Episodio n. 6

Contesto storico
Nella seconda metà degli anni ’20, Iosif Stalin avviò un processo radicale di trasformazione della società sovietica. Il suo obiettivo era trasferire la ricchezza prodotta dall’agricoltura all’industria, destinata a diventare il motore dell’economia pianificata.
L’Ucraina, cuore agricolo dell’URSS e terra di vaste pianure fertili, fu travolta da questa politica. A partire dal 1927 furono introdotte le grandi aziende collettive (kolchoz) e statali (sovchoz), obbligate a consegnare allo Stato i prodotti a prezzi imposti. La tradizione contadina ucraina, fatta di piccole proprietà familiari, entrò in rotta di collisione con il progetto sovietico. I kulaki, i piccoli proprietari, divennero il principale bersaglio della repressione.

L’Evento: il genocidio per fame (1932 – 1933)
Tra il 1929 e il 1932 Stalin lanciò la collettivizzazione forzata e la “dekulakizzazione”: eliminazioni fisiche, deportazioni nei gulag, confisca delle terre. I contadini resistettero, nascondendo i raccolti o abbattendo il bestiame, ma la reazione del regime fu spietata.

Nel biennio 1932-1933 si consumò la tragedia dell’Holodomor, letteralmente “sterminio per fame”. Oltre 6 milioni di persone morirono in Ucraina: un quarto della popolazione rurale fu annientata. Non solo contadini, ma anche le élites culturali, religiose e intellettuali furono colpite perché considerate “nemiche del socialismo”.

Le requisizioni furono feroci: nel luglio 1932 fu imposto il 45% del raccolto, a novembre e a gennaio nuove confische. Il 6 dicembre 1932 il Politburo ordinò sanzioni draconiane contro i villaggi “inadempienti”: blocco di rifornimenti, divieto di commercio, requisizione delle ultime scorte, truppe schierate per impedire la fuga degli affamati. Perfino i semi per la semina vennero sequestrati.
La legge del 7 agosto 1932 rese “sacra e inviolabile” la proprietà socialista: anche i bambini colti a rubare qualche spiga rischiavano dieci anni di lavori forzati o la fucilazione. L’Ucraina divenne così una prigione a cielo aperto, un gigantesco ghetto agricolo in cui la sopravvivenza era impossibile. Solo nel marzo 1933 le requisizioni furono sospese e, ad aprile, venne distribuito grano dai depositi militari. Ma ormai milioni di vite erano già state spezzate.
Memoria e riconoscimento
L’Holodomor è considerato dagli storici uno dei più gravi crimini del XX secolo. Tuttavia, la sua memoria è stata a lungo soffocata. Durante l’URSS era vietato parlarne apertamente, e ancora oggi la sua definizione divide: genocidio o carestia causata da cattiva gestione?

Il 29 novembre 2006, il presidente ucraino Viktor Juščenko firmò la legge che definisce l’Holodomor come un evento provocato da precise scelte politiche e istituì il Giorno del ricordo, celebrato ogni quarto sabato di novembre.Il Parlamento europeo, con una risoluzione del 23 ottobre 2008, lo ha definito “un crimine contro l’umanità”, pur evitando di usare uff icialmente il termine genocidio. Per molti ucraini, soprattutto oggi, questo non basta. Come ha dichiarato il ministro degli esteri Dmytro Kuleba: “La politica di ‘non provocare la Russia’ è finita.”

L’Holodomor è il volto più oscuro della disumanità politica: milioni di persone condannate alla fame non per cause naturali, ma per una scelta deliberata del potere. Una punizione collettiva che mirava non solo a spezzare la resistenza dei contadini, ma anche a cancellare l’identità culturale e nazionale ucraina. Oggi purtroppo, anche se in altre forme, sembra che la storia si ripeta…
Fonti specifiche
- Robert Conquest, The Harvest of Sorrow: Soviet Collectivization and the Terror-Famine (Oxford University Press, 1986).
- Timothy Snyder, Terre di sangue (Rizzoli, 2011).
- Enciclopedia Treccani – voce Holodomor.
- Parlamento Europeo, Risoluzione del 23 ottobre 2008.
- Legge ucraina del 29 novembre 2006 (Presidente Juščenko).


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