Episodio n. 25

Contesto storico
Siamo a cavallo tra il V e VI secolo, un periodo particolarmente turbolento per la penisola italiana. Periodo che abbiamo già trattato in episodi precedenti, parlando dei Longobardi e delle invasioni barbariche e della guerra che coinvolse Bizantini e Ostrogoti.
I Longobardi erano arrivati in Italia per restarci, gettando scompiglio nel delicato equilibrio della convivenza tra ostrogoti e bizantini. Dal 568, anno in cui è databile il loro ingresso sulla nostra penisola, si stanziarono a Nord per poi diffondersi a macchia d’olio fino a Benevento, relegando i bizantini a zone circoscritte e marginali, come il cosiddetto Esarcato di Ravenna e parte del Sud Italia. Roma non sembrava essere toccata da questa nuova popolazione barbarica, ma i rapporti ovviamente non potevano essere evitati del tutto. Infatti, come ben noto, i barbari si avvicinarono al Cristianesimo e spesso attraverso una “forma semplificata” detta Arianesimo (escluso i Franchi) e i Longobardi non fecero eccezione: erano ariani, di un arianesimo intriso di elementi fortemente pagani e ostili alla religione romana.

Insomma non si prospettava una convivenza pacifica, ma la storia è ricca di personaggi che hanno lasciato il segno con le loro azioni, il loro coraggio, i loro valori e la grande personalità. Questo è sicuramente il caso di Papa Gregorio I detto Magno che seppe incarnare i valori del Cristianesimo ma anche intavolare rapporti politici , con lo scopo di mettere pace in un periodo davvero complicato nei primi secoli dell’ Alto Medioevo.
L’Evento

Gregorio nacque a Roma attorno al 540 da una famiglia appartenente all’aristocrazia, composta di soli patrizi, la Gens Anicia. La famiglia era agiata, con possedimenti a Roma e in Sicilia, e vantava antenati illustri: lo stesso Gregorio indicò papa Felice III (483-492) come suo avo.
Pare fosse fisicamente esile e cagionevole oltre che più dedito alla preghiera che al comando ritenendosi un semplice monaco benedettino. Fu eletto il 3 settembre 590 ed il suo straordinario pontificato fu comunque relativamente breve perché morì a Roma il 12 marzo 604.

Il primo grande intervento di Gregorio Magno fu quello di scongiurare un naufragio della Chiesa, epurandola da coloro che non facevano il suo bene ma si lasciavano andare ad atti di simonia (compravendite delle cariche religiose), sostituendoli con monaci benedettini di sua fiducia. Questo grande Papa fu molto più di una guida spirituale perché riuscì ad essere anche quell’autorità politica che l’imperatore bizantino, nonostante la vittoria nella guerra greco-gotica, non riusciva ad essere per Roma e per l’intera penisola. Da qui parte quel processo naturale che portò lo Stato Pontificio ad essere protagonista della storia medievale e moderna.
Grazie all’appoggio della già convertita regina Teodolinda Gregorio Magno potè cattolicizzare i Longobardi durante il VII secolo, cosa che permise a quest’ultimi di facilitare la loro permanenza i Italia. Questa non fu l’unica impresa nei confronti dei Longobardi, infatti il pontefice poco prima aveva negoziato con re Agilulfo una tregua che portò ad un periodo di distensione tra le compagini, dimostrando anche il suo valore politico.

Questo Papa deciso e risoluto lo fu anche negli affari interni della Chiesa, che seppe riformare dal punto di vista religioso ma anche e soprattutto dal punto di vista amministrativo ed economico, questo perché, venendo meno la grandezza dell’Impero e tutte le sue entrate, la Chiesa e i vescovi ne avevano acquisito il potere sul campo, aumentando le proprie ricchezze e gli sforzi per gestirle. Gregorio aveva poi pensato anche alla popolazione, distribuendo cibo, sistemando acquedotti e cercando di porre un freno a carestie e pestilenze, devastanti in quel periodo.

Insomma un Papa che iniziò con riluttanza si rivelò uno dei personaggi più illustri dell’ Alto Medioevo, grande diplomatico e riformatore, fu predicatore attivissimo, e le sue opere, fra cui le Omelie e i Moralia in Iob (“Riflessioni morali sul libro di Giobbe”), ebbero ampia diffusione: in esse raccomandava un modello di vita intensamente cristiana come antidoto contro i mali di un mondo che appariva vecchio, instabile, fragile e destinato a una fine non lontana. Promosse quella modalità di canto tipicamente liturgico che da lui prese il nome di “gregoriano“: il canto rituale in lingua latina adottato dalla Chiesa cattolica, che comportò, di conseguenza, l’ampliamento della Schola cantorum. Combatté le eresie e gli scismi e si preoccupò di inviare missionari per evangelizzare le popolazioni pagane dell’Inghilterra. Di lui si sono conservate molte lettere, che costituiscono una fonte importantissima per studiare la storia del suo tempo. La Chiesa cattolica lo venera come santo e dottore della Chiesa, così come le Chiese ortodosse.



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