Episodio n. 20

Contesto storico
Se Teodolinda aveva rappresentato il momento della stabilizzazione, con Liutprando il regno longobardo raggiunge il suo punto più alto. Ma come spesso accade nella storia, l’apice coincide con l’inizio della discesa.
All’inizio dell’VIII secolo il quadro politico è complesso. A nord il regno longobardo è ormai consolidato, invece a sud sopravvivono i ducati di Spoleto e Benevento, spesso autonomi. L’Impero bizantino mantiene ancora Ravenna e l’Esarcato, mentre il papato, sempre più fragile militarmente, cerca nuovi protettori.

In questo scenario, nel 712 sale al trono Liutprando. Il suo regno, il più lungo di tutti quelli longobardi in Italia, fu caratterizzato dall’ammirazione quasi religiosa che veniva tributata al re dal suo popolo, che riconosceva in lui audacia e lungimiranza politica.
L’Evento
Liutprando accentrò il governo del regno longobardo nelle sue mani, limitando fortemente l’autonomia dei duchi, arricchendo la legislazione e portando avanti con decisione l’integrazione tra la cultura germanica e quella latina in Italia. Estese i possedimenti del regno e limitò il potere del papato. Fu, accanto a Grimoaldo, il sovrano longobardo che più si avvicinò al progetto di divenire nei fatti ciò che tutti i re di Pavia proclamavano di essere: rex totius Italiae.

Liutprando cercò di consolidare la sua autorità all’interno del regno che aveva conosciuto un lungo periodo di violenze e disordini. Cercò l’appoggio della Chiesa, emanò nuove leggi (ben 153 capitoli dal 713 al 735) influenzato non solo dal diritto romano, ma anche da quello canonico e attuò una rigida politica verso i duchi ribelli di Benevento, Spoleto e del Friuli. Per poter agire liberamente si assicurò l’amicizia dei Franchi, accordandosi con Carlo Martello minacciato dagli Arabi, e dei Bavari, sposando Guntrude, figlia del loro duca.
Nel 726 Liutprando invase l’Esarcato giungendo fino a Ravenna; si spinse poi verso Roma conquistando Sutri.

Gregorio II, temendo che una vittoria longobarda avrebbe limitato l’indipendenza di cui la Chiesa godeva, convinse Liutprando a fermarsi e donare Sutri “ai beati apostoli Pietro e Paolo” (728). Questa vittoria morale riportata dal pontefice condizionò la politica successiva di Liutprando e gettò una grave ipoteca sul destino del regno stesso.

Savelli (Roma, 669 – Roma, 11 febbraio 731), della famiglia romana dei Savelli, è stato l’89º papa della Chiesa cattolica, che lo venera come santo. La sua memoria liturgica cade l’11 febbraio.
Tutte le imprese successive di Liutprando contro Ravenna (734, 740, 743) vennero infatti abilmente stornate dai papi Gregorio III e Zaccaria che sostennero a più riprese i duchi ribelli di Benevento e Spoleto (732, 739, 742) e invocarono anche contro di lui l’intervento dei Franchi. Vinti e deposti i duchi di Benevento e Spoleto, dopo un’ultima spedizione contro Ravenna impedita da papa Zaccaria (che andò appositamente a Pavia), Liutprando morì mentre negoziava con Costantinopoli nel gennaio 744 e il suo corpo è oggi conservato, insieme a quello di suo padre Ansprando, nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, a Pavia, accanto al monastero che fu fatto costruire per custodirvi le reliquie di sant’Agostino, prese in Sardegna nel 723 per evitare il pericolo di profanazione da parte dei pirati saraceni e donate alla città di Pavia.

Dopo Liutprando: l’errore fatale
I suoi successori non hanno la stessa statura politica. Con Astolfo, il regno adotta una linea più aggressiva contro Roma. La conquista di Ravenna e la pressione sul papato accelerano il processo già in atto. Il papa Stefano II attraversa le Alpi e chiede aiuto ai Franchi. È un gesto epocale, Il re franco Pipino il Breve interviene militarmente, sottrae territori ai Longobardi e li consegna al papato. Nasce così il nucleo dello Stato Pontificio. Il regno longobardo, pur ancora forte, ha perso l’iniziativa Nel 755 l’esercito longobardo fu sgominato dai Franchi e Astolfo (assediato a Pavia da Pipino il Breve) dovette accettare consegne di ostaggi e cessioni territoriali. Due anni dopo riprese la guerra contro il papa, che richiamò i Franchi. Sconfitto di nuovo, Astolfo dovette accettare patti molto più duri: Ravenna passò al papa, incrementando il nucleo territoriale del Patrimonio di San Pietro e il re dovette accettare una sorta di protettorato..

L’ultimo re, Desiderio, tenta una politica matrimoniale e diplomatica per contenere i Franchi. Sua figlia sposa Carlo Magno, ma l’alleanza si rompe. Nel 773 Carlo Magno scende in Italia e dopo un lungo assedio, nel 774 conquista Pavia. Desiderio viene deposto. Carlo assume il titolo di “Rex Langobardorum”. Il regno longobardo indipendente è finito. I domini longobardi dell’Italia centro-meridionale, subirono destini differenti. Il Ducato di Spoleto cadde immediatamente in mano franca, quello di Benevento si mantenne, invece, autonomo. Il duca Arechi II, al potere al momento del crollo del regno, aspirò inutilmente al trono reale, assunse poi il titolo di princeps.
Conclusione
La caduta politica non coincide con la scomparsa del popolo. Le strutture amministrative, il diritto, l’aristocrazia longobarda sopravvivono e si integrano nel nuovo assetto carolingio. L’identità longobarda non viene cancellata masi fonde. Liutprando rappresenta il momento in cui il regno longobardo avrebbe potuto consolidarsi definitivamente come potenza italiana autonoma, ma la pressione esterna, l’errore strategico nei confronti del papato e l’ascesa dei Franchi cambiano l’equilibrio europeo.

Dopo l’anno Mille gli Stati longobardi vennero assorbiti dai Normanni, come tutta l’Italia meridionale. Nel 1139 il Principato di Salerno, evolse nel Regno di Sicilia (durato – con vari nomi – sette secoli, fino al 1861). Benevento, conquistata da Roberto il Guiscardo nel 1053, entrò a far parte dello Stato Pontificio, anche se continuarono a essere nominati duchi longobardi (direttamente dal papa) fino al 1081. La persistenza di Stati autonomi permise ai Longobardi di salvaguardare una propria identità culturale e mantenne gran parte dell’Italia del Sud nell’orbita culturale occidentale, anziché in quella bizantina. Il diritto longobardo (more Langobardorum) persistette in ampie aree dell’Italia meridionale ancora per un paio di secoli.
Fonti specifiche
- Paolo Diacono, Historia Langobardorum
- Stefano Gasparri, I Longobardi in Italia
- Jörg Jarnut, Storia dei Longobardi
- Chris Wickham, Early Medieval Italy
- Alessandro Barbero, studi sul regno longobardo e l’età carolingia


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