Episodio n. 21

Contesto storico
E’ davvero impressionante quanto sia ricca la storia della città di Benevento. Noi qui ci occuperemo soltanto del periodo Longobardo, ma la città ha vissuto momenti molto differenti tra di loro nel corso dei secoli, in base alle varie ed innumerevoli dominazioni: Sanniti, Romani, Longobardi, periodo pontificio lungo sette secoli ed infine il passaggio al Regno d’Italia.
Nel 774, quando Carlo Magno conquista Pavia e depone Desiderio, il regno longobardo del Nord cessa di esistere, ma la storia non si chiude perché a Sud, tra le colline del Sannio, esiste una realtà che non cade, una realtà che si adatta, si trasforma e sopravvive: Benevento.

La città, all’arrivo dei Longobardi comandati da Zottone (570), versa in una situazione spaventosa. La popolazione, costituita da Sanniti originari, Romani delle varie deduzioni coloniali, Goti di recente aggregazione, Bizantini di diversa estrazione, vive allo stremo, fra carestie e pestilenze, in un tessuto urbanistico lacerato da decenni di eventi bellici.
Gli storici usano suddividere il periodo di dominazione longobarda in tre distinte fasi:
1. Fase Ascendente (570-774) in cui il dominio si estende;
2. Fase Culminante (774-849) in cui alla caduta del Regno longobardo di Pavia ad opera dei Franchi, permette a Benevento di acquisire maggiori autonomie e di trasformarsi in un Principato;
3. Fase Discendente (849-1077) lento declino del Principato e successivo passaggio alla sottomissione pontificia.
Dopo il 774: da ducato a principato
Zottone fu il primo dica di Benevento a partire dal 570. I Longobardi fecero di Benevento la capitale di un potente ducato longobardo che, pur essendo sostanzialmente indipendente, gravitò nell’area d’ influenza del regno longobardo dell’Italia settentrionale. Il successore di Zottone fu Arechi I, designato dal re Agilulfo. Il secondo duca di Benevento governò per molti anni, estese i confini del ducato e consolidò il suo potere interno sino a farne il centro di un dominio autonomo. Egli conquistò, tra l’altro, Capua e Salerno. Una lettera inviatagli da papa Gregorio I, nella quale il pontefice rende omaggio alla sua gloria di uomo d’armi chiamandolo gloriose fili, fa intuire che Arechi professava già da allora la religione cattolica. Ad Arechi I successe l’inadeguato figlio Aione, prima di arrivare a due fedelissimi di Arechi I, Rodoaldo e Grimoaldo. Il primo assunse la guida del Regno nel 642, il secondo nel 647. Grimoaldo governò il ducato per ben venticinque anni e divenne uno dei protagonisti principali della storia dei Longobardi.

Nel 662, chiamato a intervenire nelle lotte interne del regno longobardo, marcia verso nord e conquista il trono. Diventa re dei Longobardi. È un passaggio epocale: per la prima volta il potere centrale non nasce dalla pianura padana ma dal Mezzogiorno. Grimoaldo governa con decisione, respinge i Bizantini, consolida i confini e rafforza il regno. Sotto di lui, Benevento non è più periferia: è matrice dinastica. Il Sud diventa centrale.
Nel 774, quando Carlo Magno conquista Pavia e depone Desiderio, il regno del Nord scompare, ma Benevento non cade. Il duca Arechi II, genero di Desiderio, comprende che opporsi frontalmente ai Franchi sarebbe suicida. Decide allora una strategia diversa: non si proclama re, ma assume il titolo di princeps. Non è una sottomissione bensì una trasformazione politica. Nasce il Principato di Benevento, Il potere longobardo sopravvive, ma sotto una forma nuova.

Arechi fa di Benevento la seconda Pavia. Accoglie i profughi del disciolto regno longobardo e fa sistemare degnamente le reliquie della sua gente (reliquiae Langobardorum gentis). Costruisce la magnifica chiesa di Santa Sofia, a pianta stellare, e patrocina altri cantieri civili e religiosi. Nel frattempo si sviluppa la scrittura beneventana, variante calligrafica che circolerà per secoli nei monasteri del Sud. Il diritto longobardo continua a essere applicato. Le élite aristocratiche si consolidano.
Benevento dopo Arechi II
Alla morte di Arechi II nel 787, il principato è ormai un’entità riconosciuta e temuta. Ma l’equilibrio costruito con fatica è fragile. Il suo successore Grimoaldo III deve fronteggiare la pressione franca, accetta formalmente la superiorità carolingia, ma conserva ampia autonomia. È l’inizio di una lunga stagione di ambiguità politica: formalmente subordinati, sostanzialmente indipendenti.
Il vero terremoto arriva nell’839, alla morte del principe Sicone. Si apre una guerra civile tra Radelchi e Siconolfo. Il conflitto è devastante.
Intervengono Franchi, Bizantini e persino mercenari saraceni. Il risultato è la divisione del principato: nascono Benevento e Salerno come entità separate. Qui il groviglio diventa intricato: Longobardi contro Longobardi, alleanze con potenze straniere, frammentazione interna.


Nel IX-X secolo emerge un’altra figura chiave: Atenolfo I. Egli riunifica Benevento e Capua, creando un sistema politico più stabile. Introduce una forma di co-reggenza dinastica che garantisce continuità. È un tentativo intelligente di evitare nuove guerre civili. Il Sud longobardo non è in declino passivo: continua a reinventarsi.

Nel XI secolo il quadro cambia radicalmente. Nuovi attori entrano in scena: i Normanni. Figure come Roberto il Guiscardo ridisegnano gli equilibri del Mezzogiorno. Benevento perde progressivamente centralità militare. Le strutture longobarde sopravvivono, ma il potere reale si sposta. Il passaggio finale avviene nel 1077, quando il principe Landolfo VI viene deposto e Benevento passa definitivamente sotto il controllo della Santa Sede. Da principato longobardo autonomo a enclave pontificia. È la chiusura formale di un ciclo iniziato quasi cinque secoli prima.
Conclusione
Se la caduta del regno nel 774 segna la fine politica dei Longobardi del Nord, Benevento dimostra che la storia non procede per cesure nette. Il groviglio di eventi iniziato lungo l’Elba non si scioglie con Carlo Magno.
Si riorganizza nel Sud. Grimoaldo, Arechi II, la lunga stagione beneventana mostrano che i Longobardi non furono soltanto conquistatori, ma costruttori di istituzioni durature.E forse è proprio a Benevento che il loro lascito diventa più profondo: meno visibile militarmente, ma più radicato nella struttura dell’Italia medievale.
Fonti specifiche
- Paolo Diacono, Historia Langobardorum
- Chronicon Salernitanum (IX–X secolo)
- Chronica monasterii Casinensis di Leone Ostiense
- Stefano Gasparri, I Longobardi in Italia. Profilo storico
- Vera von Falkenhausen, Il Mezzogiorno longobardo
- Jörg Jarnut, Storia dei Longobardi
- Giuseppe Galasso, Il Mezzogiorno medievale e moderno
- Graham A. Loud, The Age of Robert Guiscard


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