“Romanus Pontifex: la bolla che trasformò la conquista in un diritto”

Episodio n. 39

La Bolla papale di Papa Niccolò V, Romanus Pontifex

Contesto storico

Il XV secolo fu un’epoca di profonde trasformazioni. Mentre l’Impero bizantino si avviava verso il definitivo crollo, le monarchie europee guardavano con crescente interesse all’Atlantico e alle coste africane, alla ricerca di nuove rotte commerciali, ricchezze e alleanze strategiche.

Enrico il navigatore

In questa prima fase dell’espansione oceanica fu soprattutto il Portogallo a svolgere un ruolo da protagonista. Sotto l’impulso dell’infante Enrico, passato alla storia come Enrico il Navigatore, marinai e mercanti portoghesi avanzarono progressivamente lungo le coste occidentali dell’Africa. Enrico, in realtà, non era un re e non partecipò personalmente alla maggior parte delle spedizioni: ne fu soprattutto il promotore politico e finanziario.

Le esplorazioni portoghesi non rispondevano soltanto al desiderio di ampliare le conoscenze geografiche. Il loro obiettivo era aggirare le rotte commerciali controllate dai musulmani, raggiungere direttamente le fonti dell’oro africano e costruire una rete di scambi capace di rafforzare economicamente il regno. A questi interessi si aggiungeva la ricerca di persone da ridurre in schiavitù. Già nel 1441 alcuni africani erano stati condotti in Portogallo; nel 1444 una spedizione portoghese fece ritorno a Lagos con oltre duecento prigionieri, poi venduti pubblicamente. La tratta degli schiavi lungo le coste atlantiche africane era dunque cominciata prima dell’emanazione della Romanus Pontifex. La bolla non creò quel traffico, ma contribuì a conferirgli una legittimazione religiosa e giuridica.

Ritratto di Papa Niccolò V

Nel frattempo, l’equilibrio del Mediterraneo stava cambiando. Nel 1453 Costantinopoli cadde nelle mani degli Ottomani guidati dal sultano Maometto II. La fine dell’Impero bizantino alimentò in Europa la sensazione che il mondo cristiano fosse minacciato dall’avanzata islamica e rafforzò l’idea che l’espansione portoghese potesse rappresentare non soltanto un’impresa commerciale, ma anche una prosecuzione della lotta contro gli “infedeli”.

Il Portogallo aspirava ad assicurarsi il monopolio delle rotte e dei commerci africani. Il papato, da parte sua, era interessato a sostenere una potenza cristiana capace di contrastare l’influenza islamica e di diffondere la fede cattolica nei territori raggiunti dalle spedizioni. La Chiesa si trovò così a svolgere un ruolo decisivo nel fornire una legittimazione religiosa all’espansione europea. Nel 1452 papa Niccolò V aveva già promulgato la bolla Dum Diversas, con la quale autorizzava il re Alfonso V del Portogallo a combattere e sottomettere saraceni, pagani e altri nemici della cristianità, fino a ridurne le persone in “servitù perpetua”. Tre anni dopo, la Romanus Pontifex riprese e ampliò quelle concessioni, riconoscendo alla Corona portoghese diritti esclusivi sulle terre, sulle rotte e sui commerci lungo le coste africane.

Le rotte d’Enrico il Navigatore.

La bolla viene oggi spesso collegata alla cosiddetta Dottrina della Scoperta, espressione moderna con la quale si indica l’insieme di principi religiosi e giuridici utilizzati dalle potenze cristiane europee per rivendicare il dominio sulle terre abitate da popolazioni non cristiane. Questi principi negavano, o comunque subordinavano, i diritti politici e territoriali delle popolazioni indigene.

Cristofano dell’Altissimo, Ritratto di Papa Alessandro VI; olio su tela, 59×44 cm, Corridoio vasariano, Firenze

È però necessario distinguere le diverse fasi di questo processo. La Romanus Pontifex riguardava direttamente il Portogallo e la sua espansione lungo le coste africane; non autorizzava ancora la Spagna a conquistare le Americhe, che gli europei non avevano raggiunto. La spartizione delle nuove terre tra le monarchie iberiche sarebbe avvenuta alcuni decenni dopo, soprattutto con la bolla Inter caetera emanata da papa Alessandro VI nel 1493 e con il successivo trattato di Tordesillas del 1494.

L’idea che i sovrani cristiani potessero appropriarsi dei territori dei non cristiani avrebbe comunque influenzato profondamente l’intera epoca delle esplorazioni, contribuendo a fornire una giustificazione ideologica alle conquiste europee in Africa, nelle Americhe e in altre parti del mondo.

L’Evento

L’8 gennaio 1455 papa Niccolò V emanò la bolla Romanus Pontifex, indirizzata al re Alfonso V del Portogallo.

Il documento riconosceva alla Corona portoghese il diritto esclusivo di esplorare, occupare e conquistare i territori situati lungo le coste africane già raggiunte o che sarebbero state raggiunte in futuro. Alle altre potenze cristiane veniva vietato navigare o commerciare in quelle regioni senza l’autorizzazione del sovrano portoghese.

Statua di Niccolò V sul frontone della cattedrale di Sarzana.

La bolla confermava inoltre le precedenti concessioni della Dum Diversas, autorizzando i portoghesi a: «invadere, ricercare, catturare, sconfiggere e sottomettere tutti i saraceni e pagani […] e ridurre le loro persone in schiavitù perpetua».

La Romanus Pontifex fu emanata quando il mondo europeo stava entrando in una fase di espansione destinata a diventare globale, guidata da interessi economici, politici e religiosi. Essa non fu l’unica causa della tratta atlantica degli schiavi né del successivo colonialismo, fenomeni molto più complessi e sviluppatisi nel corso dei secoli. Tuttavia, fornì alla Corona portoghese un’importante giustificazione religiosa e giuridica per la conquista delle terre africane, per il monopolio commerciale e per la riduzione in schiavitù delle popolazioni non cristiane.

Monumento alle Scoperte, con Enrico in primo piano, a Lisbona, sulla sponda del fiume Tago.

Il documento esprimeva una visione cristianocentrica del mondo, secondo la quale l’appartenenza alla cristianità poteva determinare il riconoscimento o la negazione dei diritti di un popolo. Ai sovrani cristiani veniva attribuito il potere di dominare, convertire e privare della libertà coloro che erano considerati pagani o nemici della fede.

Occorre però evitare di giudicare la bolla come se fosse un documento isolato o totalmente estraneo alla propria epoca. Nel mondo del Quattrocento la schiavitù esisteva già in Europa, nel Mediterraneo, in Africa e nel mondo islamico. Guerre, razzie e commerci di esseri umani erano pratiche diffuse. Ciò non attenua la gravità della Romanus Pontifex, ma permette di comprenderne meglio la funzione: non inventò la schiavitù, bensì inserì l’espansione portoghese e la sottomissione dei non cristiani all’interno di una cornice religiosa capace di renderle lecite agli occhi della cristianità occidentale.

È proprio questa legittimazione a rendere la bolla storicamente così importante. La violenza della conquista riceveva il sostegno dell’autorità spirituale più alta dell’Europa cattolica. Interessi economici, ambizioni politiche e missione religiosa finivano così per intrecciarsi, rendendo difficile distinguere l’evangelizzazione dalla volontà di dominio. Le idee contenute nella Romanus Pontifex contribuirono a formare un sistema destinato a produrre conseguenze durature. Nei secoli successivi, milioni di africani sarebbero stati deportati verso le colonie europee e sottoposti a una schiavitù fondata sempre più chiaramente su criteri razziali. Allo stesso modo, molte popolazioni indigene sarebbero state private delle proprie terre, della libertà e, in numerosi casi, della stessa identità culturale.

Alla luce della sensibilità contemporanea e del riconoscimento universale dei diritti umani, la Romanus Pontifex appare dunque come un documento profondamente problematico. Pur essendo espressione della mentalità e degli equilibri politici del XV secolo, contribuì a giustificare pratiche di conquista, sfruttamento e schiavitù che avrebbero segnato la storia mondiale.

Nel corso del tempo, diversi pontefici hanno riconosciuto le responsabilità storiche di alcuni cristiani nella tratta degli schiavi e nelle violenze del colonialismo.

Nel 1993, durante un viaggio apostolico in Benin, Giovanni Paolo II condannò la tratta degli schiavi e chiese perdono per il coinvolgimento di uomini appartenenti alla cristianità. Durante il Giubileo del 2000 promosse inoltre una più ampia richiesta di perdono per le colpe commesse dai figli della Chiesa nel corso della storia.

San Giovanni Paolo II a Tor vergata nel 2000

Nel 2009 Benedetto XVI, durante il viaggio in Angola, ricordò le sofferenze provocate dalla tratta degli schiavi e ribadì la condanna di ogni forma di sfruttamento dell’essere umano.

Nel 2015, parlando ai movimenti popolari in Bolivia, papa Francesco chiese perdono per i crimini compiuti contro i popoli indigeni durante la conquista dell’America e per le offese commesse, anche da uomini di Chiesa, in nome di Dio.

Un ulteriore passaggio è avvenuto il 30 marzo 2023, quando i Dicasteri vaticani per la Cultura e l’Educazione e per il Servizio dello Sviluppo umano integrale hanno pubblicato una dichiarazione congiunta sulla Dottrina della Scoperta. Il documento afferma che tale dottrina non fa parte dell’insegnamento della Chiesa cattolica e riconosce che alcuni testi pontifici furono manipolati e utilizzati dalle potenze coloniali per giustificare atti immorali contro le popolazioni indigene.

La dichiarazione del 2023 ha rappresentato una netta presa di distanza dalle conseguenze storiche di quelle teorie. Non coincide, tuttavia, con una formale revoca individuale della Romanus Pontifex. È anche per questo che numerosi rappresentanti dei popoli indigeni continuano a chiedere alla Santa Sede un atto ancora più esplicito.

La Romanus Pontifex rimane così una testimonianza scomoda, ma fondamentale. Ricorda come il linguaggio della fede possa essere utilizzato per rivestire di legittimità interessi economici e ambizioni politiche. E mostra quanto possa essere lunga l’ombra proiettata da un documento quando il potere spirituale decide di trasformare la conquista in un diritto.

Fonti specifiche

  • Niccolò V, Romanus Pontifex, 8 gennaio 1455.
  • Niccolò V, Dum Diversas, 18 giugno 1452.
  • Dicastero per la Cultura e l’Educazione – Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale, Dichiarazione congiunta sulla Dottrina della Scoperta, 30 marzo 2023.
  • Ivana Elbl, “The Bull Romanus Pontifex (1455) and the Early European Debate over the Ethics of Slavery”, 2009.
  • Giuseppe Marcocci, L’invenzione di un impero. Politica e cultura nel mondo portoghese, 1450-1600, Carocci, 2011.
  • Malyn Newitt, A History of Portuguese Overseas Expansion, 1400-1668, Routledge, 2005.
  • John Thornton, Africa and Africans in the Making of the Atlantic World, 1400–1800, Cambridge University Press.


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