Episodio n. 20

Contesto storico
Prima di dedicare un Episodio sull’importanza che i Longobardi hanno rivestito per la mia città, Benevento, chiudiamo in questo Episodio i due secoli che hanno visto regnare i discendenti di Re Alboino sul suolo italiano.

La morte di Cuniperto, nel 700, segnò l’apertura di una grave crisi dinastica. L’ascesa al trono del figlio minorenne di Cuniperto, Liutperto, fu immediatamente contestata dal duca di Torino, Ragimperto, anche lui esponente del casato Bavarese. Ragimperto sconfisse a Novara i sostenitori di Liutperto e, agli inizi del 701, salì al trono. Morì tuttavia dopo appena otto mesi lasciando il trono al figlio Ariperto II; Ariperto venne imprigionato dai sostenitori di Liutperto (Ansprando e Rotarit, il primo suo reggente il secondo duca di Bergamo) che restituirono il trono a Liutperto.
Ariperto, a sua volta, riuscì a fuggire e a scontrarsi con i tutori del suo antagonista, sconfiggendoli a Pavia nel 702, poi imprigionò Liutperto e occupò il trono. Poco dopo eliminò definitivamente i suoi avversari, solo Ansprando riuscì a sfuggire, rifugiandosi in Baviera, ma nel 712 tornò in Italia con un esercito raccolto in Baviera e si scontrò con Ariperto che morì mentre tentava la fuga verso il regno dei Franchi, affogato nel Ticino dove sprofondò a causa del peso dell’oro che portava con sé. Con lui ebbe termine la presenza della dinastia Bavarese sul trono dei Longobardi.

Ansprando morì dopo appena tre mesi di regno, lasciando il trono al figlio Liutprando. Il suo regno, il più lungo di tutti quelli longobardi in Italia, fu caratterizzato dall’ammirazione quasi religiosa che veniva tributata al re dal suo popolo, che riconosceva in lui audacia e lungimiranza politica. Liutprando scampò in giovanissima età alla vendetta di Ariperto II, che fece imprigionare e mutilare la madre e i fratelli; Liutprando fu invece riconsegnato al padre, esule in Baviera. Rientrò in Italia nel 712, quando il padre sconfisse e subentrò ad Ariperto, e venne immediatamente associato al trono.
L’Evento
Liutprando accentrò il governo del regno longobardo nelle sue mani, limitando fortemente l’autonomia dei duchi, arricchendo la legislazione e portando avanti con decisione l’integrazione tra la cultura germanica e quella latina in Italia. Estese i possedimenti del regno e limitò il potere del papato. Fu, accanto a Grimoaldo, il sovrano longobardo che più si avvicinò al progetto di divenire nei fatti ciò che tutti i re di Pavia proclamavano di essere: rex totius Italiae.

Liutprando cercò di consolidare la sua autorità all’interno del regno che aveva conosciuto un lungo periodo di violenze e disordini. Cercò l’appoggio della Chiesa, emanò nuove leggi (ben 153 capitoli dal 713 al 735) influenzato non solo dal diritto romano, ma anche da quello canonico e attuò una rigida politica verso i duchi ribelli di Benevento, Spoleto e del Friuli. Per poter agire liberamente si assicurò l’amicizia dei Franchi, accordandosi con Carlo Martello minacciato dagli Arabi, e dei Bavari, sposando Guntrude, figlia del loro duca. Nel 726 Liutprando invase l’Esarcato giungendo fino a Ravenna; si spinse poi verso Roma conquistando Sutri.

Gregorio II, temendo che una vittoria longobarda avrebbe limitato l’indipendenza di cui la Chiesa godeva, convinse Liutprando a fermarsi e donare Sutri “ai beati apostoli Pietro e Paolo” (728). Questa vittoria morale riportata dal pontefice condizionò la politica successiva di Liutprando e gettò una grave ipoteca sul destino del regno stesso.

Savelli (Roma, 669 – Roma, 11 febbraio 731), della famiglia romana dei Savelli, è stato l’89º papa della Chiesa cattolica, che lo venera come santo. La sua memoria liturgica cade l’11 febbraio.
Tutte le imprese successive di Liutprando contro Ravenna (734, 740, 743) vennero infatti abilmente stornate dai papi Gregorio III e Zaccaria che sostennero a più riprese i duchi ribelli di Benevento e Spoleto (732, 739, 742) e invocarono anche contro di lui l’intervento dei Franchi. Vinti e deposti i duchi di Benevento e Spoleto, dopo un’ultima spedizione contro Ravenna impedita da papa Zaccaria (che andò appositamente a Pavia), Liutprando morì mentre negoziava con Costantinopoli nel gennaio 744 e il suo corpo è oggi conservato, insieme a quello di suo padre Ansprando, nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, a Pavia, accanto al monastero che fu fatto costruire per custodirvi le reliquie di sant’Agostino, prese in Sardegna nel 723 per evitare il pericolo di profanazione da parte dei pirati saraceni e donate alla città di Pavia.

Dopo la morte di Liutprando (744) una rivolta destituì suo nipote Ildebrando e insediò al suo posto il duca del Friuli, Rachis, che tuttavia si dimostrò un sovrano debole. Cercò sostegno presso la piccola nobiltà e i Romanici, inimicandosi la base dei Longobardi che lo costrinse presto a tornare all’offensiva e ad attaccare la Pentapoli. Il papa lo convinse a desistere e il suo prestigio crollò; i duchi elessero come nuovo re suo fratello, Astolfo, e Rachis si ritirò a Montecassino. Astolfo, espressione della corrente più aggressiva dei duchi, intraprese una politica energica ed espansionistica e all’inizio colse notevoli successi, culminati nella conquista di Ravenna (751); le sue campagne portarono i Longobardi a un dominio quasi completo dell’Italia, con l’occupazione (750-751) anche dell’Istria, di Ferrara, di Comacchio e di tutti i territori a sud di Ravenna fino a Perugia, mentre nella Langobardia Minor riuscì a imporre il suo potere anche a Spoleto e, indirettamente, a Benevento.

Proprio nel momento in cui Astolfo pareva ormai avviato a vincere tutte le opposizioni su suolo italiano, Pipino il Breve, nuovo re dei Franchi, si accordò con papa Stefano II che, in cambio della solenne unzione regale, ottenne la discesa in Italia dei Franchi. Nel 755 l’esercito longobardo fu sgominato dai Franchi e Astolfo (assediato a Pavia da Pipino il Breve) dovette accettare consegne di ostaggi e cessioni territoriali. Due anni dopo riprese la guerra contro il papa, che richiamò i Franchi. Sconfitto di nuovo, Astolfo dovette accettare patti molto più duri: Ravenna passò al papa, incrementando il nucleo territoriale del Patrimonio di San Pietro e il re dovette accettare una sorta di protettorato.

Alla morte di Astolfo, nel 756, Rachis uscì dal monastero e tentò, inizialmente con qualche successo, di ritornare sul trono. Si oppose Desiderio, duca di Tuscia, che riuscì a ottenere l’appoggio del papa e dei Franchi. I Longobardi gli si sottomisero e Rachis ritornò a Montecassino. Desiderio riaffermò il controllo longobardo sul territorio facendo di nuovo leva sui Romanici, creando una rete di monasteri governati da aristocratici longobardi e arrivando a patti con il nuovo papa, Paolo I. Desiderio sviluppò una disinvolta politica matrimoniale dando in sposa Ermengarda al futuro Carlo Magno e un’altra figlia, Liutperga, al duca di Baviera, Tassilone.

Nel 771 la morte del fratello Carlomanno lasciò mano libera a Carlo Magno che, ormai saldo sul trono, ripudiò la figlia di Desiderio. L’anno successivo un nuovo papa, Adriano I, pretese la consegna di alcuni territori promessi e mai ceduti da Desiderio, accusandolo di tradimento. Desiderio quindi passò all’offensiva contro le città della Pentapoli. Carlo Magno, dopo un negoziato fallito, venne in aiuto del papa: tra il 773 e il 774 scese in Italia e conquistò la capitale del regno, Pavia. Il figlio di Desiderio, Adelchi, trovò rifugio presso i Bizantini; Desiderio e la moglie Ansa furono condotti in Francia e chiusi in un monastero. Carlo si fece chiamare da allora Gratia Dei rex Francorum et Langobardorum, realizzando un’unione personale dei due regni, mantenendo le Leges Langobardorum ma riorganizzando il regno sul modello franco, con Conti al posto dei Duchi.

Desiderio di fatto è l’ultimo Re Longobardo. Il Figlio di Desiderio, Adelchi, è il duca longobardo di Brescia che assunse la corona nel 756, Adelchi fu associato al regno del padre nel 759, per assicurarne la pacifica successione. Nell’epoca in cui Carlo Magno prese in moglie la figlia di Desiderio, Ermengarda, pare che Adelchi fosse fidanzato con la sorella di Carlo, Gisela, matrimonio che poi svanì. Quando i Franchi scesero in Italia nel 773, Adelchi (detto anche Adalgiso o Adelgiso) si rifugiò a Verona, sopportando un duro assedio, finché nel 774 fu costretto a cedere rifugiandosi a Costantinopoli, dove l’imperatore Costantino V gli conferì il titolo di Patrizio. Papa Adriano I temeva un ritorno di Adelchi in Italia, alla testa di milizie bizantine, per fomentare la rivolta dei duchi longobardi superstiti; ma tale ritorno tardò fino al 787. In quell’anno, Adelchi sbarcò in Calabria, ma affrontato e sconfitto dal suo stesso nipote Grimoaldo, figlio di Arechi duca di Benevento, secondo alcuni cadde sul campo, secondo altri invece riparò di nuovo a Costantinopoli e qui visse probabilmente fino al 788.

I domini longobardi dell’Italia centro-meridionale, subirono destini differenti. Il Ducato di Spoleto cadde immediatamente in mano franca, quello di Benevento si mantenne, invece, autonomo. Il duca Arechi II, al potere al momento del crollo del regno, aspirò inutilmente al trono reale; assunse poi il titolo di princeps.
Dopo l’anno Mille gli Stati longobardi vennero assorbiti dai Normanni, come tutta l’Italia meridionale.
Nel 1139 il principato di Salerno, evolse nel Regno di Sicilia (durato – con vari nomi – sette secoli, fino al 1861). Benevento, conquistata da Roberto il Guiscardo nel 1053, entrò a far parte dello Stato Pontificio, anche se continuarono a essere nominati duchi longobardi (direttamente dal papa) fino al 1081.
La persistenza di Stati autonomi permise ai Longobardi di salvaguardare una propria identità culturale e mantenne gran parte dell’Italia del Sud nell’orbita culturale occidentale, anziché in quella bizantina. Il diritto longobardo (more Langobardorum) persistette in ampie aree dell’Italia meridionale ancora per un paio di secoli.



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