“Operazione Tiger: l’errore nascosto sulla strada per il D-Day”

Episodio n. 15

Contesto storico

Nel 1943 la guerra cambia volto. L’Armata Rossa ribalta il fronte orientale a Stalingrado, l’Africa cade in mano alleata, e a Casablanca i leader di Stati Uniti e Gran Bretagna decidono la direzione del conflitto: sostegno massiccio ai Sovietici, bombardamenti sulla Germania e, soprattutto, l’invasione dell’Europa attraverso l’Italia e la Francia.
È un momento di svolta, ma anche una fase in cui gli eserciti alleati imparano una verità dura: nessuna macchina bellica, nemmeno la più potente del mondo, è immune dagli errori. Alcuni restano nei libri di storia. Altri vengono nascosti. Fra questi ultimi c’è Operazione Tiger, una delle più controverse esercitazioni preparatorie dello sbarco in Normandia.

Il presidente americano Roosevelt ed il primo ministro inglese Churchill a Casablanca

Slapton, la spiaggia che doveva essere solo un addestramento

Per preparare l’invasione della Francia, le truppe statunitensi avevano bisogno di un luogo che ricordasse in tutto e per tutto Utah Beach, la spiaggia dove avrebbero combattuto il 6 giugno 1944. Lo trovarono nel Devon, sulla costa sud-occidentale dell’Inghilterra: Slapton Sands, una lunga distesa di ghiaia chiara che sembrava fatta apposta per simulare il futuro sbarco. Nel dicembre 1943, i 3.000 abitanti della zona furono evacuati senza troppe spiegazioni. Le case rimasero vuote, i campi abbandonati, e l’intera area fu trasformata in un gigantesco campo di addestramento.

Sbarco a Slapton Sands

Il comandante supremo Dwight D. Eisenhower voleva una simulazione “realistica”, una parola che oggi può sembrare anodina, ma che allora significava una cosa molto precisa: munizioni vere, bombardamenti veri, ritmo di guerra vero. Le truppe dovevano imparare a gestire il caos, il rumore, il mal di mare, persino l’odore acre degli esplosivi.

Soldati statunitensi si apprestano a sbarcare a Omaha Beach, 6 giugno 1944

27 aprile 1944: l’esercitazione che sfuggì di mano

L’esercitazione doveva iniziare con un bombardamento reale, compiuto da un incrociatore britannico verso la spiaggia, della durata di mezz’ora, mentre durante lo sbarco effettivo, le truppe di terra che simulavano la reazione tedesca dovevano sparare agli assalitori sopra le loro teste, sempre con proiettili veri. La mattina del 27 aprile, alle 7.30 doveva scattare l’ora H, l’inizio dell’esercitazione. Molti dei mezzi da sbarco erano però in ritardo, così l’ammiraglio Don P. Moon, decise di far slittare l’inizio dell’operazione alle 8.30.

La narrazione del Pentagono, ancora oggi riportata nelle commemorazioni, è chiara: nella notte fra il 27 e il 28 aprile, nove motosiluranti tedesche (S-Boot) attaccarono un convoglio di LST americani poco protetto a causa dell’avaria a un cacciatorpediniere di scorta.
Tre mezzi da sbarco affondarono, e 946 soldati morirono tra combattimento e ipotermia. È un fatto storicamente accertato, documentato e coerente con la presenza tedesca nella Manica.

S-Boot tedesco

Accanto al dato ufficiale, però, emergono testimonianze diverse, soprattutto dai superstiti americani: alcuni soldati avrebbero aperto il fuoco ad altezza d’uomo, non sopra la testa come previsto, molti partecipanti non erano stati avvisati del cambio d’orario, inoltre nel caos, uomini e mezzi finirono nella linea di tiro dell’artiglieria navale.

Le fonti non sono uniformi, alcune sono memorie tardive, ma l’esistenza di una confusione colossale è fuori discussione. Come spesso accade nella storia della guerra, non c’è una verità sola.
C’è un intreccio di errori, decisioni sbagliate, coincidenze tragiche.

Il silenzio imposto

l dato più inquietante non è la tragedia in sé, ma quello che accadde dopo. Gli uomini sopravvissuti all’Operazione Tiger vennero vincolati all’assoluto segreto militare:
qualsiasi fuga di notizie avrebbe potuto compromettere lo sbarco in Normandia. Alcune testimonianze parlano di sepolture provvisorie in fosse comuni improvvisate attorno a Slapton. Le documentazioni ufficiali sono più sobrie, ma confermano che molte salme furono trattate in modo rapido e non ritualizzato, nel tentativo di cancellare la portata dell’incidente. Per decenni, Operazione Tiger rimase un nome quasi sconosciuto persino agli storici.Le vittime furono assorbite nelle statistiche generali del D-Day, come se fossero cadute il 6 giugno e non settimane prima.

Quando gli Alleati sbarcarono davvero in Normandia, il 6 giugno 1944, lo fecero con una macchina bellica enorme:
6.840 navi, 2.000 mezzi corazzati, 5.500 aerei da combattimento, 1.500 aerei da trasporto.
Era il più imponente assalto anfibio della storia.

Fotografia delle truppe USA che sbarcano sulla spiaggia di Utah Beach durante il D-Day.

Ma quel successo, celebrato giustamente come uno dei momenti decisivi del XX secolo, porta con sé anche la memoria di ciò che non venne raccontato.

Perché ricordarla oggi

Questa storia non è una nota a margine della Seconda guerra mondiale.
È una lezione più universale: anche le guerre dei “buoni” hanno zone d’ombra; anche gli eserciti vittoriosi compiono errori; anche la memoria ufficiale sceglie cosa salvare e cosa dimenticare.

La lapide posta a Utah Beach, che ricorda i 946 morti del 27 aprile 1944, è oggi uno dei pochi simboli che hanno restituito voce a quei soldati caduti senza gloria.

La lapide posta in memoria dell’esercitazione Tiger, affissa su di un bunker sito in Utah Beach, Normandia

Slapton Sands, il loro campo di esercitazione, è tornata un luogo tranquillo, battuto dal vento del Devon.
Ma sotto quella quiete, la storia continua a pulsare.

Fonti specifiche

  • Stephen E. Ambrose, Il Giorno più Lungo. 6 giugno 1944, TEA, Milano.
  • Ugo Cavallaro, Lo Sbarco in Normandia, Il Mulino, Bologna.
  • Ken Small – Mark Rogerson, I morti dimenticati. La verità sull’esercitazione Tiger, Nutrimenti, Roma.
  • Michael Williams, Exercise Tiger: The Tragic Prelude to the D-Day Landings, Pen & Sword Military, 2014.


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