Episodio n. 11

Contesto storico
Il 25 settembre 1555, con la Pace di Augusta, si mise fine alle guerre di religione che da decenni devastavano il Sacro Romano Impero.
L’accordo, firmato tra Ferdinando d’Asburgo (in rappresentanza del fratello Carlo V) e la Lega di Smalcalda – l’alleanza dei principi protestanti tedeschi – sanciva ufficialmente la frattura religiosa della Germania: da un lato i cattolici, dall’altro i protestanti luterani, ora liberi di scegliere la loro confessione secondo il principio di cuius regio, eius religio, cioè “di chi è il regno, di quello sia la religione”.

Fu una vittoria per i principi protestanti, che ottennero non solo libertà religiosa, ma anche un potere politico e patrimoniale immenso: potevano incamerare beni ecclesiastici e nominare il clero nei loro territori. Ma fu anche l’inizio di una convivenza instabile, che avrebbe covato sotto la cenere per oltre mezzo secolo.Nei decenni successivi, il calvinismo, non contemplato dalla Pace di Augusta, si diffuse rapidamente nei territori tedeschi e boemi. Le tensioni religiose aumentarono, fino alla nascita di due blocchi contrapposti: la Lega Evangelica (1608), guidata dal calvinista Federico V del Palatinato e la Lega Santa Cattolica (1609), sotto Massimiliano I di Baviera, fedele agli Asburgo.
L’Impero, che formalmente ancora si definiva “Sacro Romano”, era in realtà un mosaico di poteri locali, di città libere e di principati in perenne conflitto.
Il ramo austriaco degli Asburgo, tuttavia, cercava di mantenere un controllo saldo sui territori ereditari – Austria, Ungheria e soprattutto Boemia – un regno che, pur sotto dominio asburgico dal 1526, era in gran parte protestante e geloso della propria autonomia.

Sotto l’imperatore Rodolfo II (1576–1612), Praga divenne una corte cosmopolita e colta, dove filosofi, scienziati e artisti convivevano in un clima di tolleranza. Ma la sua morte segnò la fine di quell’equilibrio fragile.
Il nuovo imperatore, Mattia d’Asburgo, nel 1617 incoronò Ferdinando II re di Boemia: un fervente cattolico, deciso a imporre la Controriforma. La Boemia protestante si trovò così improvvisamente sotto un sovrano che mirava a cancellare le libertà religiose garantite fino a quel momento. Il risultato fu un lento ma inesorabile accumulo di tensione: divieti, chiusure di chiese, e ordini di distruzione degli edifici di culto protestanti. La miccia era accesa.
L’Evento
Il 23 maggio 1618, un gruppo di nobili protestanti boemi, armati e furiosi, fece irruzione nel Castello di Hradčany a Praga, sede del governo regio.
Tre giorni di proteste e assemblee avevano preceduto l’azione: il governo imperiale, infatti, aveva proibito ai protestanti di riunirsi, negando perfino l’autonomia politica delle città boeme.

La situazione politica e religiosa della Boemia era complessa. Il luteranesimo predominava nelle aree di lingua tedesca, in particolare tra gli immigrati delle città e nelle zone vicine al confine sassone. Molti aristocratici avevano abbracciato il calvinismo, il quale rivendicava le stesse tutele legali di cui godevano i luterani, il cattolicesimo infine era seguito solo da una piccola parte dei nobili e del popolo, ma era anche la religione degli Asburgo, imperatori del Sacro romano impero e grandi paladini del papato.

Guidati dal conte Enrico Matteo von Thurn, i ribelli catturarono i due luogotenenti imperiali, Jaroslav Bořita von Martinic e Vilém Slavata, insieme al loro segretario Filip Fabricius.
Accusati di aver ordinato la repressione dei protestanti, i tre furono trascinati alla finestra della cancelleria imperiale e… gettati nel vuoto.
Un volo di quindici metri.
Ma, incredibilmente, tutti e tre sopravvissero. Non per un provvidenziale mucchio di letame, come raccontò la propaganda protestante, ma per la pendenza del terreno e per gli abiti pesanti che attutirono la caduta.
I cattolici gridarono al miracolo; i protestanti al segno divino di giustizia.
Il mito della Defenestrazione di Praga era nato.

Nel giro di poche ore, i ribelli occuparono gli edifici pubblici e costituirono un governo provvisorio.
Dichiararono di non voler rovesciare gli Asburgo, ma soltanto difendere i diritti e la libertà religiosa della Boemia dalle “macchinazioni gesuitiche”.
Tuttavia, sapevano che l’Impero avrebbe reagito. E così fu.
Nel 1619, alla morte dell’imperatore Mattia, i ribelli offrirono la corona boema a Federico V del Palatinato, sperando di creare una vasta coalizione protestante europea.
Ma gli appoggi promessi non arrivarono.
La Sassonia, pur luterana, rimase neutrale; la Spagna e la Baviera inviarono rinforzi cattolici a Ferdinando II.
Nel novembre 1620, presso la collina della Montagna Bianca, alle porte di Praga, le forze ribelli furono schiacciate dall’esercito imperiale e dalla Lega Cattolica.

La sconfitta fu brutale: i leader boemi vennero decapitati sulla piazza del vecchio municipio, i pastori protestanti esiliati, e la Boemia fu trasformata in un possedimento ereditario asburgico.
Le libertà religiose furono abolite, e il Paese fu oggetto di una durissima ricattolicizzazione. Il sogno di una Boemia autonoma sparì dalla carta d’Europa per tre secoli, vi sarebbe tornata da entità indipendente solo nel XX secolo, a seguito dei trattati di Versailles, che posero fine alla Prima guerra mondiale nel 1919.

Un groviglio di eventi
La Defenestrazione di Praga non fu soltanto un gesto di rivolta, ma la scintilla che accese la Guerra dei Trent’anni (1618–1648): un conflitto totale che devastò il continente per una generazione.
Da disputa locale divenne una guerra europea, con l’intervento successivo di Spagna, Francia, Svezia e Danimarca, in una spirale di alleanze mutevoli dove la religione era spesso solo il pretesto per motivi politici.
Il conflitto terminò soltanto nel 1648, con la Pace di Vestfalia, che sancì un nuovo ordine internazionale basato sulla sovranità degli Stati e sulla separazione tra potere politico e religioso.
Da allora, gli Stati si riconoscono reciprocamente non più in nome della fede, ma del diritto.
La modernità politica europea nacque, paradossalmente, da quella finestra di Praga.

Fonti specifiche
- Geoffrey Parker, La Guerra dei Trent’anni, Laterza, 2014
- Peter H. Wilson, Europe’s Tragedy: A New History of the Thirty Years War, Penguin, 2010
- C. Cipolla, Storia economica dell’Europa preindustriale, Il Mulino, 1995
- Enciclopedia Treccani, voce “Defenestrazione di Praga”
- National Gallery of Victoria, collezione Brožík


Lascia un commento