Episodio n. 12

Contesto storico
Il 476 d.C. è convenzionalmente ricordato come l’anno che sancì la fine dell’Impero Romano d’Occidente e l’inizio del Medioevo. Fu un momento di cesura nella storia universale: la grande civiltà che per secoli aveva dominato il mondo conosciuto si dissolse, lasciando il posto a un mosaico di regni romano-barbarici.
Gli storici individuano due grandi epoche nel Medioevo: l’Alto (476–1000) e il Basso (1000–1492), fino alla scoperta dell’America che inaugurerà l’Età Moderna.
Ma il crollo dell’Impero fu un processo lento, iniziato secoli prima, con le prime invasioni barbariche affrontate dall’imperatore Marco Aurelio tra il 166 e il 189 d.C., seguite da quelle degli Alemanni nel III secolo, sedate solo sotto Diocleziano. L’Impero era ormai stanco, logorato da crisi economiche, guerre civili e dall’impossibilità di gestire un territorio smisurato che si estendeva dalle coste atlantiche fino alla Mesopotamia.

Il vero indebolimento arrivò nella seconda metà del IV secolo, quando le popolazioni barbariche — consapevoli della vulnerabilità di Roma — varcarono il limes non più per razziare, ma per stanziarsi in cerca di nuove terre, spinte a loro volta dagli Unni che dalle steppe siberiane premevano verso occidente.
Tra queste popolazioni spiccavano i Goti, provenienti dalle regioni germaniche, che si divisero in Visigoti (goti occidentali) e Ostrogoti (goti orientali).
Alla morte di Teodosio I, nel 395 d.C., l’Impero Romano venne definitivamente diviso tra i suoi due figli: Arcadio, cui toccò la parte orientale (Costantinopoli), e Onorio, cui spettò quella occidentale (Ravenna). Era l’inizio della frattura definitiva tra Oriente e Occidente.
Pochi anni prima, i Visigoti avevano ottenuto dall’imperatore Valente il permesso di attraversare il Danubio. Ma presto la tensione degenerò e, nel 378 d.C., lo stesso Valente fu sconfitto ad Adrianopoli, in una delle più disastrose battaglie della storia romana.
Roma comprese che non poteva più contenere le migrazioni dei barbari e adottò due soluzioni giuridiche:
Foederatio: l’alleanza formale con tribù straniere dietro compenso.
Hospitalitas: la concessione di un terzo delle terre o delle tasse locali ai barbari, in cambio della loro fedeltà e del supporto militare.
Nonostante questi accordi, i Visigoti continuarono le loro scorrerie, fino a culminare nel saccheggio di Roma nel 410 d.C. guidati da Alarico I, un evento che segnò per sempre l’immaginario del tempo. Dopo il saccheggio, si stabilirono in Spagna, fondando il primo regno stabile barbarico in territorio romano.

Nel frattempo, nel 406-407 d.C., i Vandali e i Burgundi attraversarono il Reno: i primi avrebbero raggiunto le province romane del Nord Africa, fondando un potente regno con capitale a Cartagine, mentre i secondi si insediarono nella Gallia centro-meridionale.
A nord, Pitti e Sassoni crearono insediamenti in Britannia, e nel 450 d.C. gli Unni, guidati da Attila, invasero l’Italia. La loro avanzata si fermò solo dopo l’incontro sul Mincio tra Attila e papa Leone I, simbolo della crescente influenza spirituale della Chiesa a fronte dell’impotenza politica dell’Impero.


L’Evento
Già dal IV secolo Roma non era più la capitale: Diocleziano aveva trasferito la sede imperiale a Milano nel 286 d.C., e poi Onorio a Ravenna nel 402, città più difendibile. Intanto l’Oriente prosperava: Costantino, nel 330 d.C., aveva fondato Costantinopoli, la “nuova Roma”, che sarebbe rimasta il cuore dell’Impero Bizantino per oltre un millennio.
L’Occidente, invece, era allo stremo: il suo esercito era composto in gran parte da mercenari barbari fedeli non più a Roma, ma ai loro generali. Dopo secoli di lenta erosione del potere centrale, nel 476 d.C., il generale germanico Odoacre, re degli Eruli, depose l’ultimo imperatore, Romolo Augustolo, ponendo fine all’Impero Romano d’Occidente.
Odoacre non fondò un nuovo impero, ma governò l’Italia nominalmente in nome dell’imperatore d’Oriente, segnando la transizione dal mondo romano a quello dei regni romano-barbarici.

Conseguenze e riflessioni
La caduta dell’Impero non fu soltanto il crollo di un sistema politico, ma la trasformazione di un’intera civiltà. Roma aveva unito popoli, lingue e culture sotto un’idea di cittadinanza universale; i popoli germanici, invece, portarono una visione tribale, fondata sulla lealtà personale e sulla guerra.
L’integrazione tra queste due anime — romana e barbarica — diede vita a una nuova Europa, in cui il cristianesimo avrebbe assunto un ruolo centrale come collante spirituale e politico.

L’Oriente, con capitale Costantinopoli, avrebbe continuato la tradizione imperiale ancora per mille anni, fino al 1453, quando cadde sotto i colpi dell’Impero Ottomano.
L’Occidente, invece, avrebbe lentamente costruito una nuova identità: dalle macerie dell’Impero nacquero le prime forme di monarchie nazionali e un’inedita alleanza tra corona e Chiesa.
Così, il 476 non rappresentò solo una fine, ma anche un inizio. La fine di Roma antica fu, al tempo stesso, la nascita dell’Europa medievale — un lungo cammino che avrebbe portato, secoli dopo, alla modernità.

Fonti specifiche
- Encyclopaedia Britannica, voci “Fall of the Western Roman Empire” e “Odoacer”.
- Cambridge Ancient History, Vol. XIII-XIV, Cambridge University Press.
- Enciclopedia Treccani, voci: Impero Romano d’Occidente, Romolo Augustolo, Odoacre, Caduta dell’Impero Romano.
- Università di Oxford, Faculty of Classics – Research Papers on Late Antiquity (2017–2021).


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