesso inadeguate, con molti italiani che vivevano in baracche o in condizioni precarie. Le disuguaglianze tra Nord e Sud erano marcate: mentre il Nord si avviava verso la ricostruzione industriale, il Sud rimaneva legato a un sistema agricolo arretrato.
La “questione meridionale” divenne un tema centrale per i governi dell’epoca, portando alla creazione di strumenti come la Cassa per il Mezzogiorno (1950). Molti italiani emigrarono all’estero (soprattutto verso le Americhe e l’Europa settentrionale) o dal Sud al Nord Italia in cerca di lavoro e migliori condizioni di vita. La Chiesa esercitava un’influenza significativa sulla società italiana, sostenendo la Democrazia Cristiana e promuovendo valori morali e familiari tradizionali. I sindacati, come la CGIL (vicina al PCI) e la CISL (più moderata), si rafforzarono, organizzando lotte per i diritti dei lavoratori, migliori salari e condizioni di lavoro dignitose.

Le sfide principali erano: Riedificare le città distrutte, ricostruire infrastrutture e avviare la modernizzazione industriale, superare le divisioni ideologiche e costruire istituzioni democratiche solide in un contesto di forti tensioni politiche. Bisognava poi affrontare la disoccupazione, migliorare le condizioni di vita e avviare politiche per ridurre le disuguaglianze territoriali.

Nonostante le difficoltà, il secondo dopoguerra rappresentò per l’Italia un momento di rinascita. Grazie a politiche di ricostruzione, al lavoro della Costituente e agli aiuti internazionali, il paese avviò un processo che negli anni successivi lo portò a diventare una delle principali economie europee, con il “boom economico” degli anni ’50 e ’60.
L’Evento
Il viaggio di Alcide De Gasperi a Matera, avvenuto il 23 luglio 1950, rappresenta un momento cruciale nella storia italiana del dopoguerra. Matera, a quel tempo, era nota per le condizioni di estrema povertà e degrado in cui versavano i suoi abitanti, molti dei quali vivevano nei celebri “Sassi,” grotte scavate nella roccia senza servizi igienici né acqua potabile. De Gasperi, allora Presidente del Consiglio, fu profondamente colpito dalla realtà che vide con i suoi occhi. Le condizioni di vita nei Sassi, che Carlo Levi aveva descritto nel suo libro Cristo si è fermato a Eboli, gli apparvero ancora più drammatiche dal vivo. Durante la visita, il leader trentino si confrontò con una situazione che simboleggiava le profonde disuguaglianze sociali e il ritardo economico del Mezzogiorno.

Secondo i resoconti, De Gasperi provò un senso di indignazione e urgenza nel dover affrontare questa realtà. La sua esperienza a Matera lo spinse a intensificare gli sforzi per il risanamento sociale ed economico del Sud, che divenne uno degli obiettivi principali del suo governo. Infatti, la visita contribuì a ispirare la legge speciale per lo sfollamento dei Sassi (legge n. 619 del 1952), che avviò il trasferimento degli abitanti in abitazioni più dignitose e lo sviluppo urbano della città.
Questa esperienza segnò un momento di forte presa di coscienza per De Gasperi, rappresentando non solo un episodio di governo, ma anche una testimonianza del suo impegno morale e politico verso le fasce più deboli della popolazione italiana.

Il viaggio di Alcide De Gasperi a Matera e la sua presa di coscienza delle condizioni di estrema povertà nel Mezzogiorno furono sicuramente parte del contesto che portò alla nascita della Cassa per il Mezzogiorno, anche se non ne fu l’unica causa. Istituita nel 1950 (lo stesso anno del viaggio a Matera) con la legge n. 646, era un progetto ambizioso volto a promuovere lo sviluppo economico e infrastrutturale delle regioni meridionali. L’obiettivo era ridurre il divario tra Nord e Sud attraverso investimenti statali in infrastrutture, agricoltura, industrializzazione e servizi.

L’esperienza diretta di De Gasperi a Matera e in altre zone del Sud lo convinse della necessità di un intervento strutturale. La visita rafforzò l’urgenza di un approccio sistemico per affrontare i problemi del Meridione, andando oltre interventi emergenziali. La Cassa per il Mezzogiorno rappresentava proprio questo tipo di approccio: un piano decennale con risorse dedicate per migliorare le condizioni economiche e sociali del Sud.
Matera divenne uno dei simboli di questa iniziativa: oltre alla già citata legge per il risanamento dei Sassi, si inserirono progetti per il miglioramento delle condizioni abitative, sanitarie e infrastrutturali.

De Gasperi fu un convinto sostenitore della modernizzazione del Sud e vedeva nella Cassa un modo per dare concretezza ai principi di giustizia sociale che ispiravano la sua azione politica. Tuttavia, il progetto della Cassa per il Mezzogiorno andava oltre il suo viaggio a Matera: esso si inseriva nel quadro delle riforme promosse dal suo governo in collaborazione con personalità come Ezio Vanoni, che guidò le politiche economiche, e Amintore Fanfani, impegnato nelle riforme sociali.
Nonostante i successi iniziali, la gestione della Cassa non fu priva di critiche, soprattutto negli anni successivi, per problemi legati a clientelismo e inefficienza. Tuttavia, resta un esempio storico di come la politica del dopoguerra cercò di rispondere alle gravi disuguaglianze territoriali in Italia.


Lascia un commento