Episodio n. 38

Contesto storico
Il 7 dicembre 1941 l’attacco giapponese a Pearl Harbor cambiò per sempre il corso della Seconda guerra mondiale. Gli Stati Uniti, fino ad allora divisi tra interventismo e isolazionismo, entrarono ufficialmente nel conflitto e si trovarono improvvisamente proiettati in una guerra totale, combattuta su due fronti: in Europa contro la Germania nazista e l’Italia fascista, nel Pacifico contro l’Impero giapponese.

La guerra contro il Giappone aveva caratteristiche particolari. Non era soltanto una guerra di eserciti e flotte, ma anche una sfida geografica, industriale e psicologica. Il Pacifico era immenso, le distanze enormi, le isole diventavano basi da conquistare una dopo l’altra, mentre il Giappone appariva come un nemico determinato, difficile da piegare e protetto dalla distanza. Gli Stati Uniti si impegnarono in una strategia di “island hopping” (saltare da un’isola all’altra) per riconquistare il Pacifico e avvicinarsi al Giappone. Negli Stati Uniti, oltre 120.000 giapponesi-americani furono internati in campi di prigionia, accusati (senza prove) di essere potenziali collaboratori del Giappone.

In questo clima, gli Stati Uniti avviarono una macchina militare e tecnologica gigantesca. Nacquero progetti sempre più ambiziosi, alcuni destinati a cambiare la storia, altri a rimanere tra le stranezze più sorprendenti della guerra. La ricerca di armi nuove, capaci di colpire il territorio giapponese e abbreviare il conflitto, portò a immaginare soluzioni che oggi sembrano quasi irreali.
Tra queste ci fu il cosiddetto pipistrello-bomba.
Un’idea talmente bizzarra da sembrare una leggenda. E invece fu studiata davvero.

La curiosità storica
L’idea nacque da un uomo che non era né un generale né uno scienziato militare. Si chiamava Lytle S. Adams, era un dentista della Pennsylvania e, dopo l’attacco a Pearl Harbor, pensò di proporre alla Casa Bianca un’arma del tutto fuori dagli schemi.
Adams conosceva bene i pipistrelli. Aveva visitato le Carlsbad Caverns, nel New Mexico, dove vivevano enormi colonie di pipistrelli, e rimase colpito dalla loro quantità, dalla loro capacità di volare per lunghe distanze e soprattutto dalla loro abitudine di rifugiarsi in spazi stretti, bui e difficili da raggiungere. Da quell’osservazione nacque un’intuizione inquietante: usare i pipistrelli come vettori di piccole bombe incendiarie.

Il ragionamento era semplice, almeno sulla carta. Molte città giapponesi dell’epoca avevano edifici costruiti con materiali altamente infiammabili, come legno e carta. Se migliaia di pipistrelli fossero stati liberati sopra una città, avrebbero cercato rifugio sotto i tetti, nelle soffitte, nelle fessure delle case. A quel punto, piccole cariche incendiarie a tempo avrebbero provocato centinaia o migliaia di focolai contemporanei, difficili da individuare e ancora più difficili da spegnere.
Adams inviò la sua proposta nel gennaio del 1942. La cosa sorprendente è che l’idea non venne subito cestinata. Anzi, arrivò all’attenzione del presidente Franklin Delano Roosevelt e fu presa abbastanza sul serio da essere avviata come progetto militare. Il nome in codice scelto fu Project X-Ray.

Il piano prevedeva di utilizzare pipistrelli messicani dalla coda libera, piccoli ma resistenti, raffreddati artificialmente per indurli in uno stato di torpore. In questo modo potevano essere trasportati in contenitori speciali, simili a bombe, divisi in numerosi scomparti. Una volta sganciato dall’aereo, il contenitore si sarebbe aperto in volo: i pipistrelli, risvegliandosi gradualmente, sarebbero usciti e avrebbero cercato rifugio negli edifici sottostanti. Ogni animale avrebbe portato con sé una minuscola carica incendiaria a tempo.
Il progetto non rimase soltanto sulla carta. Furono condotti test, vennero studiati contenitori, sistemi di rilascio, temperature di refrigerazione e piccoli ordigni incendiari. Secondo la ricostruzione dell’Air Force Test Center, l’obiettivo era liberare numerosi pipistrelli messicani dalla coda libera, ciascuno dotato di un piccolo dispositivo incendiario, sopra aree giapponesi considerate adatte al bersaglio.

Naturalmente, gestire un’arma del genere era complicatissimo. Non bastava costruire una bomba: bisognava controllare animali vivi, mantenerli in torpore, risvegliarli al momento giusto, assicurarsi che volassero nella direzione desiderata e che le cariche funzionassero senza provocare disastri prima del tempo. E infatti un disastro ci fu.
Durante una prova nel New Mexico, alcuni pipistrelli armati riuscirono a fuggire prima del previsto. Andarono a rifugiarsi nelle strutture della base e le piccole cariche incendiarie provocarono un incendio accidentale. La scena ha quasi il sapore della commedia nera: un’arma pensata per incendiare le città nemiche finì per dare fuoco a installazioni americane durante un test. Alcune ricostruzioni indicano il Carlsbad Army Airfield Auxiliary Air Base come luogo dell’incidente.

Nonostante l’assurdità apparente, il progetto non fu immediatamente abbandonato. Passò dall’Esercito alla Marina e poi ai Marines, continuando a essere valutato. Alcuni test sembrarono addirittura dimostrare che l’idea, dal punto di vista incendiario, poteva funzionare. Il problema era tutto il resto: i tempi di sviluppo, i rischi, la difficoltà di controllo, la logistica e il fatto che la guerra stava correndo più veloce dei pipistrelli.
Nel 1944 il progetto venne cancellato. Secondo le ricostruzioni, il costo complessivo arrivò a circa 2 milioni di dollari, una cifra notevole per un’arma mai entrata in servizio. Una delle ragioni decisive fu anche il fatto che le energie e le risorse degli Stati Uniti si stavano concentrando su un programma molto più importante e terribile: il Progetto Manhattan, che avrebbe portato alla costruzione della bomba atomica.

Conclusione
Il pipistrello-bomba rimase così una delle invenzioni più strane della Seconda guerra mondiale: non una leggenda metropolitana, ma un vero progetto militare, nato dalla disperazione, dall’ingegno e dalla volontà di trovare qualsiasi mezzo pur di colpire il nemico. La sua storia fa sorridere, ma solo fino a un certo punto. Perché dietro l’apparenza grottesca si nasconde una verità molto seria: la guerra spinge gli uomini a superare continuamente il limite tra creatività e follia. In tempo di pace, un’idea simile sarebbe sembrata assurda. In tempo di guerra, invece, fu finanziata, studiata, testata e quasi trasformata in arma.


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