“La Benevento longobarda” 4° parte

Dove il regno dei Longobardi sopravvisse alla conquista di Carlo Magno

Episodio n. 21

La Chiesa di Santa Sofia, patrimonio UNESCO dal 2011

Contesto storico

È davvero impressionante quanto sia ricca la storia della città di Benevento. Sannita, romana, longobarda, poi enclave pontificia per secoli: poche città italiane possono vantare una continuità storica tanto lunga e complessa. Noi ci fermeremo a uno dei suoi periodi più affascinanti, quello longobardo e lo faremo proprio qui, nell’ultimo episodio di questo viaggio dedicato a un popolo che, partito secoli prima dalle regioni dell’Europa settentrionale, riuscì a lasciare un’impronta profonda nella storia italiana.

Nel 774 Carlo Magno conquista Pavia, depone re Desiderio e pone fine al Regno longobardo dell’Italia centro-settentrionale. Potrebbe sembrare la conclusione naturale della nostra storia ma non lo è affatto, perché mentre la Langobardia Maior viene assorbita nel mondo franco, nel Mezzogiorno sopravvive un vasto territorio governato dai Longobardi: il Ducato di Benevento, destinato a trasformarsi in uno dei principali centri politici dell’Italia meridionale medievale.

La presenza longobarda a Benevento era iniziata circa due secoli prima. Intorno al 570, un gruppo guidato da Zottone aveva occupato la città e vi aveva stabilito il centro di un nuovo ducato. Benevento arrivava a quell’appuntamento profondamente segnata dalle guerre greco-gotiche, dalle epidemie e dalla crisi che aveva investito l’Italia dopo la dissoluzione dell’autorità imperiale romana in Occidente. La sua posizione geografica, però, rimaneva eccezionale: posta lungo le vie di collegamento tra Tirreno e Adriatico, rappresentava un punto strategico per controllare una parte rilevante dell’Italia meridionale. Convenzionalmente, la lunga dominazione longobarda beneventana può essere suddivisa in tre grandi fasi: una fase ascendente, dalla fondazione del ducato fino al 774, caratterizzata dall’espansione territoriale; una fase culminante, tra il 774 e la metà del IX secolo, durante la quale Benevento raggiunge la massima autonomia politica; e una fase discendente, segnata dalla frammentazione del principato e dall’avanzata di nuove potenze, fino alla definitiva affermazione dell’autorità pontificia nel 1077.

Da Zottone a Grimoaldo: Benevento diventa una potenza

Dopo Zottone, il ducato passò ad Arechi I, scelto dal re longobardo Agilulfo. Il suo lungo governo consolidò il dominio beneventano e ne favorì l’espansione verso territori che formalmente appartenevano ancora all’Impero bizantino. Il Ducato di Benevento finì così per comprendere gran parte dell’Italia meridionale continentale, pur lasciando fuori importanti zone costiere rimaste sotto controllo bizantino.

La distanza da Pavia favorì fin dall’inizio un’elevata autonomia dei duchi beneventani. Benevento apparteneva al mondo politico longobardo, ma il suo governo era abbastanza lontano dal potere regio da sviluppare caratteristiche proprie. Una delle figure più importanti di questa prima fase fu Grimoaldo. Divenuto duca di Benevento nel 647, governò il ducato fino al 662, quando intervenne nelle lotte dinastiche che dividevano il regno settentrionale. Marciò verso Pavia con il proprio esercito e riuscì a conquistare la corona, diventando re dei Longobardi.

Foto dell’interno della Chiesa di Santa Sofia, Benevento. Patrimonio UNESCO

Per la prima volta un duca proveniente dalla periferia meridionale del regno saliva sul trono di Pavia. Benevento non era più soltanto uno dei grandi ducati longobardi: era diventata anche una vera fucina politica e militare capace di esprimere un sovrano. Grimoaldo mantenne uno stretto rapporto con il Mezzogiorno anche dopo essere diventato re. Nel 663 intervenne infatti contro l’offensiva dell’imperatore bizantino Costante II, che aveva tentato di riconquistare Benevento. L’assedio fallì e i Bizantini furono successivamente sconfitti dalle forze longobarde nei pressi di Forino.

774: il regno cade, Benevento sopravvive

Nel 774, quando Carlo Magno conquista Pavia e depone Desiderio, il regno del Nord scompare. A Benevento governa in quel momento Arechi II, genero dello stesso Desiderio. Arechi comprende immediatamente che lo scenario politico è cambiato. Dichiararsi re dei Longobardi avrebbe significato lanciare una sfida diretta a Carlo Magno, che ormai si presentava egli stesso come rex Langobardorum. Arechi sceglie una strada più prudente ma non meno ambiziosa: assume il titolo di princeps, principe. Il Ducato di Benevento diventa così Principato di Benevento. Non è soltanto una modifica terminologica. Dopo la caduta di Pavia, Benevento si presenta di fatto come il principale erede politico della tradizione longobarda in Italia.

Il Ducato di Benevento all’inizio dell’ottavo secolo

Arechi II aveva sposato Adelperga, figlia di Desiderio, e attraverso questa unione era direttamente legato alla dinastia reale sconfitta dai Franchi. Intorno alla sua corte continuarono a vivere cultura, diritto e tradizioni della precedente aristocrazia longobarda. Si parla, non a caso, di una vera e propria translatio regni: il centro politico del mondo longobardo sembrava essersi idealmente trasferito da Pavia verso il Mezzogiorno.

Arechi dovette comunque muoversi con estrema cautela. Carlo Magno non poteva tollerare la nascita di una nuova monarchia longobarda indipendente nell’Italia meridionale e negli anni successivi esercitò una forte pressione sul principato. Arechi arrivò a riconoscere formalmente la superiorità franca, senza tuttavia rinunciare al tentativo di mantenere un’effettiva autonomia. È proprio in questa capacità di adattamento che si comprende la forza politica di Benevento: mentre il vecchio regno era scomparso, il principato meridionale riusciva a sopravvivere inserendosi nel difficile equilibrio tra Franchi, Papato e Impero bizantino.

Santa Sofia e la capitale dei Longobardi del Sud

Il progetto politico di Arechi II non si espresse soltanto attraverso la diplomazia o l’esercito. Benevento doveva anche diventare una capitale degna della nuova funzione che il principe intendeva attribuirle. Ed è probabilmente in questo contesto che va letto uno dei monumenti più importanti della città: la chiesa di Santa Sofia.

Interno della Chiesa di Santa Sofia

Fondata da Arechi II nell’VIII secolo, Santa Sofia presenta una struttura architettonica straordinariamente originale, caratterizzata da una complessa pianta centrale e da un sistema di colonne e pilastri che determina uno spazio interno di grande dinamismo. La chiesa faceva parte di un più vasto complesso religioso che sarebbe diventato uno dei principali centri culturali della Benevento medievale.

Dal 2011 il complesso di Santa Sofia è incluso nel sito seriale UNESCO “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)”, insieme ad altri sei complessi monumentali distribuiti lungo la penisola. L’UNESCO riconosce proprio nella fusione tra tradizione romana, cultura cristiana, influssi bizantini ed elementi longobardi uno dei caratteri originali della civiltà sviluppatasi in Italia in quei secoli. In quell’ambiente culturale meridionale si sarebbe sviluppata anche la cosiddetta scrittura beneventana, una particolare forma grafica formatasi tra la fine dell’VIII e i secoli successivi soprattutto nell’area di Montecassino e diffusasi poi nei principali centri dell’Italia meridionale. Sarebbe rimasta in uso per secoli, diventando una delle testimonianze più riconoscibili della cultura medievale del Mezzogiorno.

Dopo Arechi II: un equilibrio sempre più difficile

Alla morte di Arechi II, nel 787, il principato sopravvive. Il successore Grimoaldo III deve però confrontarsi direttamente con la potenza carolingia. L’autonomia beneventana non significa isolamento: per decenni i principi si muoveranno tra riconoscimenti formali della superiorità franca, tentativi di avvicinamento a Bisanzio e continua difesa della propria indipendenza.

Benevento vive in equilibrio tra mondi differenti. A nord esistono i Franchi e poi l’Impero carolingio; a est e nel Mezzogiorno continua a esercitare la propria influenza Bisanzio; Roma cerca di estendere la propria autorità politica; sulle coste meridionali compaiono inoltre sempre più frequentemente flotte ed eserciti musulmani. Il Principato di Benevento sopravvive proprio perché impara continuamente a muoversi all’interno di questo intricato sistema di alleanze.

La guerra civile e la divisione del principato

Il fragile equilibrio viene spezzato nel 839, dopo l’assassinio del principe Sicardo. La successione scatena una violenta guerra civile tra Radelchi, che controlla Benevento, e Siconolfo, fratello del principe assassinato, che stabilisce il proprio centro di potere a Salerno.

Longobardi combattono contro altri Longobardi, mentre entrambi gli schieramenti cercano appoggi esterni. Franchi, Bizantini e mercenari musulmani vengono coinvolti nel conflitto, trasformando la guerra civile in una crisi dell’intero Mezzogiorno. L’intervento carolingio conduce infine alla spartizione del grande principato. Tra il 848 e il 849 viene sancita la separazione tra il Principato di Benevento, affidato a Radelchi, e quello di Salerno, governato da Siconolfo. L’unità politica costruita nei secoli precedenti è spezzata definitivamente.

Capua acquista progressivamente autonomia; Benevento e Salerno seguono percorsi differenti; Bisanzio torna a esercitare una crescente pressione; i Saraceni intervengono nelle guerre locali ora come invasori, ora come alleati assoldati dagli stessi principi cristiani. La frammentazione politica non significa però immediatamente decadenza.

Il Ducato di Benevento prima del 851
La divisione dei due Principati di benevento e Salerno nel 851

Atenolfo, Pandolfo e l’ultimo tentativo di riunificazione

Nel IX-X secolo emerge un’altra figura chiave: Atenolfo I. Egli riunifica Benevento e Capua, creando un sistema politico più stabile. Introduce una forma di co-reggenza dinastica che garantisce continuità. È un tentativo intelligente di evitare nuove guerre civili. Il Sud longobardo non è in declino passivo: continua a reinventarsi.

La Torre di Pandolfo Capodiferro presso la foce del Garigliano

Un altro momento di particolare potenza arriva nel X secolo con Pandolfo detto Testa di Ferro. Approfittando dei rapporti con l’imperatore Ottone I, Pandolfo riesce per alcuni anni a riunire sotto la propria autorità Capua, Benevento, Spoleto, Camerino e infine anche Salerno. Per un breve periodo sembra quasi ricostruirsi una grande potenza longobarda meridionale, ma alla sua morte, nel 981, quella costruzione politica si disgrega rapidamente. Le lotte dinastiche tornano a dividere i territori e Benevento entra nel suo ultimo secolo di autonomia.

L’arrivo dei Normanni e la fine del principato

All’inizio dell’XI secolo compare nel Mezzogiorno un nuovo protagonista: i Normanni. Inizialmente arrivati come mercenari, nel giro di pochi decenni costruiscono propri domini territoriali e modificano completamente gli equilibri politici dell’Italia meridionale. Il principato è ormai molto più piccolo rispetto alla grande potenza dei secoli precedenti. I principi beneventani devono contemporaneamente confrontarsi con i Normanni, con l’Impero e con le rivendicazioni territoriali della Chiesa.

Nel 1047 il principe Pandolfo III arriva persino a chiudere le porte della città all’imperatore Enrico III e a papa Clemente II. La reazione pontificia conduce alla scomunica della dinastia e alimenta una forte opposizione interna. Nel 1050 una parte degli abitanti espelle i principi e riconosce come signore papa Leone IX. La situazione cambia nuovamente dopo la sconfitta pontificia contro i Normanni nella battaglia di Civitate del 1053. I principi vengono richiamati, ma devono riconoscersi vassalli della Santa Sede e accettare che, alla fine della loro dinastia, la città passi definitivamente sotto il controllo pontificio.

L’ultimo principe è Landolfo VI. Alla sua morte, nel 1077, termina il Principato longobardo di Benevento. La città entra stabilmente nell’orbita pontificia e diventerà nei secoli successivi una particolare enclave della Chiesa di Roma all’interno del Mezzogiorno. Si conclude così una storia durata circa cinque secoli.

Conclusione

Se la caduta del regno nel 774 segna la fine politica dei Longobardi del Nord, Benevento dimostra che la storia non procede per cesure nette. Il groviglio di eventi iniziato lungo l’Elba non si scioglie con Carlo Magno, ma si riorganizza nel Sud. Grimoaldo, Arechi II, la lunga stagione beneventana mostrano che i Longobardi non furono soltanto conquistatori, ma costruttori di istituzioni durature. A Benevento il loro lascito diventa più profondo, sicuramente meno visibile militarmente, ma più radicato nella struttura dell’Italia medievale.

Fonti specifiche

  • Paolo Diacono, Historia Langobardorum
  • Chronicon Salernitanum (IX–X secolo)
  • Chronica monasterii Casinensis di Leone Ostiense
  • Stefano Gasparri, I Longobardi in Italia. Profilo storico
  • Vera von Falkenhausen, Il Mezzogiorno longobardo
  • Jörg Jarnut, Storia dei Longobardi
  • Giuseppe Galasso, Il Mezzogiorno medievale e moderno
  • Graham A. Loud, The Age of Robert Guiscard
  • Leone Ostiense, Chronica monasterii Casinensis.
  • Giovanni Araldi, Dinamiche politico-sociali e istituzionali in una “lontana” città pontificia: Benevento (secoli XIV-XV), Reti Medievali Rivista, Università degli Studi di Napoli Federico II.


Rispondi

ARTICOLI DEL BLOG

“La Lega di Cambrai: quando le alleanze divorarono l’Italia” (Ep. 3 Guerre d’Italia)

Tra il 1508 e il 1516, l’Italia fu teatro di guerre e alleanze strategiche, culminando nella battaglia di Agnadello del 14 maggio 1509, dove Venezia subì una pesante sconfitta contro le forze francesi di Luigi XII. L’espansione veneziana suscitò rivalità che unirono diverse potenze, come Francia, Spagna e Papa Giulio II, in una coalizione contro…

“La guerra privata di King e Cuthbertson nella Francia occupata”

La storia di King e Cuthbertson è spesso raccontata come una commedia bellica: due militari del reparto odontoiatrico che decidono di invadere da soli la Francia occupata. Ma dietro l’aspetto quasi cinematografico si nasconde una vicenda più complessa. I due uomini mostrarono indubbiamente coraggio, determinazione e capacità di sopravvivenza. Allo stesso tempo agirono senza preparazione,…

“Il mistero dell’azzurro: perché l’Italia sportiva gioca con un colore che non è sulla sua bandiera?”

Nel 2026, l’Italia sarà assente dai Mondiali di calcio per la terza volta consecutiva. Questa assenza ha portato a riflessioni sull’origine dell’azzurro, colore simbolico delle nazionali italiane, risalente alla dinastia sabauda e alla storia dell’Unità d’Italia. L’azzurro è diventato un elemento identitario riconosciuto in tutto il mondo.