Episodio n. 95

Contesto storico
La storia più antica della città affonda le sue radici nell’area della foce dell’Aterno. L’antica Aternum, o Ostia Aterni, fu un porto importante dell’Adriatico, punto di riferimento per popolazioni dell’interno come Vestini, Peligni e Marrucini. La sua posizione ne faceva uno sbocco naturale verso il mare, una porta attraverso cui l’Abruzzo interno poteva affacciarsi al Mediterraneo e, in particolare, alle rotte dell’Adriatico. Non era ancora la Pescara moderna, naturalmente, ma già si intravedeva quella vocazione che avrebbe accompagnato il territorio nei secoli: essere luogo di passaggio, di transito, di contatto.

Con il tempo, come spesso accade nella storia delle città, i nomi cambiarono insieme agli equilibri politici e culturali. Il fiume Aterno, nel suo tratto finale, cominciò a essere indicato con il nome di Piscarius, probabilmente legato alla pesca e alla vita fluviale; da qui sarebbe derivato il nome Piscaria, poi Pescara. È un passaggio suggestivo perché racconta una trasformazione profonda: da porto romano legato alle vie imperiali a centro medievale più raccolto, più fragile, ma ancora aggrappato al suo elemento originario, l’acqua.
Nel corso dei secoli, però, Pescara non fu soltanto un luogo di mare. Fu anche, e forse soprattutto, un luogo militare. La sua posizione alla foce del fiume, lungo la costa adriatica e non lontana dai collegamenti con l’interno, la rese strategica. Nel Cinquecento, sotto Carlo V, Pescara venne rafforzata come piazzaforte del Regno di Napoli. La città assunse così l’aspetto di una sentinella: non più soltanto approdo e passaggio, ma presidio difensivo. In un’epoca segnata dalla minaccia ottomana, dagli scontri tra potenze europee e dalla necessità di controllare coste e rotte, Pescara diventò una postazione da difendere e da conquistare.

Nel 1566 la città respinse l’assalto delle galee turche guidate da Pialì Pascià, episodio che conferma il valore strategico attribuito a quella piazzaforte. Nei secoli successivi, Pescara continuò a essere coinvolta nelle tensioni politiche e militari dell’Italia meridionale: occupazioni, assedi, passaggi di eserciti, riconquiste. La sua storia, prima ancora che urbana, fu una storia di frontiera.

Eppure, mentre la Pescara fortificata continuava la sua esistenza sulla riva destra del fiume, sull’altra sponda cresceva un’altra realtà: Castellammare Adriatico. Era una cittadina diversa, sviluppatasi soprattutto nella seconda metà dell’Ottocento sulla sinistra della foce del Pescara, di fronte al vecchio centro. Aveva una vocazione più moderna, più turistica, più balneare. Treccani la descrive come una località cresciuta rapidamente, soprattutto come stazione balneare, fino a superare i 15.000 abitanti nel 1921.

Qui nasce il vero nodo della vicenda. Perché per lungo tempo non esistette una sola Pescara, ma due mondi vicini e separati. Da una parte la Pescara storica, segnata dalla fortezza, dal carcere, dalla memoria militare e amministrativa. Dall’altra Castellammare Adriatico, più giovane, dinamica, proiettata verso la villeggiatura, la ferrovia, il mare, l’espansione urbana. In mezzo, il fiume.
L’evento: la fusione
La storia della Pescara moderna non può essere capita se si commette l’errore di dire, semplicemente, che la città nacque nel 1927. Pescara esisteva già da secoli. Esisteva come porto antico, come centro medievale, come piazzaforte, come città borbonica e poi italiana. Ciò che avvenne nel 1927 fu diverso: nacque la Pescara moderna, cioè il comune unificato che mise insieme due realtà urbane fino ad allora distinte.

Il passaggio decisivo arrivò con il Regio Decreto-Legge 2 gennaio 1927, n. 1, un provvedimento di riordinamento delle circoscrizioni provinciali. L’articolo 4 stabilì in modo netto: “Il comune di Castellammare Adriatico è unito a quello di Pescara”. Con poche parole veniva risolto, almeno sul piano amministrativo, un dualismo durato decenni. Lo stesso provvedimento contribuì anche alla nascita della nuova provincia di Pescara. L’Archivio di Stato di Pescara ricorda che la provincia fu istituita proprio con il Regio Decreto n. 1 del 2 gennaio 1927, contestualmente ad altre nuove province italiane, e che la nuova circoscrizione aggregò 49 comuni distaccati in parte dalle province di Chieti, Teramo e L’Aquila.

Non fu, però, soltanto una questione burocratica. Dietro quella decisione c’erano spinte politiche, territoriali e simboliche. L’Archivio di Stato segnala il sostegno di figure come Giacomo Acerbo e Gabriele D’Annunzio, due personalità molto diverse ma entrambe influenti nel contesto del tempo. Acerbo aveva un peso politico diretto nel regime fascista; D’Annunzio rappresentava invece un prestigio culturale e simbolico enorme, tanto più perché nato proprio a Pescara. Il regime fascista comprese bene il valore di queste operazioni territoriali. Creare nuove province, ridisegnare confini, fondere comuni, attribuire centralità amministrativa a determinati centri non significava soltanto semplificare la macchina dello Stato. Significava anche costruire nuove gerarchie, nuovi riferimenti identitari, nuove geografie del potere. In questo senso, la nascita della Pescara moderna fu anche un atto politico.
Ma sarebbe sbagliato leggerla solo come una decisione calata dall’alto. Le due sponde del fiume erano ormai parte di un unico sistema urbano in crescita. La ferrovia, il porto, il commercio, il turismo balneare e lo sviluppo edilizio stavano progressivamente riducendo la distanza tra Pescara e Castellammare Adriatico. Il fiume continuava a separare, ma la vita economica e sociale spingeva verso l’unione.
Conclusione
La città che nacque nel 1927 era dunque il risultato di più forze: l’antica centralità geografica della foce, la memoria della piazzaforte, la crescita ottocentesca di Castellammare Adriatico, l’ambizione politica del regime, l’influenza di personalità locali e nazionali, la necessità di dare una forma amministrativa a un territorio che nella realtà quotidiana era già sempre più intrecciato.

Pescara, in fondo, non è nata contro il suo passato, ma mettendo insieme passati diversi. La riva destra e la riva sinistra non erano semplicemente due quartieri destinati a unirsi: erano due memorie. Una più antica e militare, l’altra più recente e balneare. Una legata alla fortezza, l’altra alla modernità adriatica. La fusione del 1927 non cancellò questa doppia anima, ma la trasformò nel carattere stesso della città. Il risultato fu una realtà diversa da entrambe: una città giovane nella sua forma amministrativa, ma antichissima nelle sue radici.
Fonti specifiche
- Licio Di Biase, La grande storia. Pescara-Castellammare dalle origini al XX secolo, Tracce, 2010.
- P. Smoglica, a cura di, La storia di Pescara. Dalla preistoria ai giorni nostri, Typimedia, 2018.
- Giuseppe Quieti, Pescara antica città, Carsa, 2010.
- Gaetano Ciglia, Le due Pescara intorno a un fiume, per non parlar di tanta Storia, 2021.
- Giuseppe Quieti, Il duca di Castropignano e l’assedio di Pescara, Carabba, 2014.
- Treccani, voce Pescara.
- Treccani, voce Castellammare Adriatico.
- Normattiva, Regio Decreto-Legge 2 gennaio 1927, n. 1.
- Archivio di Stato di Pescara, profilo storico.
- Wikimedia Commons, categorie Historical images of Pescara, Postcards of Pescara, Old maps of Pescara, Aternum.


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