“Lissa 1866: la ferita navale del Risorgimento”

Episodio n. 24

Una scena della battaglia in un’opera di Josef Carl Berthold Püttner.

l 20 luglio 1866, nelle acque dell’Adriatico orientale, davanti all’isola di Lissa, si consumò uno degli episodi più controversi del Risorgimento italiano. Una battaglia navale moderna, combattuta con navi corazzate e cannoni di nuova generazione, che avrebbe dovuto consacrare l’Italia come potenza marittima, ma accadde l’opposto. La Battaglia di Lissa non fu soltanto uno scontro tra flotte: fu uno scontro tra organizzazione e improvvisazione, tra disciplina e frammentazione, tra comando e indecisione. Una sconfitta che bruciò profondamente nell’orgoglio nazionale appena nato.

Contesto storico

Nel 1866 l’Italia è uno Stato giovane. Il Regno d’Italia è stato proclamato solo cinque anni prima, nel 1861, ma il processo di unificazione è ancora incompleto: il Veneto e il Trentino sono sotto dominio austriaco. Scoppia così la Terza Guerra d’Indipendenza, combattuta parallelamente alla guerra austro-prussiana. L’Italia si allea con la Prussia di Otto von Bismarck: l’accordo è chiaro, se la Prussia sconfiggerà l’Austria, l’Italia otterrà il Veneto. Ma sul campo le cose non vanno come previsto. L’esercito italiano subisce la sconfitta di Custoza.

La fanteria italiana respinge un attacco della cavalleria austriaca durante la battaglia di Custoza

La Marina, invece, appare superiore per numero e modernità di mezzi rispetto alla flotta austriaca. Proprio per questo, la battaglia di Lissa assume un valore simbolico enorme: riscattare l’onore militare e dimostrare la solidità del nuovo Stato unitario. L’obiettivo italiano è occupare l’isola di Lissa (oggi Vis, in Croazia), importante base strategica nel controllo dell’Adriatico.

L’Evento

La Terza guerra d’indipendenza, il cui esito favorevole al Regno d’Italia garantì l’acquisizione di Veneto, Mantova e Friuli, non fu certo caratterizzato per le nette vittorie sabaude. La prima guerra in cui combatté il neonato Regno d’Italia, infatti, passò alla storia per le brucianti sconfitte oltre che, nella strada verso l’unificazione così come la conosciamo, per le acquisizioni territoriali. Tali batoste, non a caso, avrebbero spinto in sede di trattati di pace l’Impero austriaco a cedere i suddetti territori alla Francia, la quale, a seguito dei plebisciti sull’annessione all’Italia, a sua volta li consegnò a Firenze, allora capitale del Regno dopo lo spostamento della corte da Torino.

L’Italia prima della terza guerra di Indipendenza: in azzurro il Regno d’Italia, in viola lo Stato Pontificio, in verde il Veneto austriaco, in blu le regioni passate alla Francia nel 1860.

Custoza e Lissa sarebbero state le ultime battaglie del conflitto risorgimentale, la prima combattuta sulla terraferma a fine giugno, nello stesso luogo di un altro celebre confronto fra Regno di Sardegna e Austria, la seconda pesò invece sulla marina italiana fino almeno alla Grande guerra. Era il 18 luglio 1866 quando al largo dell’isola di Lissa (Vis in croato), di fronte a Spalato, la potente squadra navale italiana, rimasta inoperosa fino a quel momento nel porto di Ancona, si mosse verso la fortificazione adriatica sotto controllo imperiale. Erano passate circa due settimane dalla sconfitta decisiva inferta dalla Prussia a Vienna a Sadowa, con cui la Germania concludeva il suo percorso d’unificazione.

La Re d’Italia affonda dopo essere stata speronata dalla Erzherzog Ferdinand Max, nave ammiraglia di Tegetthoff

Comandata dall’ammiraglio Carlo Pellion di Persano, pungolato dal governo affinché muovesse la flotta, la marina italiana attaccò bombardando i forti posti a difesa dell’isola già dal 18 luglio. Tentato inutilmente lo sbarco su Lissa, la flotta italiana veniva spaccata in due dall’arrivo dei nemici, il giorno successivo. Giunto dal porto di Pola, l’ammiraglio Wilhelm von Tegetthoff separava infatti la nave ammiraglia italiana (Re d’Italia) dal resto della flotta, affondandola con una speronata e cannoneggiando la corazzata intervenuta per salvarla (Palestro).

L’ammiraglio Carlo Pellion di Persano, comandante della flotta italiana a Lissa.

Con a bordo marinai e soldati croati, tedeschi, cechi e italiani (veneziani come triestini e istriani), le navi austriache inflissero pesanti perdite ad una flotta regia costretta ben presto dalla stanchezza dell’equipaggio e dal peggiorare delle condizioni atmosferiche a prendere il largo in direzione di Ancona. Era il 20 luglio 1866.

Le conseguenze della sconfitta

Le conseguenze della cocente sconfitta italiana si riverberarono in tutta la penisola, cancellate solo dalle acquisizioni territoriali sancite nell’ottobre di quell’anno a Vienna. L’ammiraglio Persano, finito davanti all’Alta corte di giustizia, venne degradato e condannato per imperizia, negligenza e disobbedienza mentre altro ufficiali ci rimisero proprio la carriera.

Ma a Lissa, soprattutto, il Regno d’Italia subì una batosta che solo la Grande guerra avrebbe rimosso. Glorificata in campo austriaco, con la costruzione di monumenti a Tegetthoff, Lissa venne evocata dall’imperatore Francesco Giuseppe al momento della dichiarazione di guerra italiana all’Austria-Ungheria, avvenuta tra l’altro un anno dopo la battaglia. Quegli stessi monumenti sarebbero stati rimossi una volta finito l’Impero austro-ungarico. In Italia, Lissa subì un processo di minimizzazione. Gabriele D’Annunzio, ribattezzò la vittoria austriaca come “una gloriuzza” cancellata dallo spregio del pericolo dei marinai italiani. Lissa venne manovrata dalla propaganda italiana, ridicolizzata e ridotta ad una sconfitta i cui esiti furono sostanzialmente nulli.

Il comandante della flotta austriaca a Lissa, contrammiraglio Wilhelm von Tegetthoff.

La battaglia di Lissa è conosciuta anche per il ruolo fondamentale svolto nella vicenda de I Malavoglia. Nel romanzo di Giovanni Verga, infatti, la morte di Luca nella battaglia di Lissa, dopo il ritorno di ‘Ntoni dal servizio militare e la morte in un naufragio di Bastianazzo con il carico di lupini, segna l’irreversibile destino della famiglia. La battaglia di Lissa sarebbe tornata al centro di una rivendicazione memoriale da parte di Croazia e Slovenia, che in occasioni degli anniversari ricordano il contributo dei propri marinai, a dimostrazione di come una nazione, specie se giovane, debba reinventarsi una propria “tradizione”.

Conclusione

La Battaglia di Lissa è cruciale non perché cambi i confini, ma perché mette a nudo le fragilità del giovane Stato italiano. Mostra che l’unità politica non equivale automaticamente a unità organizzativa. Che la modernità dei mezzi non compensa l’incertezza del comando. Il prestigio internazionale si costruisce anche, e soprattutto, sulla solidità delle strutture interne. Se Custoza fu una sconfitta terrestre, Lissa fu una ferita morale ed è forse proprio questa la vera eredità di Lissa: ricordare che le nazioni non si consolidano solo vincendo, ma imparando a trasformare le sconfitte in maturità istituzionale.

Fonti specifiche

  • Wilhelm von Tegetthoff, Relazione ufficiale sulla battaglia di Lissa (1866), Archivio di Stato di Vienna.
  • Carlo Pellion di Persano, Relazione sulla campagna navale del 1866, Atti del Senato del Regno d’Italia.
  • Atti del processo del Senato del Regno contro Persano (1867).
  • Marco Gemignani – La battaglia di Lissa 1866, Ufficio Storico della Marina Militare.
  • Aldo A. Mola – Lissa 1866. Perché?, Bastogi Editrice.
  • Lawrence Sondhaus – The Naval Policy of Austria-Hungary, 1867–1918, Purdue University Press.
  • John Gooch – articoli sulla guerra navale ottocentesca in area adriatica.
  • Denis Mack Smith, Il Risorgimento italiano.
  • Indro Montanelli, L’Italia del Risorgimento.
  • Giorgio Rochat – L’esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini (per il contesto militare unitario).
  • Piero Pieri – Storia militare del Risorgimento.


Lascia un commento

ARTICOLI DEL BLOG

“Quando Parigi mangiò lo zoo: la fame durante l’assedio del 1870”

Nella storia europea esistono molte città assediate, ma poche hanno conosciuto un assedio tanto simbolico quanto quello che colpì Parigi tra il 1870 e il 1871, durante la guerra franco-prussiana. Per oltre quattro mesi la capitale francese, cuore politico e culturale del continente, fu completamente isolata dal mondo esterno. Nessun rifornimento, nessuna via di fuga.…

“George Lincoln Rockwell: l’uomo che volle essere il Führer d’America”

Rockwell capisce che l’America degli anni Sessanta è una società dominata dai media e quindi decide di usarli. Organizza marce nei quartieri ebraici, manifesta contro il movimento per i diritti civili, lancia slogan volutamente incendiari. Ogni arresto, ogni scontro, diventa pubblicità. Alcuni studiosi lo hanno descritto come più abile comunicatore che ideologo. La sua forza…

“Audrey Hepburn, il coraggio nascosto: l’adolescenza che forgiò un’icona”

Quando pensiamo a Audrey Hepburn, l’immagine che affiora è quella dell’eleganza senza tempo, della grazia sottile, del sorriso luminoso che ha attraversato il cinema del Novecento. Ma prima di diventare un’icona mondiale, Audrey fu un’adolescente immersa nella tragedia della storia europea. La sua personalità non si è forgiata nei set cinematografici, bensì tra le ombre…