Episodio n. 37

Contesto storico
La storia di Dorando Pietri è una delle più emozionanti ed emblematiche della storia dello sport, simbolo di tenacia e sforzo umano. Il contesto storico in cui si colloca la vicenda di Dorando Pietri e della maratona di Londra del 1908 è caratterizzato da grandi trasformazioni sociali, politiche ed economiche, nonché dall’emergere dello sport moderno come fenomeno culturale globale.
Ci troviamo nel bel mezzo della Belle Époque (1890-1914), periodo noto per il suo ottimismo culturale, il progresso tecnologico e scientifico, e il boom economico in Europa e Nord America. Si viveva un’atmosfera di fiducia nel futuro, accompagnata però da tensioni politiche che avrebbero portato alla Prima Guerra Mondiale.

Le grandi potenze europee, come il Regno Unito, la Francia e la Germania, erano impegnate in un’intensa competizione coloniale, alimentando rivalità nazionali. Questa competizione si rifletteva anche nello sport, con i Giochi Olimpici che diventavano un palco per dimostrare la superiorità nazionale.

Le Olimpiadi moderne erano state rilanciate nel 1896 da Pierre de Coubertin, ispirato ai valori dell’antica Grecia. L’edizione di Londra 1908 era solo la quarta edizione dei Giochi e rappresentava un importante passo avanti per la diffusione dello sport internazionale. Sebbene i Giochi Olimpici fossero ufficialmente riservati agli atleti dilettanti, era sempre più evidente il confine sottile tra dilettantismo e professionismo, con molti atleti che cominciavano a dedicarsi esclusivamente alle competizioni sportive. L’industrializzazione aveva reso possibile la riduzione delle ore lavorative per molti lavoratori, favorendo il tempo libero e l’interesse per lo sport. Eventi come le Olimpiadi e le maratone attiravano sempre più spettatori, anche grazie alla diffusione dei giornali e delle prime fotografie sportive. I Giochi di Londra furono i primi a essere organizzati con una certa professionalità e includevano 22 nazioni e oltre 2.000 atleti.
L’Italia era un paese ancora giovane, unificato solo nel 1861, e viveva grandi difficoltà economiche e sociali. Molti italiani emigravano in cerca di migliori opportunità, specialmente verso le Americhe. Lo sport non era ancora un fenomeno di massa. Le società sportive stavano nascendo, ma la pratica atletica era riservata a pochi appassionati. Dorando Pietri rappresentava quindi un’eccezione, un atleta che con pochi mezzi riuscì a competere con i migliori al mondo.

L’Evento
Dorando Pietri nacque il 16 ottobre 1885 a Mandrio di Correggio, in provincia di Reggio Emilia, in una famiglia modesta. In giovane età si trasferì con i genitori a Carpi, dove iniziò a lavorare come garzone in una pasticceria. Fu proprio in quegli anni che si avvicinò alla corsa, ispirato dal grande maratoneta Pericle Pagliani, che vide gareggiare a Carpi nel 1904.
Pietri cominciò a correre come autodidatta, allenandosi nelle campagne emiliane. Il suo talento naturale divenne evidente nel 1905, quando vinse la sua prima maratona a Bologna. Da lì in poi, la sua carriera decollò rapidamente.
I Giochi Olimpici del 1908 rappresentavano un evento di enorme prestigio, e Pietri venne scelto per rappresentare l’Italia nella maratona. All’epoca, le condizioni per gli atleti erano molto diverse da quelle odierne, gli atleti italiani erano dilettanti e non avevano gli stessi mezzi dei concorrenti di nazioni più ricche, come gli Stati Uniti o il Regno Unito. Pietri si allenava con metodi empirici, spesso correndo per decine di chilometri al giorno senza un vero supporto tecnico o nutrizionale.

La maratona si svolse il 24 luglio 1908, fu anche la prima volta che la maratona assunse la lunghezza standard di 42,195 chilometri, stabilita per far partire la gara dal castello di Windsor e concluderla di fronte al palco reale nello stadio olimpico.
Pietri partì cauto e non era tra i favoriti. Dopo circa 30 chilometri, accelerò e iniziò a recuperare terreno, superando diversi avversari. Raggiunse la testa della gara negli ultimi chilometri, ma lo sforzo e il caldo (circa 25 °C quel giorno) lo portarono a uno stato di estrema spossatezza. Pietri entrò nello stadio olimpico con circa 10 secondi di vantaggio sul secondo classificato, l’americano Johnny Hayes, era però completamente esausto e disorientato. Cominciò a barcollare e cadde più volte. Gli ufficiali di gara lo aiutarono a rialzarsi e lo guidarono fino al traguardo. Pietri tagliò la linea come primo, ma l’aiuto ricevuto violava il regolamento. Gli americani protestarono formalmente, e il reclamo venne accolto. La vittoria venne assegnata a Johnny Hayes, mentre Pietri fu squalificato.

Nonostante la squalifica, Pietri divenne una celebrità internazionale: La regina Alessandra gli regalò una coppa d’oro per il suo eroismo e la straordinaria prova di tenacia, la stampa mondiale esaltò la sua impresa, trasformandolo in un simbolo di determinazione e sacrificio. Arthur Conan Doyle, inviato del Daily Mail, descrisse con toni epici la sua lotta contro il limite umano.

Dopo Londra, Pietri decise di diventare professionista, partecipò a gare in tutta Europa e negli Stati Uniti, spesso accolto come una star. La sua sfida più famosa fu una gara contro Albert Corey, un altro celebre maratoneta, a New York nel 1909.
Dorando Pietri si ritirò nel 1911, all’età di 26 anni, e si dedicò a una piccola attività commerciale. Morì il 7 febbraio 1942 a Sanremo, all’età di 56 anni. La sua vicenda è stata raccontata in numerosi libri e articoli, trasformandolo in uno dei primi miti dello sport moderno.La maratona di Londra 1908 contribuì a fissare la lunghezza ufficiale della gara (42,195 km), che in precedenza variava.
Oggi Dorando Pietri è ricordato come uno degli esempi più alti di determinazione sportiva. La sua storia continua a ispirare generazioni di atleti e appassionati, dimostrando che la vera vittoria non sta solo nell’arrivare primi, ma nel dare tutto sé stessi per raggiungere un obiettivo.



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