Quando il regno longobardo sembrò abbastanza forte da riunire gran parte dell’Italia, un nuovo equilibrio tra papato e Franchi cominciò lentamente a preparare la sua caduta.
Episodio n. 20

Contesto storico
Se Teodolinda aveva rappresentato il momento della stabilizzazione e dell’avvicinamento definitivo dei Longobardi al mondo romano e cattolico, con Liutprando il regno raggiunse probabilmente il punto più alto della propria storia. All’inizio dell’VIII secolo, tuttavia, l’Italia era ancora un mosaico di poteri. Il regno longobardo dominava gran parte del Nord, mentre nell’Italia centro-meridionale i ducati di Spoleto e Benevento, pur appartenendo alla stessa realtà politica e culturale, mantenevano spesso una notevole autonomia. L’Impero bizantino conservava ancora Ravenna, l’Esarcato e altri territori sparsi nella penisola; Roma, formalmente bizantina, vedeva invece crescere continuamente il peso politico del papa.
Nel 712, alla morte del padre Ansprando, salì al trono Liutprando. Sarebbe rimasto re fino al 744, dando vita al regno più lungo della storia longobarda in Italia. Sotto di lui la monarchia si rafforzò, la distinzione fra Longobardi e popolazione romana divenne sempre meno marcata e l’integrazione religiosa e giuridica compì passi decisivi.
Il progetto di Liutprando
Liutprando comprese che, per trasformare il regno longobardo nella vera potenza dominante della penisola, era necessario prima di tutto rafforzarne l’autorità centrale. Limitò quindi l’indipendenza dei grandi duchi, intervenendo più volte negli affari di Spoleto e Benevento, e proseguì l’opera legislativa dei suoi predecessori. Tra il 713 e il 735 convocò numerose assemblee nelle quali vennero promulgate nuove norme, sempre più influenzate dal cristianesimo e dall’incontro fra tradizione germanica, diritto romano e cultura cattolica.

Liutprando non era semplicemente un conquistatore. Il suo progetto sembrava puntare alla costruzione di una monarchia capace di governare popolazioni ormai profondamente integrate. Proprio durante il suo regno la separazione fra i Longobardi e i cosiddetti “Romani” perse progressivamente gran parte del significato politico che aveva avuto nei primi decenni successivi all’invasione del 568. Sul piano internazionale il re mantenne inoltre buoni rapporti con i Franchi, e in particolare con Carlo Martello, che Liutprando aiutò militarmente nelle campagne contro i musulmani in Provenza. Nessuno, in quel momento, avrebbe potuto immaginare che proprio i Franchi sarebbero diventati, pochi decenni dopo, gli artefici della distruzione del regno longobardo.
Roma, Ravenna e la conquista di Sutri
L’occasione per ampliare ulteriormente il regno arrivò dalla crisi dell’Italia bizantina. Lo scontro fra il papato e l’imperatore Leone III sulla questione dell’iconoclastia indebolì ulteriormente il controllo di Costantinopoli sulla penisola. Liutprando ne approfittò, attaccando i territori bizantini e occupando diverse città dell’Emilia e dell’Esarcato.
Il suo obiettivo era ambizioso: estendere il controllo longobardo sulle terre ancora bizantine e avvicinarsi a quella unificazione politica dell’Italia che nessun sovrano longobardo era ancora riuscito a realizzare. Nel 728, dopo aver conquistato Sutri, importante posizione strategica lungo le comunicazioni fra Roma e Ravenna, Liutprando si trovò però di fronte all’opposizione di papa Gregorio II. Il pontefice riuscì a convincerlo a rinunciare alla città e il re decise di consegnarla non all’Impero bizantino, al quale formalmente apparteneva, ma “ai beati apostoli Pietro e Paolo”, cioè alla Chiesa romana.

La cosiddetta Donazione di Sutri viene spesso indicata come uno dei primi passaggi nella formazione del futuro potere territoriale dei papi. Non si può ancora parlare di Stato Pontificio nel senso che il termine assumerà successivamente, ma il gesto possedeva un significato politico enorme: il pontefice veniva riconosciuto come destinatario diretto di un territorio sottratto all’autorità imperiale.
Un re cattolico contro un papa sempre più autonomo
Liutprando era un sovrano profondamente cattolico e proprio questa caratteristica rendeva complesso il rapporto con Roma. Avrebbe potuto sfruttare fino in fondo la debolezza bizantina, ma non poteva ignorare completamente l’autorità religiosa del pontefice. Negli anni successivi continuò comunque a espandersi. Intorno al 732 occupò perfino Ravenna, capitale dell’Esarcato bizantino, che tuttavia tornò successivamente nelle mani imperiali grazie anche all’intervento dei Veneziani. Nel frattempo il re impose nuovamente la propria autorità sui ducati longobardi ribelli di Spoleto e Benevento.

Lo scontro con il papato proseguì durante i pontificati di Gregorio III e soprattutto di Zaccaria. Nel 742 Liutprando accettò di restituire alcuni territori conquistati nei pressi del ducato romano; l’anno successivo papa Zaccaria arrivò personalmente a Pavia e riuscì ancora una volta a convincerlo ad abbandonare parte delle sue conquiste. Liutprando morì nel gennaio del 744. Fu sepolto a Pavia, nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, la stessa città nella quale aveva fatto trasferire dalla Sardegna le reliquie di sant’Agostino per sottrarle al pericolo rappresentato dalle incursioni musulmane. Con lui moriva probabilmente il sovrano più capace che il regno longobardo avesse conosciuto dopo il suo insediamento in Italia, ma soprattutto scompariva l’uomo che era riuscito, con grande abilità, a mantenere in equilibrio tre forze sempre più difficili da conciliare: Longobardi, papato e Franchi.
Dopo Liutprando: l’equilibrio si spezza
Dopo il breve regno di Ildebrando e quello di Rachis, nel 749 salì al trono Astolfo, esponente di una politica decisamente più aggressiva. Nel 751 conquistò Ravenna, ponendo definitivamente fine all’Esarcato e a oltre due secoli di presenza politica bizantina nella città. Il regno longobardo sembrava ormai vicinissimo a realizzare ciò che Liutprando aveva soltanto sfiorato: l’egemonia sull’Italia.

Ma questa volta il papato reagì in maniera diversa. Papa Stefano II, sentendosi minacciato direttamente dall’espansione longobarda e non potendo più contare efficacemente sull’imperatore bizantino, attraversò le Alpi e si rivolse al nuovo re dei Franchi, Pipino il Breve. Il pontefice non guardava più a Costantinopoli come principale garante della propria sicurezza: guardava verso Occidente. Pipino intervenne in Italia prima nel 754 e poi nuovamente nel 756, sconfiggendo Astolfo. Dopo la seconda campagna, Ravenna e altri territori dell’antico Esarcato e della Pentapoli furono destinati alla Chiesa di Roma. Da quelle concessioni territoriali prese forma uno dei nuclei fondamentali del futuro Stato della Chiesa.
Desiderio e l’ultima partita
Alla morte di Astolfo, nel 756, salì al trono Desiderio. Il nuovo sovrano tentò inizialmente una strada diversa. Cercò di ricostruire i rapporti con il papato e soprattutto di neutralizzare la minaccia franca attraverso la diplomazia. Una delle sue figlie venne data in sposa a Carlo, il futuro Carlo Magno. Sembrava possibile costruire un’alleanza fra le due grandi monarchie, ma durò pochissimo. Carlo ripudiò la moglie e, quando i contrasti fra Desiderio e papa Adriano I tornarono ad aggravarsi, il pontefice chiese nuovamente aiuto ai Franchi. Nel 773 Carlo attraversò le Alpi, superò le difese longobarde e pose sotto assedio Pavia. Nel giugno del 774, dopo mesi di resistenza, la capitale si arrese.

Desiderio venne deposto e Carlo assunse personalmente il titolo di rex Langobardorum, “re dei Longobardi”. Per la prima volta un sovrano straniero non distruggeva semplicemente il regno sconfitto: ne assumeva direttamente la corona e ne incorporava le strutture nel proprio sistema politico. Dopo oltre due secoli, il regno longobardo indipendente dell’Italia settentrionale era finito.
Ma i Longobardi non scomparvero
La caduta di Pavia non significò però la fine immediata del mondo longobardo. Il Ducato di Spoleto entrò rapidamente nell’orbita franca, mentre Benevento riuscì a conservare una notevole autonomia. Il duca Arechi II, genero di Desiderio, si presentò come continuatore della tradizione longobarda e dal 774 assunse il titolo di princeps, trasformando Benevento nel principale centro politico della cosiddetta Langobardia Minor.

Proprio Arechi II contribuì inoltre allo sviluppo della chiesa di Santa Sofia di Benevento, destinata a diventare uno dei simboli più straordinari della cultura longobarda dell’Italia meridionale. Nel Sud, l’eredità longobarda sarebbe sopravvissuta per secoli, attraversando divisioni interne, la nascita del Principato di Salerno e infine l’espansione normanna dell’XI secolo. E anche nel Nord la conquista franca non cancellò improvvisamente ciò che era esistito prima. Aristocrazie, istituzioni, proprietà fondiarie, tradizioni giuridiche e famiglie longobarde continuarono a vivere all’interno del nuovo sistema carolingio.
Conclusione
La caduta politica non coincide con la scomparsa del popolo. Le strutture amministrative, il diritto, l’aristocrazia longobarda sopravvivono e si integrano nel nuovo assetto carolingio. L’identità longobarda non viene cancellata ma si fonde. Liutprando rappresenta il momento in cui il regno longobardo avrebbe potuto consolidarsi definitivamente come potenza italiana autonoma, ma la pressione esterna, l’errore strategico nei confronti del papato e l’ascesa dei Franchi cambiano l’equilibrio europeo.
Dopo l’anno Mille gli Stati longobardi vennero assorbiti dai Normanni, come tutta l’Italia meridionale. Nel 1139 il Principato di Salerno confluì nel Regno di Sicilia (durato – con vari nomi – sette secoli, fino al 1861). Benevento, conquistata da Roberto il Guiscardo nel 1053, entrò a far parte dello Stato Pontificio, anche se continuarono a essere nominati duchi longobardi (direttamente dal papa) fino al 1081. La persistenza di Stati autonomi permise ai Longobardi di salvaguardare una propria identità culturale e mantenne gran parte dell’Italia Meridionale nell’orbita culturale occidentale, anziché in quella bizantina. Il diritto longobardo (more Langobardorum) persistette in ampie aree del sud Italia ancora per un paio di secoli.
Fonti specifiche
- Paolo Diacono, Historia Langobardorum
- Stefano Gasparri, I Longobardi in Italia
- Jörg Jarnut, Storia dei Longobardi
- Chris Wickham, Early Medieval Italy
- Alessandro Barbero, studi sul regno longobardo e l’età carolingia
- Claudio Azzara, studi sulla civiltà e sulla legislazione longobarda.


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