“L’origine dei cognomi degli orfani: un viaggio nella storia degli esposti”

Episodio n. 16

Contesto storico

L’abbandono dei neonati è una pratica antica, dura e dolorosa, che attraversa culture e secoli. Ed è proprio dentro questa storia, fatta di miseria, norme sociali, religioni e istituzioni ,che nasce l’origine di molti cognomi italiani ancora oggi diffusissimi.

Molte società antiche consideravano normale il rifiuto dei figli indesiderati. Ma è importante leggere questa “normalità” con attenzione: non era un atto di crudeltà gratuita, bensì spesso l’unica risposta a condizioni economiche e sociali estreme.

Gli Ebrei vietavano l’uccisione dei neonati, ma consentivano l’abbandono o la vendita dei figli illegittimi; per i Greci l’infanticidio era legale in diversi poli; oggi tendiamo a giudicarlo con i nostri parametri morali, ma allora era parte di un sistema che privilegiava la cittadinanza e la continuità genealogica.
I Romani invece, se il padre non sollevava il neonato da terra (gesto che sanciva il riconoscimento e da qui io termine “allevare“), il bambino poteva essere esposto presso la columna lactaria: in pratica affidato al caso, alla pietà o alla morte.

Andrea della robbia, putti in fasce della facciata dello spedale degli innocenti, 1487

Qui vale la pena ricordare una cosa che spesso si dà per scontata: l’esposizione non nasce solo come strumento di “abbandono”, ma anche come mezzo per permettere ad altri di crescere il bambino. In una società senza assistenza pubblica, questa era l’alternativa all’infanticidio.

Con il Cristianesimo cambia l’orizzonte culturale. La tutela dell’infanzia assume un valore spirituale e sociale. Costantino nel 315 destina parte delle imposte al sostegno dei bambini poveri o abbandonati. Nel 318 introduce la pena di morte per l’infanticidio, ma, ed è significativo, non tocca ancora la vendita dei figli. Solo con Giustiniano (VI secolo) l’abbandono viene equiparato all’infanticidio.

Insomma, la sensibilità cresce, ma lo Stato non ha ancora gli strumenti per affrontare il problema.

La ruota degli esposti: un’invenzione medievale che cambia tutto

La ruota degli esposti, o rota degli esposti, era una bussola girevole di legno e a forma cilindrica, divisa in due parti: una rivolta verso l’esterno e una verso l’interno. Attraverso uno sportello, era possibile collocare gli esposti, cioè i neonati abbandonati, senza essere visti dall’interno. Facendo girare la ruota, essa andava a combaciare con un’apertura all’interno, dove lo sportello veniva aperto e al neonato potevano essere assicurate le cure necessarie. Spesso vicino alla ruota vi era una campanella, per avvertire della presenza del neonato, oltre ad una feritoia nel muro, dove inserire offerte per sostenere chi si prendeva cura degli esposti.

La ruota dei gittatelli all’ospedale di Santo Spirito in Saxia a Roma

La prima “ruota” compare in Francia, nell’ospedale dei Canonici di Marsiglia nel 1188.
In Italia, secondo la tradizione, Papa Innocenzo III, turbato da ricorrenti sogni in cui gli apparivano cadaveri di neonati ripescati dalle reti nel Tevere, istituì una “ruota” nel 1198 nell’Arcispedale di Santo Spirito in Saxia. La ruota non fu un fenomeno solo italiano: si diffuse anche in Francia, Spagna, Grecia.
Non in Inghilterra, dove paradossalmente l’abbandono non venne mai considerato una questione sociale prioritaria: sono documentati neonati e feti ritrovati nelle discariche e nelle fogne!

Il complesso dell’Ospedale di Santo Spirito in Sassia ristrutturato a partire dagli anni trenta del XX secolo

In Italia con l’influenza francese del napoleonico Regno Italico (1806-1815) sul Regno di Napoli la Rota proiecti venne ufficialmente istituita anche nei comuni dell’Italia Meridionale per la tutela pubblica dell’infanzia abbandonata. Una ruota degli esposti era in realtà già presente a Napoli: quella della Santa Casa dell’Annunziata, di cui esistono documenti d’immissione risalenti al 1601.

L’Ottocento e la crisi del sistema

Nel corso del XIX secolo a causa dell’aumento demografico, che aveva portato in poco tempo la popolazione europea a raddoppiare fino a oltre 200 milioni di abitanti, si cominciò a mettere in discussione la validità dell’istituzione della ruota, poiché provocava un grosso problema economico alle casse pubbliche, considerando che le famiglie bisognose erano numerose e con parecchi figli a carico. Tali famiglie spesso chiedevano sostentamento anche per alcuni dei figli legittimi. In Francia e in Italia, dove venivano abbandonati ogni anno dai trenta ai quarantamila neonati, si cominciò a considerare l’idea di abolire la ruota anche per le miserevoli condizioni dei brefotrofi dove morivano per stenti la maggior parte degli esposti La prima città in Italia a chiudere la ruota fu Ferrara nel 1867 seguita a mano a mano da altre città in tutto il corso dell’Ottocento sino alla completa abolizione delle “ruote” nel 1923 con il “Regolamento generale per il servizio d’assistenza agli Esposti” emanato dal primo governo Mussolini.

Balie di un brefotrofio di Roma, ritratte mentre allattano i neonati

L’origine dei cognomi degli orfani

Ricapitolando quindi, prima del Medioevo, i genitori in difficoltà economiche non abbandonavano i propri figli, ma li vendevano; le femmine venivano vendute spesso per la prostituzione e i maschi per i lavori dei campi o altri lavori molto faticosi. Durante il Medioevo Federico II di Svevia mise fine a questa pratica con una legge che proibiva la vendita delle femmine per la prostituzione. Si passò così alla pratica detta “oblazione“, che consisteva nel lasciare in dono i propri figli nei conventi.

Quando un bambino veniva abbandonato si doveva mettergli un cognome. A Napoli, tutti i bimbi della ruota degli esposti si chiamavano appunto Esposito, che è esposto in spagnolo. A Firenze ed in Toscana, uno dei conventi fu lo Spedale di Santa Maria degli Innocenti, e gli esposti ebbero tutti il cognome di Innocenti, Nocenti, Nocentini.

Lo Spedale degli Innocenti in piazza Santissima Annunziata

A Milano l’istituto era l’ospizio di Santa Caterina della Ruota, che aveva come simbolo una colomba, perciò qui i trovatelli vennero nominati Colombo e Colombini. Similmente a Pavia, ad esempio, gli esposti vennero chiamati frequentemente Giorgi, mentre a Siena Della Scala.
Spesso i bimbi abbandonati venivano chiamati con cognomi esplicativi: Esposti, Orfano, Proietti, Trovato, Ventura, Venturini. Bastardo, Ignoto, Incerto, D’Avanzo, Spurio, Casadei, Casadidio, Casagrande, Diotallevi, Donadio , Bentivoglio, Porco, in Veneto Balasso. Se abbandonati vicino alla ruota degli esposti venivano chiamati Rota, vicino ad un ponte Da Ponte, vicino ad una chiesa il cognome era Chiesa. Erano i figli di “N.N.” (Nomen Nescio) o di “M. IGNOTA” (da cui il termine dispregiativo “mignotta”).

La situazione contemporanea: tra tutela, anonimato e nuove “culle per la vita”

La legge italiana oggi prevede il diritto alle donne di partorire in anonimato, di essere assistite in ospedale e di non essere perseguite se decidono di non riconoscere il figlio. I tribunali italiani non possono cercare d’identificare il padre naturale mentre, per il diritto del neonato ad avere una famiglia, possono dichiararne lo stato di abbandono e mettere in atto le procedure per la sua adottabilità. Tuttavia, a differenza dell’Italia, alcuni Paesi dell’Europa continentale (Germania, Svizzera, Olanda e Spagna) riconoscono il diritto dell’adottato adulto di accedere alle proprie origini familiari e genetiche.

Malgrado le garanzie offerte dalla legge si verificano numerosi casi di abbandono neonatale, causati, oltre che da problemi economici e sociali, spesso dallo stato di clandestinità dei genitori che temono di essere scoperti e rimpatriati. Da questa situazione è nata la necessità di ripristinare nuovamente la “ruota degli esposti” in forme più avanzate dal punto di vista tecnologico e sanitario. Tali strutture, denominate “culle per la vita“, sono predisposte all’accoglienza dei neonati e sono dislocate sul territorio italiano. Come le antiche “ruote“, le moderne strutture forniscono assistenza e soccorso ai neonati abbandonati, garantendo al contempo la riservatezza e anonimato a chi lo deposita.

Fonti Specifiche

  • John Boswell, The Kindness of Strangers. The Abandonment of Children in Western Europe from Late Antiquity to the Renaissance, University of Chicago Press, 1988. (Opera fondamentale sulla storia dell’abbandono dei bambini in Europa)
  • David I. Kertzer, I figli del destino. Storia degli orfani e degli esposti in Italia, Mondadori, 1991. (Lo studio più completo sulla storia degli esposti italiani)
  • Roberto Sani, Le ruote degli esposti in Italia. Storia, problemi e prospettive, Edizioni Università di Macerata, 1994 (Riferimento accademico specifico sulle ruote italiane)
  • Archivio Storico della Real Casa dell’Annunziata di Napoli, Registri d’immissione degli esposti (dal 1601).(Fonte primaria sulla storia degli “Esposito”)
  • Emidio De Felice, Dizionario dei cognomi italiani, Mondadori, 1978 (Opera di riferimento per l’origine dei cognomi come Esposito, Innocenti, Proietti, Trovato ecc.)
  • Mario Pia Donato, L’Ospedale di Santo Spirito in Saxia. Assistenza e istituzioni dal Medioevo all’età moderna, L’Erma di Bretschneider, 2001.(Studio approfondito sulla prima ruota attribuita a Innocenzo III)
  • Ministero della Salute, Linee guida sul parto in anonimato e documentazione istituzionale su culle per la vita (consultazione 2018–2023). (Fonte ufficiale per la normativa contemporanea)


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