Episodio n. 3

Contesto storico
Siamo nel XIII secolo, l’epoca di Federico II di Svevia, detto lo Stupor mundi per la sua inesauribile curiosità intellettuale e la sua capacità di unire il sapere scientifico con l’arte del governo. Nato a Jesi nel 1194, figlio di Enrico VI di Svevia e di Costanza d’Altavilla, rimase orfano in giovane età: sua madre affidò la sua tutela a Papa Innocenzo III, che cercò di riaffermare il potere papale sul Regno di Sicilia.

Divenuto re, Federico dovette affrontare ribellioni interne, soprattutto da parte delle comunità musulmane rimaste sull’isola. Parallelamente, si inserì con forza nello scenario europeo: nel 1215 fu incoronato imperatore ad Aquisgrana e nel 1220, a Roma, Papa Onorio III lo consacrò Imperatore del Sacro Romano Impero. Il potere imperiale lo condusse però inevitabilmente allo scontro con il Papato. Nel 1227, Gregorio IX lo scomunicò: Federico aveva rimandato la crociata promessa, preferendo trattare con il Sultano d’Egitto e riuscendo comunque a ottenere la restituzione di Gerusalemme, Betlemme e Nazareth.

La curiosità storica: Corleone e Lucera
Una delle scelte più sorprendenti di Federico II riguarda il modo in cui trattò i suoi nemici musulmani. Nel 1220, invece di sterminarli – come era prassi nel Medioevo – decise di deportarli a Lucera, in Puglia. Lì concesse loro ampie libertà: poterono avere moschee, minareti, mantenere la legge coranica e persino eleggere i propri governanti. La comunità saracena, trasformata in fidatissima guardia imperiale, prosperò al punto che perfino il vescovo locale dovette imparare l’arabo per comunicare con i suoi fedeli.

Lucera, colpita da un terremoto e ridotta economicamente, trovò nuova vitalità grazie a questa presenza, che le ridiede forza commerciale e militare. Dopo Federico II, i lucerini avevano servito in battaglia anche il figlio Manfredi, sopportando un lunghissimo assedio da parte del re di Napoli Carlo d’Angiò e cedendo definitivamente le armi solo dopo la morte del giovanissimo Corradino di Svevia, nipote di Federico, decapitato a Napoli nel 1268. Rasa al suolo Lucera, Carlo d’Angiò ordinò che la città venisse ripopolata da coloni per lo più napoletani e provenzali, si dotasse di una grandiosa cattedrale gotica e cambiasse il nome in Città di Santa Maria.
La cattedrale è ancora lì. Il nome ha resistito pochi anni.

Diverso il destino di Corleone, in Sicilia. La città, svuotata dalla deportazione saracena, fu ripopolata da comunità lombarde fedeli all’imperatore. Questi gruppi provenivano soprattutto dall’Oltrepò Pavese e dal Piemonte e, guidati da Oddone da Camerana, chiesero asilo a Federico per sfuggire ai comuni guelfi della Lega Lombarda. Dopo una prima sistemazione a Scopello, trovarono in Corleone una nuova patria, diventando forza viva e prospera del territorio.
Nel tempo, la curia di Corleone favorì ulteriormente la crescita della città, concedendo proprietà e terreni edificabili ai nuovi abitanti. Nel 1282, durante la Guerra del Vespro, la comunità lombarda di Corleone si rivelò un alleato prezioso di Palermo contro gli Angioini.

Perché è interessante oggi
Federico II non fu soltanto un imperatore guerriero, ma un sovrano capace di pensare in modo non convenzionale. Le vicende di Corleone e Lucera mostrano il suo pragmatismo: usare le minoranze non come nemici da annientare, ma come risorse da integrare e valorizzare.
È una curiosità storica che ci ricorda come, già nel Medioevo, le decisioni di un singolo uomo potessero cambiare per sempre il destino di intere città, lasciando tracce che ancora oggi sopravvivono nei nomi, nelle comunità e nelle tradizioni.

Fonti specifiche
- David Abulafia, Federico II. Un imperatore medievale (Einaudi, 1990)
- Ernst Kantorowicz, Federico II imperatore (Garzanti, 1988)
- Enciclopedia Treccani – voci Federico II di Svevia, Lucera Saracena, Corleone
- F. Cardini, Il regno di Federico II di Svevia (Laterza, 2000)


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