“La Benevento longobarda (4/4)”

Episodio n. 21

La Chiesa di Santa Sofia, patrimonio UNESCO dal 2011

Contesto storico

E’ davvero impressionante quanto sia ricca la storia della città di Benevento. Noi qui ci occuperemo soltanto del periodo Longobardo, ma la città ha vissuto momenti molto differenti tra di loro nel corso dei secoli, in base alle varie ed innumerevoli dominazioni: Sanniti, Romani, Longobardi, periodo pontificio lungo sette secoli ed infine il passaggio al Regno d’Italia.

Caduto l’Impero Romano (476 d.C.), le popolazioni cosiddette barbariche irruppero in Italia, devastando le migliori terre ed occupando le principali città, che cadevano alla forza delle loro armi. Benevento non fece eccezione. I Goti guidati, da Teodorico, nel 490 molestarono la città, ma poi ne furono scacciati da Belisario, generale dell’Imperatore d’Oriente Giustiniano, tra il 536 ed il 537. Totila, Re degli Ostrogoti, nel 545 la riprese, ne distrusse i migliori edifici e ne diroccò le mura. Narsete, altro generale dell’Imperatore d’Oriente, dopo aver sconfitto i Goti alle falde del Vesuvio, e respinti i Franchi fuori d’Italia (ragion per cui venne nominato Esarca), aggrega violentemente la città al dominio bizantino.

In seguito cadde in possesso dei Longobardi che, nell’anno 571, fondarono il celebre ducato di Benevento. La città, all’arrivo dei Longobardi comandati da Zottone (570), versa in una situazione spaventosa. La popolazione, costituita da Sanniti originari, Romani delle varie deduzioni coloniali, Goti di recente aggregazione, Bizantini di diversa estrazione, vive allo stremo, fra carestie e pestilenze, in un tessuto urbanistico lacerato da decenni di eventi bellici.

Gli storici usano suddividere il periodo di dominazione longobarda in tre distinte fasi:

1. Fase Ascendente (570-774) in cui il dominio si estende;

2. Fase Culminante (774-849) in cui alla caduta del Regno longobardo di Pavia ad opera dei Franchi, permette a Benevento di acquisire maggiori autonomie e di trasformarsi in un Principato;

3. Fase Discendente (849-1077) lento declino del Principato e successivo passaggio alla sottomissione pontificia.

L’Evento

I nostri episodi hanno l’obiettivo di essere letti fino alla fine e per restare interessanti non bisogna cadere in facili lungaggini che andrebbero ad inficiare la validità dei vari lavori. Per questo motivo la lunga e ricca storia longobarda nella città di Benevento, verrà descritta solo nei suoi aspetti più importanti.

Come abbiamo già detto, Zottone fu il primo Duca di Benevento a partire dal 570. I Longobardi fecero di Benevento la capitale di un potente ducato longobardo che, pur essendo sostanzialmente indipendente, gravitò nell’area di influenza del regno longobardo dell’Italia settentrionale. Il successore di Zottone fu Arechi I, designato dal re Agilulfo. Il secondo duca di Benevento governò per molti anni, estese i confini del ducato e consolidò il suo potere interno sino a farne il centro di un dominio autonomo. Egli conquistò, tra l’altro, Capua e Salerno. Una lettera inviatagli da papa Gregorio I, nella quale il pontefice rende omaggio alla sua gloria di uomo d’armi chiamandolo gloriose fili, fa intuire che Arechi professava già da allora la religione cattolica. Ad Arechi I successe l’inadeguato figlio Aione, prima di arrivare a due fedelissimi di Arechi I, Rodoaldo e Grimoaldo. Il primo assunse la guida del Regno nel 642, il secondo nel 647. Grimoaldo governò il ducato per ben venticinque anni e divenne uno dei protagonisti principali della storia dei Longobardi.

Nel 662 Grimoaldo intervenne nella lotta per la successione del regno longobardo scatenatasi tra Godeperto e Pertarito, i due figli di Ariperto I tra i quali il testamento del sovrano aveva ripartito il regno. Grimoaldo, nel tentativo di imporsi su entrambi e salire al trono, approfittò della richiesta di aiuto rivoltagli da Godeperto, che gli offrì la sorella in moglie. Sentendosi legittimato nella sua pretesa proprio in virtù di questo matrimonio, affidò al figlio Romualdo il ducato e marciò verso nord con truppe, oltre che del suo ducato, anche di quelli di Spoleto e della Tuscia. Giunto a Pavia, eletta da Godeperto a capitale della sua porzione di regno, uccise il sovrano legittimo; a Milano Pertarito, consapevole della sua evidente inferiorità, abbandonò a sua volta il regno e riparò presso gli Avari. Grimoaldo divenne pertanto re dei Longobardi.

A Grimoaldo succede nella guida del ducato Romualdo I che deve affrontare l’avanzata dell’esercito bizantino guidato dall’imperatore Costante II. Dopo essere sbarcato a Taranto, Costante muove vittorioso verso Benevento col proposito di liberare l’Italia dai Longobardi. Arrivato nei pressi della città la circonda e la assedia con tutto il suo esercito. A Romualdo non resta altro da fare che chiedere l’aiuto del padre, aiuto che non tarderà ad arrivare anche se con non poche difficoltà dovute alle numerose diserzioni. Frattanto Sessualdo (o Gesualdo), figlio di Grimoaldo, viene catturato dai nemici.

Solido con l’effigie dell’Imperatore Costante II

Costante adotta uno stratagemma: mentre tratta con Romualdo per poter raggiungere Napoli, fa condurre Sessualdo presso le mura di Benevento, sotto minaccia di morte, perché dica agli assediati di non sperare nell’aiuto di Grimoaldo, trattenuto lontano. Sessualdo, una volta sotto le mura, dice la verità e quest’atto di patriottismo gli costa la vita: decapitato, la testa è gettata da una catapulta nella città, dove Romualdo la bacia in lacrime. Costante è costretto a togliere l’assedio per dirigersi a Napoli ma a Capua viene fermato dai locali Longobardi e sconfitto duramente. Romualdo per celebrare le eroiche gesta di Sessualdo (o Gesualdo) fece dono alla sua discendenza di un feudo posto lungo i confini meridionali del Ducato. In provincia di Avellino infatti c’è Gesualdo un bellissimo borgo immerso nella verde Irpinia.

Il Duca Romualdo pone la corona ducale sul capo reciso del fedele Sessualdo

Dopo il breve periodo di Grimoaldo II la corona passa al fratello Gisulfo I che, approfittando della lotta tra il papato e l’imperatore d’Oriente, annette Sora, Arpino, Arce e Aquino. Il successore Romualdo II riceve da papa Sisinnio doni e concessioni e strappa al duca di Napoli la città di Cuma.

Papa Sisinnio. Il suo pontificato, durato appena venti giorni, è il quarto pontificato più breve della storia della Chiesa cattolica.

A Gisulfo II succede il figlio Liutprando di Benevento che appoggia la politica antipapale del nuovo re longobardo Astolfo partecipando persino all’assedio di Roma del 756. Con la morte di Astolfo e l’ascesa al trono di Desiderio, Liutprando si distacca dall’area di influenza della corte reale longobarda intrecciando relazioni con i Franchi, ma re Desiderio marcia su Benevento e sostituisce a Liutprando, fuggito a Otranto, Arechi II, il quale aveva sposato la figlia del re, Adelperga.

Dopo la caduta della Langobardia Maior ad opera dei Franchi (774), il duca Arechi II diventa vassallo di Carlo Magno. Il riconoscimento della sovranità franca, imposto dalle circostanze, perde ogni valore appena il pericolo franco è lontano. Infatti dopo alcuni anni Arechi si autoproclama dux et princeps samnitium aggiungendo così al titolo di duca, cioè di signore dipendente dal re d’Italia Pipino, il titolo di principe, cioè di sovrano indipendente.

Interno della Chiesa di Santa Sofia

Arechi fa di Benevento la seconda Pavia. Accoglie i profughi del disciolto regno longobardo e fa sistemare degnamente le reliquie della sua gente (reliquiae Langobardorum gentis). Costruisce la magnifica chiesa di Santa Sofia, a pianta stellare, e patrocina altri cantieri civili e religiosi.

Alla morte di Arechi (787) diventa principe di Benevento il figlio Grimoaldo III che subito si mette all’opera per ridurre l’influenza bizantina nell’Italia meridionale. In una violenta battaglia, Grimoaldo sconfigge i Bizantini guadagnandosi l’ammirazione di Carlo Magno. Sotto il suo governo si rafforza il potere dell’aristocrazia, la quale sarà decisiva per eleggere il suo successore, Grimoaldo IV. Costui faceva parte del corpo di guardia del predecessore e governò il principato per pochi anni a causa di una congiura di palazzo che lo vide vittima, architettata da Sicone, gastaldo di Acerenza. Sicone I aggredì i ducati costieri (Napoli, Amalfi, Sorrento, ecc.) e spadroneggiò sulla città partenopea; impose pesanti tributi e ricattò i napoletani dopo aver preso in ostaggio il corpo di San Gennaro. Il figlio Sicardo I continuò la politica espansionistica del padre ma i napoletani lo costrinsero a stipulare la pace il 4 luglio 836. A Lipari sottrae le preziose reliquie di San Bartolomeo ai Saraceni e le porta a Benevento dove tuttora in parte vengono custodite. Muore nell’anno 839 a causa di una congiura.

Busto di San Bartolomeo in argento. Sec. XVIII. Basilica di San Bartolomeo, Benevento

Quando il tesoriere di Sicardo, Radelchi, riesce a conseguire la successione, i nobili di Salerno assieme ai gastaldi di Conza, Acerenza e Capua gli si ribellano ed eleggono Siconolfo come antiprincipe. Le due fazioni arrivano alla guerra e non esitano ad assoldare Saraceni marcenari, Libici, profughi orientali pur di prevalere sull’altra. Dopo dieci anni di guerra, nell’849, l’imperatore Ludovico II, preoccupato per l’apertura alle truppe mercenarie musulmane, scende in Italia e diventa arbitro delle contese locali. Egli divide il principato in due parti e le assegna ai rispettivi contendenti ottenendo in cambio l’impegno comune di guerra agli infedeli e ricevendo il giuramento dei due principi. È l’inizio della parabola discendente del principato. L’atto di divisione, formalmente, è un atto di donazione fatto da Radelchi a Siconolfo.

Il Ducato di Benevento prima del 851
La divisione dei due Principati di benevento e Salerno nel 851

I rapporti fra l’imperatore Ludovico II e i principi di Benevento si irrigidiscono. L’imperatore è visto dai successori di Radelchi con sospetto e rancore. Il nuovo principe Adelchi manifesta apertamente la sua ostilità verso Ludovico, dando rifugio e protezione ai nemici dell’imperatore. Quest’ultimo, in segreto, si prepara ad aggredire Benevento. Adelchi lo sa e, in occasione di una visita di Ludovico II a Benevento, lo cattura e lo tiene prigioniero per poco più di un mese. L’evento ha una forte eco in tutta Europa e viene visto come un azzardato affronto nei confronti del potente imperatore, santo e pio, difensore del cristianesimo e delle pretese papali. Ludovico II viene liberato il 17 settembre 871 sotto giuramento di non entrare mai più con le armi a Benevento. L’anno successivo papa Adriano II lo scioglie dal giuramento. L’imperatore, sceso a Capua, organizza un esercito per marciare contro Adelchi e vendicarsi dell’affronto subito. Fortunatamente il piano fallisce e Ludovico II è costretto a tornare a Brescia dove muore nell’875.

Ludovico II raffigurato nel Chronicon Casauriense di Giovanni Berardi, XII secolo.

Terminate le ingerenze da parte del potere imperiale, Adelchi può dedicarsi al miglioramento delle difese del principato al fine di ostacolare l’avanzata dei Bizantini e, soprattutto, con l’obiettivo di arginare le disastrose scorribande dei Saraceni che comunque, scontratosi con i gastaldi di Telese e Boiano, mentre si dirigevano verso Bari, distrussero Telese, Benevento e le terre vicine.

Ad Adelchi, morto nell’878 a causa di una congiura, succedono prima Gaideris e poi Aione II, i quali continuano la lotta contro Saraceni e Bizantini. Aione nell’884 riesce ad espugnare Bari e a cacciare i Saraceni ma, alla sua morte, i Bizantini approfittano della mancanza di un erede forte per assediare Benevento che, dopo una lunga ed eroica resistenza, è costretta a capitolare. La corte longobarda viene cacciata dalla città ma, Guido IV di Spoleto, la libera (885) e la assegna a Radelchi II di Benevento, figlio di Adelchi, tornato in patria dopo dodici anni di esilio. Il nuovo principe governa in maniera spietata e brutale. L’atteggiamento autoritario di Radelchi gli fa perdere consensi in ampi strati della nobiltà e della chiesa che chiedono aiuto ai signori di Capua. Atenolfo I di Capua corre subito a Benevento, fa spodestare Radelchi e si fa proclamare principe di Benevento.

Il figlio Landolfo I di Benevento chiede aiuto ai Bizantini per sconfiggere definitivamente i Saraceni. L’imperatore Leone VI il Saggio gli concede l’ambito titolo di imperiale patrizio ma, per non andare contro gli interessi dell’impero, rifiuta di concedergli aiuto. Landolfo però in pochi anni riesce a formare una grande lega militare di potenze locali patrocinata da papa Giovanni X. Nel 915 l’assalto concentrico delle forze della lega cristiana riesce a sterminare definitivamente gli invasori musulmani.

Mosaico che rappresenta Leone VI piegandosi davanti a Cristo Pantocratore, Basilica di Santa Sofia a Istanbul

Landolfo deve però affrontare i Bizantini che diventano sempre più agguerriti. Gli succedono Landolfo II di Benevento e Pandolfo Testadiferro. Quest’ultimo riunisce Capua, Salerno e Benevento in un unico principato, aggiungendo anche altre terre. L’ostilità di Pandolfo alle pretese papali lo avvicina all’imperatore Ottone I di Sassonia che gli concede anche il governo di Spoleto e Camerino. Durante questo groviglio di interessi papali e imperiali, Benevento ottiene un importante riconoscimento allorché nel 969 papa Giovanni XIII eleva la diocesi locale a Metropolia. Alla morte di Pandolfo, Benevento passa al primogenito Landolfo IV che viene ben presto spodestato e successivamente ucciso assieme al fratello durante una battaglia nel 982. L’autore dello spodestamento di Landolfo, Pandolfo II, continua la politica filo-imperiale del predecessore e offre continua ospitalità a Ottone III di Sassonia. A Pandolfo succede Landolfo V il quale deve combattere non solo i Bizantini ma anche i nuovi conquistatori del Sud Italia, i potenti Normanni.

Papa Clemente II

La politica filo-imperiale termina con Pandolfo III il quale nel 1047 ha il coraggio di chiudere le porte della città in faccia all’imperatore Enrico III il Nero e al papa Clemente II, che lo scomunica. Tale gesto clamoroso è dovuto al fatto che la dinastia beneventana si sente ormai accerchiata su ogni fronte: da una parte l’imperatore dispone a favore dei Normanni di terre longobarde, dall’altra il papa rivendica il possesso di Benevento. Man mano che i Normanni dilagano il principato si stringe e ai principi beneventani non resta che assistere impotenti alla fine del loro dominio.

La conferma della scomunica da parte Leone IX accentua la pressione sulla città sino a creare profonde spaccature all’interno della nobiltà. La fazione filo-papale riesce a prevalere sulle altre e, dal 1050 al 1055, la città resta nelle mani del pontefice. I beneventani si ribellano e richiamano i principi che tornano a governare Benevento dopo aver reso atto di vassallaggio alla Santa Sede, con il trasferimento effettivo della città a dinastia finita. Morto (1077) l’ultimo principe longobardo della dinastia capuana, Landolfo VI, si conclude la dominazione longobarda e inizia quella pontificia che durò ben sette secoli!!!



Lascia un commento

ARTICOLI DEL BLOG

“Operazione Bagration: quando il fronte orientale decise la guerra”

L’Operazione Bagration del 1944 segna una svolta cruciale nella Seconda guerra mondiale, devastando le linee tedesche sul fronte orientale. Mentre la Normandia conquista il palcoscenico, Bagration annienta la Wehrmacht, segnando la definitiva perdita della Germania nel conflitto. Un colpo mortale che cambia il corso della guerra.

“Quando la guerra tacque: il Natale al fronte del 1914”

Giulia, figlia di Augusto, incarna il dramma di una vita sacrificata sull’altare della politica. Nata sotto il peso di aspettative, attraversa matrimoni infelici e un esilio devastante, diventando un simbolo delle contraddizioni di un regime che predica moralità ma sacrifica tutto, perfino la famiglia. La sua storia è un potente monito.