Episodio n. 5

Contesto storico
All’inizio della Seconda guerra mondiale la Germania nazista dimostrò in maniera impressionante la sua superiorità militare: dopo l’invasione della Polonia (1° settembre 1939), i carri armati e la Luftwaffe travolsero rapidamente Danimarca, Norvegia, Paesi Bassi, Belgio e Francia, mentre l’Italia entrava in guerra solo nel giugno del 1940.
La Norvegia, pur dichiarandosi neutrale, aveva un’importanza strategica enorme per due ragioni.
- Narvik e il ferro svedese: il porto artico di Narvik era essenziale per l’esportazione del ferro proveniente dalle miniere di Kiruna e Gällivare (Svezia). In inverno, quando il Baltico era ghiacciato, Narvik restava l’unico sbocco disponibile grazie alla corrente del Golfo. Senza quel ferro, la macchina bellica tedesca non avrebbe potuto sostenere la produzione di armamenti.
- Il controllo dell’Atlantico: i porti norvegesi potevano offrire alla Kriegsmarine un corridoio per aggirare il blocco navale britannico e minacciare i convogli alleati.

Hitler approvò il piano d’invasione di Danimarca e Norvegia il 1° marzo 1940. L’operazione, audace e rapida, prevedeva sbarchi navali, truppe aviotrasportate e il sostegno della flotta. Anche gli Alleati, però, avevano messo gli occhi su Narvik: il 28 marzo 1940, Churchill e i francesi approvarono l’Operazione Wilfred, che prevedeva di minare le acque norvegesi e, in caso di intervento tedesco, occupare proprio Narvik con truppe franco-britanniche.

L’evento: la battaglia
La campagna si aprì con una serie di colpi di scena.
- Prima battaglia navale di Narvik (10 aprile 1940) → La Royal Navy sorprese la squadra tedesca che aveva occupato il porto il giorno precedente, infliggendo gravi perdite e bloccandola nei fiordi.
- Seconda battaglia navale di Narvik (13 aprile 1940) → Una flotta britannica più potente annientò le unità tedesche superstiti, distruggendo in pratica l’intera forza navale nemica presente nell’area.

Dopo questi successi, iniziò la fase terrestre: dal 9 aprile all’8 giugno 1940, reparti tedeschi guidati dal generale Eduard Dietl difesero Narvik contro un contingente misto di norvegesi, britannici, francesi e polacchi. Gli Alleati riuscirono a respingere i tedeschi verso il confine con la neutrale Svezia, preparando una nuova offensiva.
La vittoria sembrava vicina, ma la realtà della guerra altrove cambiò tutto. Il 10 maggio 1940 la Germania invase Francia e Paesi Bassi, costringendo Londra e Parigi a ritirare le truppe dalla Norvegia per difendere l’Europa occidentale. Con l’Operazione Alphabet (4–8 giugno 1940) gli Alleati evacuarono i 25.000 soldati presenti a Narvik. L’8 giugno i norvegesi, rimasti soli, furono costretti alla resa.

Conseguenze
Narvik rappresentò una vittoria militare ma una sconfitta strategica per gli Alleati. Avevano dimostrato di poter battere i tedeschi sul campo, ma la necessità di abbandonare la Norvegia consegnò a Hitler un successo fondamentale:
- assicurò il flusso di ferro dalla Svezia;
- conquistò basi aeronavali preziose per i sottomarini e le navi tedesche che da lì potevano minacciare i convogli verso la Gran Bretagna e l’Unione Sovietica;
- consolidò l’occupazione tedesca in Scandinavia, che durerà fino all’8 maggio 1945.

Per i tedeschi fu però una vittoria costosa: la Kriegsmarine perse gran parte della sua flotta di superficie, indebolendo la sua capacità di scontro diretto con la Royal Navy.
Sul piano politico, la battaglia di Narvik ebbe un impatto enorme anche a Londra: le critiche per la gestione dell’operazione portarono alle dimissioni di Neville Chamberlain e all’ascesa di Winston Churchill come primo ministro (10 maggio 1940).
Fonti specifiche
- Gerhard L. Weinberg, A World at Arms: A Global History of World War II, Cambridge University Press, 1994.
- Antony Beevor, La Seconda guerra mondiale, Rizzoli, 2012.
- John Keegan, La Seconda guerra mondiale, BUR, 2017.


Lascia un commento