Episodio n. 40

Introduzione
Quando arriva il 15 agosto, l’Italia sembra fermarsi. Le città si svuotano, le strade conducono verso il mare o la montagna, le famiglie si riuniscono intorno a una tavola e perfino chi rimane a casa percepisce quella giornata come diversa dalle altre. Ferragosto non è soltanto una festività religiosa o una data segnata in rosso sul calendario. È un’abitudine collettiva, uno dei riti più riconoscibili della società italiana. Da generazioni rappresenta il momento della gita, del pranzo all’aperto, della partenza e della sospensione del lavoro. Dietro questa consuetudine si nasconde però una storia lunga più di duemila anni, nella quale si sono sovrapposti il calendario romano, la devozione cristiana, le politiche sociali del fascismo e la nascita del turismo di massa.
Le antiche origini del Ferragosto
Il nome Ferragosto deriva dall’espressione latina Feriae Augusti, cioè il “riposo di Augusto”.
La ricorrenza viene tradizionalmente fatta risalire al 18 a.C., quando l’imperatore Ottaviano Augusto introdusse un periodo di riposo e di celebrazioni che portava il suo nome. Non si trattava, tuttavia, di una festa fissata originariamente al 15 agosto, ma di un insieme di consuetudini che accompagnavano l’inizio e lo svolgimento del mese dedicato all’imperatore. Agosto rappresentava un momento particolare soprattutto per il mondo agricolo. Dopo le fatiche della semina e della raccolta, i lavoratori potevano concedersi una pausa e ringraziare le divinità per i frutti della terra. Le Feriae Augusti si inserivano infatti in un calendario già ricco di celebrazioni.

Il mese era infatti attraversato da numerose ricorrenze. Il 13 agosto si celebravano i Nemoralia, dedicati alla dea Diana; il 19 cadevano i Vinalia Rustica, con i quali si invocava la protezione delle vigne e della vendemmia; il 21 agosto si svolgevano invece i Consualia, in onore di Conso, divinità legata alla conservazione dei raccolti. Durante i Consualia, cavalli, muli e altri animali impiegati nei lavori agricoli venivano lasciati riposare e, secondo la tradizione, adornati con fiori e ghirlande. Si organizzavano corse, spettacoli e momenti di festa che coinvolgevano anche gli strati più umili della popolazione.

Il riposo estivo assumeva così un significato sociale oltre che religioso. Dopo mesi di lavoro, anche i braccianti e gli animali potevano interrompere temporaneamente le proprie attività. Nelle campagne si diffuse inoltre l’abitudine che i lavoratori rivolgessero auguri ai proprietari terrieri, ricevendo in cambio denaro o doni. Questa consuetudine sopravvisse per secoli in forme diverse e, in alcune aree italiane, fu persino regolata dalle autorità locali. Non può essere considerata propriamente un’antenata della tredicesima, come talvolta viene raccontato, ma testimonia l’esistenza di una ricompensa legata al periodo festivo. Anche le corse di cavalli continuarono a caratterizzare numerose celebrazioni estive. È però necessario evitare un collegamento troppo diretto con il Palio di Siena: la corsa senese del 16 agosto è dedicata alla Madonna Assunta e si sviluppò in un contesto medievale e moderno molto successivo rispetto alle festività romane.
Dal riposo di Augusto all’Assunzione di Maria
Con la diffusione del cristianesimo, il mese di agosto acquistò un nuovo significato religioso. In Oriente era già presente la festa della Dormizione di Maria, collegata alla conclusione della vita terrena della Vergine. L’imperatore bizantino Maurizio, tra il VI e il VII secolo, ne fissò la celebrazione al 15 agosto.

In Occidente la ricorrenza fu introdotta nella liturgia romana durante il pontificato di Sergio I, tra il 687 e il 701. Il papa istituì una solenne processione notturna che attraversava Roma e terminava nella basilica di Santa Maria Maggiore. Nel tempo, la festa della Dormizione prese sempre più chiaramente il nome di Assunzione di Maria.
La celebrazione cristiana del 15 agosto e le antiche consuetudini estive finirono così per sovrapporsi nella cultura popolare, pur avendo origini differenti. Non fu semplicemente la Chiesa a “spostare” la festa romana dal primo al 15 agosto: si trattò piuttosto dell’incontro, sviluppatosi nel corso dei secoli, tra un periodo tradizionalmente dedicato al riposo e una delle principali solennità mariane.

Il dogma dell’Assunzione sarebbe stato proclamato ufficialmente soltanto il 1º novembre 1950 da papa Pio XII, con la costituzione apostolica Munificentissimus Deus. La devozione e la celebrazione liturgica, tuttavia, erano già presenti da molti secoli.
Ferragosto divenne quindi il risultato di una lunga stratificazione: prima il riposo agricolo romano, poi la festività cristiana e, infine, la moderna stagione delle vacanze. Fu soprattutto nel Novecento, però, che il 15 agosto cominciò ad assumere il significato che conserva ancora oggi.
Quando Ferragosto diventò una gita
All’inizio degli anni Trenta, partire per una vacanza era un privilegio riservato a una parte limitata della popolazione. Le famiglie benestanti potevano soggiornare nelle località balneari o montane, mentre per operai, contadini e lavoratori con salari modesti anche una semplice gita fuori città rappresentava spesso una spesa insostenibile.

Il regime fascista comprese che il tempo libero poteva diventare un importante strumento di consenso. Attraverso l’Opera Nazionale Dopolavoro, le organizzazioni sindacali fasciste, le colonie estive e le manifestazioni collettive, cercò di inserire anche lo svago nella propria struttura di controllo sociale. In questo contesto nacquero i Treni popolari, il cui nome ufficiale era Treni speciali celeri per servizi festivi popolari.
I primi convogli entrarono in servizio nell’agosto del 1931 su iniziativa del Ministero delle Comunicazioni, allora guidato da Costanzo Ciano. Erano treni straordinari, generalmente composti da vetture di terza classe, che permettevano di raggiungere località balneari, montane, termali oppure città di interesse storico e artistico. Le riduzioni potevano arrivare fino all’80 per cento rispetto alle tariffe ordinarie.

Le partenze avvenivano soprattutto nei giorni festivi e durante la stagione estiva. A seconda della distanza, il viaggio poteva concludersi nella stessa giornata oppure prevedere un ritorno differito. I passeggeri dovevano generalmente utilizzare il treno indicato sul biglietto e rispettare gli itinerari stabiliti dall’organizzazione ferroviaria. Per molte persone fu la prima occasione di vedere il mare, visitare una città d’arte o trascorrere una giornata lontano dal proprio quartiere e dal luogo di lavoro.
Dalle principali stazioni italiane partirono convogli diretti verso le coste adriatiche e tirreniche, le località montane, i centri termali e città come Roma, Firenze, Venezia, Napoli e Orvieto. I treni erano spesso sovraffollati: intere famiglie affrontavano il viaggio portando con sé borse, ceste di cibo e tutto ciò che poteva servire per trascorrere una giornata fuori casa.
Le condizioni non erano particolarmente confortevoli. Le vetture di terza classe offrivano servizi essenziali e gli orari imponevano partenze molto anticipate e rientri in tarda serata. Eppure, per chi non aveva mai avuto accesso a una vacanza, anche quella breve esperienza poteva rappresentare qualcosa di straordinario.

Una testimonianza di quel nuovo modo di viaggiare è offerta dal film Treno popolare, diretto nel 1933 da Raffaello Matarazzo. La pellicola racconta una gita domenicale da Roma a Orvieto e restituisce l’atmosfera dei convogli affollati, delle stazioni animate e di una popolazione che cominciava a scoprire il viaggio come forma di svago.
Tra opportunità sociale e propaganda
L’iniziativa possedeva indubbiamente una funzione sociale. Rese accessibili alcune forme di turismo a persone che, senza le tariffe agevolate, non avrebbero potuto permettersele. Sarebbe però riduttivo presentarla soltanto come un generoso provvedimento a favore dei lavoratori.

I treni popolari rispondevano anche a esigenze economiche. Le Ferrovie dello Stato cercavano di aumentare il numero dei passeggeri in una fase segnata dalla crisi internazionale e dalla crescente concorrenza dei trasporti su strada. Le località turistiche, inoltre, potevano beneficiare dell’arrivo di migliaia di visitatori. Soprattutto, il fascismo utilizzò l’iniziativa come strumento propagandistico. Giornali e cinegiornali presentarono i treni come dimostrazione dell’attenzione del regime verso le classi popolari. Il viaggio collettivo, organizzato e regolato dalle istituzioni diventava parte dell’immagine di un’Italia ordinata, moderna e apparentemente unita. Anche il tempo libero, dunque, veniva ricondotto all’interno del progetto fascista. Il regime non si limitava a organizzare il lavoro e la vita politica, ma cercava di indirizzare le attività sportive, culturali e ricreative degli italiani.

Ciò non significa che i viaggiatori fossero semplicemente comparse inconsapevoli della propaganda. Le famiglie utilizzarono concretamente quelle opportunità, riempiendole di esperienze personali, incontri e momenti di libertà che potevano andare ben oltre le intenzioni politiche del regime. I treni popolari continuarono a circolare durante gli anni Trenta e il servizio terminò nel 1939, alla vigilia della Seconda guerra mondiale. Nel dopoguerra furono introdotte altre agevolazioni ferroviarie, ma appartenevano a iniziative e a un contesto politico differenti.
La nascita della vacanza di massa
Il vero consolidamento delle vacanze estive di massa avvenne negli anni Cinquanta e Sessanta. La crescita economica, l’aumento dei salari, le ferie retribuite, la diffusione dell’automobile e lo sviluppo delle strutture alberghiere trasformarono progressivamente la villeggiatura in un’abitudine accessibile a una parte sempre più ampia della società.

Attribuire ai soli treni fascisti la nascita delle ferie di agosto sarebbe quindi eccessivo. Essi non inventarono la vacanza popolare e non furono l’unica causa della moderna abitudine di partire a Ferragosto. Rappresentarono, tuttavia, uno dei primi tentativi organizzati su scala nazionale di avvicinare le classi meno abbienti al turismo.
In pochi decenni, una ricorrenza nata dal calendario agricolo romano, trasformata dalla devozione cristiana e utilizzata dal fascismo come occasione di mobilitazione collettiva era diventata il simbolo delle vacanze italiane. È questo il particolare intreccio che si nasconde dietro il Ferragosto: una festa capace di attraversare duemila anni di storia, cambiando significato senza mai perdere il proprio legame con il riposo.
Fonti specifiche
- Stefano Maggi, Le ferrovie, il Mulino, Bologna.
- Stefano Pivato, Il Touring Club Italiano, il Mulino, Bologna.
- Victoria de Grazia, Consenso e cultura di massa nell’Italia fascista. L’organizzazione del dopolavoro, Laterza.
- Patrizia Battilani, Vacanze di pochi, vacanze di tutti. L’evoluzione del turismo europeo, il Mulino.
- Christopher Duggan, Il popolo del Duce. Storia emotiva degli italiani sotto il fascismo, Laterza.
- Treccani, Le grandi infrastrutture: il sistema delle ferrovie e delle autostrade.
- Archivio storico dell’Istituto Luce, fondi dedicati ai treni popolari, al turismo e all’Opera Nazionale Dopolavoro. L’archivio conserva numerosi cinegiornali e fotografie dell’epoca.
- Pio XII, costituzione apostolica Munificentissimus Deus, 1º novembre 1950.
- Giovanni Paolo II, Angelus del 15 agosto 1987, per la storia liturgica della festa dell’Assunzione.
- Suetonio, Vita di Augusto.
- Ovidio, Fasti.


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