Episodio n. 98

Introduzione
Siamo nel 2026, anno dei mondiali di calcio tra USA, Canada e Messico. L’Italia sarà assente per la terza volta consecutiva, impensabile fino a 20 anni fa. Ci sono ragazzi di 16 anni che non hanno mai visto la nostra maglia azzurra ai Mondiali, incredibile! Questo però è un altro tema e non è il blog adatto, concentriamoci invece sulla nostra affascinante maglia azzurra, che identifica le nazionali italiane di qualsiasi sport. Da dove deriva tutto ciò considerando che sul nostro tricolore non c’è traccia del colore azzurro?
Il contesto storico: un Paese giovane alla ricerca della propria identità
Quando oggi vediamo una squadra italiana scendere in campo con la maglia azzurra, difficilmente ci chiediamo da dove provenga quel colore. Eppure l’azzurro non compare sulla bandiera italiana e non ha alcun legame diretto con il tricolore. La sua origine affonda invece nelle vicende che portarono alla nascita dello Stato italiano.
L’Italia unita è una realtà relativamente recente. Fino alla seconda metà dell’Ottocento la penisola era divisa in numerosi Stati indipendenti, spesso sotto l’influenza di potenze straniere. Il processo del Risorgimento, culminato nel 1861 con la proclamazione del Regno d’Italia, fu guidato principalmente dalla monarchia sabauda. La casa regnante dei Savoia governava il Regno di Sardegna, lo Stato che divenne il nucleo attorno al quale si costruì l’unificazione nazionale.

Figure come Camillo Benso di Cavour, Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II contribuirono alla nascita del nuovo Regno, ma fu proprio la dinastia sabauda a rappresentarne la continuità istituzionale. Negli anni successivi all’Unità, il giovane Stato cercò simboli capaci di creare un senso di appartenenza comune tra popolazioni che per secoli avevano vissuto separate. In questo contesto, oltre alla bandiera tricolore, assunsero particolare importanza anche i colori e gli emblemi associati alla monarchia.
La curiosità storica: il colore che arrivava dal Medioevo
La storia dell’azzurro italiano non nasce nel mondo dello sport, ma diversi secoli prima. Il cosiddetto “blu Savoia” era il colore araldico della dinastia sabauda. Secondo la tradizione più accreditata, la sua origine risalirebbe al 1366 quando il conte Amedeo VI di Savoia partì per una spedizione militare nei Balcani contro l’Impero Ottomano, una sorta di appendice minore della Crociata Alessandrina e di altre iniziative minori indette da Papa Urbano V. Sulla sua nave principale fece issare, accanto allo stendardo rosso con la croce bianca dei Savoia, una grande bandiera azzurra dedicata alla Vergine Maria, alla quale la casata era particolarmente devota. Da quel momento l’azzurro divenne progressivamente il colore distintivo della dinastia e continuò a essere utilizzato per secoli negli stemmi, nelle decorazioni militari e nelle insegne ufficiali del Regno.

Quando nacque il Regno d’Italia, quel colore seguì naturalmente la monarchia. L’azzurro comparve nelle fasce degli ufficiali, nelle decorazioni reali e in numerosi simboli istituzionali dello Stato unitario.
La consacrazione sportiva arrivò il 6 gennaio 1911. In quell’occasione la nazionale italiana di calcio disputò un incontro contro l’Ungheria. Nelle prime partite internazionali gli italiani avevano giocato in maglia bianca, ma per rendere omaggio alla casa regnante si decise di adottare una nuova divisa azzurra. Fu una scelta simbolica destinata a diventare permanente, da quel giorno l’Italia sportiva divenne “la Nazionale Azzurra“.

La cosa più sorprendente è che il colore sopravvisse persino alla caduta della monarchia. Nel 1946, dopo il referendum istituzionale che sancì la nascita della Repubblica Italiana, molti simboli sabaudi furono eliminati. Lo stemma reale scomparve dalle maglie e dalle istituzioni, ma l’azzurro rimase. Ormai non apparteneva più ai Savoia: era diventato il colore degli italiani.

Negli anni successivi fu adottato da quasi tutte le rappresentative nazionali, dal calcio alla pallavolo, dalla pallanuoto al rugby, dal basket all’atletica. Generazioni di campioni hanno trasformato quel colore in un simbolo nazionale riconosciuto in tutto il mondo. Oggi, quando si parla degli “Azzurri“, pochi pensano alla monarchia che ne ha originato la storia. L’azzurro è diventato qualcosa di diverso: un elemento identitario che unisce milioni di italiani davanti a una competizione sportiva.

Conclusione
Quello dell’identità azzurra italiana è uno di quei casi in cui un simbolo nato in un preciso contesto storico riesce a sopravvivere al proprio tempo, cambiando significato senza perdere il proprio valore.

L’azzurro rappresenta uno dei rarissimi simboli nazionali italiani che hanno attraversato senza interruzioni monarchia, guerre mondiali, fascismo e Repubblica. La bandiera racconta la nascita dello Stato, ma l’azzurro racconta invece la continuità della sua identità collettiva.
Per questo motivo, ancora oggi, quando una nazionale italiana scende in campo, nessuno si chiede se quel colore appartenga ai Savoia o alla Repubblica. Appartiene semplicemente all’Italia.

Fonti specifiche
- Denis Mack Smith, Storia d’Italia dal 1861 al 1997, Laterza.
- Rosario Romeo, Cavour e il suo tempo, Laterza.
- Christopher Duggan, La forza del destino. Storia d’Italia dal 1796 a oggi, Laterza.
- Indro Montanelli, Roberto Gervaso, L’Italia del Risorgimento, Rizzoli.
- Luigi Cibrario, Origine e progressi delle istituzioni della Monarchia di Savoia, Stamperia Reale.
- Aldo Mola, Storia della Monarchia in Italia, Bompiani.
- Antonio Ghirelli, Storia del calcio in Italia, Einaudi.
- Carlo F. Chiesa, La grande storia del calcio italiano, Vallardi.
- Giovanni De Luna, La Repubblica inquieta. L’Italia della Costituzione, Feltrinelli.


Lascia un commento