“Villa Emma: Quando la guerra travolge tutto… e un paese sceglie di opporsi”

Episodio n. 22

Villa Emma nel 1945

La guerra moderna non è solo uno scontro tra eserciti ma è una trasformazione radicale delle società. La Seconda guerra mondiale, più di ogni conflitto precedente, è stata una guerra totale: mobilitazione economica, controllo ideologico, repressione sistematica, ridefinizione violenta delle identità nazionali e razziali. Non si combatteva soltanto per territori ma si combatteva per stabilire chi aveva diritto di esistere.

Ed è con questa logica che bisogna entrare per comprendere ciò che accadde a Nonantola.

Il contesto storico: l’Europa sotto il dominio della violenza organizzata

Nel 1942 la Germania nazista controlla gran parte dell’Europa continentale. La macchina amministrativa del Reich è efficiente, metodica, spietata. La “soluzione finale” è già operativa: ghettizzazione, deportazioni, campi di sterminio.

L’Italia fascista aveva introdotto le leggi razziali nel 1938, escludendo gli ebrei dalla vita civile, dall’insegnamento, dall’impiego pubblico. Tuttavia fino al 1943 il regime italiano mantiene una posizione ambigua: persecuzione sì, ma senza la sistematicità genocidaria tedesca.

Questa ambiguità si spezza l’8 settembre 1943.

L’armistizio firmato dal governo Badoglio provoca il crollo dell’apparato statale nel Nord Italia. Le truppe tedesche occupano rapidamente il territorio. Nasce la Repubblica Sociale Italiana, Stato satellite del Reich e da quel momento la persecuzione cambia natura.

Le autorità della RSI collaborano attivamente con i nazisti nelle retate e nelle deportazioni. Gli ebrei presenti sul territorio italiano diventano obiettivi diretti. Le carceri si riempiono. I convogli verso Auschwitz partono anche dall’Italia. La guerra non è più solo lontana ma è nelle città, nei paesi, nelle case.

L’effetto della guerra su un piccolo paese: Villa Emma

73 ragazzi ebrei in fuga attraverso l’Europa sconvolta dalla guerra arrivano a Nonantola, in provincia di Modena, tra l’estate del 1942 e la primavera del 1943. A Villa Emma, dove vengono ospitati, vivranno un breve periodo di tranquillità.

Villa Emma, oggi

Il pomeriggio del 17 luglio 1942 arriva alla stazione di Nonantola un gruppo di quaranta giovanissimi esuli ebrei, provenienti da Germania e Austria, insieme a nove accompagnatori adulti. Diretti in Palestina, sono rimasti bloccati a Zagabria dall’invasione tedesca del 6 aprile 1941. Da lì, sotto la guida di Josef Indig e con un’autorizzazione straordinaria del Ministero dell’Interno italiano, sono passati in Slovenia. È allora che la Delasem (Delegazione Assistenza Emigranti Ebrei) individua a Nonantola Villa Emma, da tempo disabitata, come luogo ideale dove ospitare i ragazzi.

Foto di gruppo: i ragazzi ebrei davanti a Villa Emma
Foto di gruppo: i ragazzi ebrei davanti a Villa Emma

Il 10 aprile 1943, si uniscono al gruppo altri trentatré ragazzi fuggiti dalla Bosnia e dalla Croazia. Arrivano da Spalato accompagnati da Jakov Maestro, anche loro con un’autorizzazione ufficiale. Sono in media più piccoli di quelli che già si trovano a Villa Emma. Ciò, insieme alla differenza linguistica, rende un po’ complicata la relazione tra i due gruppi. Nonantola è un comune di circa 10.000 anime, quasi tutte dedite all’agricoltura e questa caratteristica riesce a mitigare i problemi per procurare beni alimentari e di prima necessità.

spostamenti

Seppur non sia in discussione l’accoglienza dei Nonantolani, le differenze di lingua, mentalità e stile di vita si fanno sentire e si avverte una certa curiosità da parte della popolazione locale. L’impressione chiara è che in queste zone il fascismo ha i suoi aderenti solo per ragioni opportunistiche e non ideologiche, tanto più che il regime, in zona, ha di fatto assunto il volto burocratico e piccolo borghese dell’avvocato Carlo Zanni, podestà dal 1930 al 1943.

Josef Indig, Don Arrigo Beccari, Giuseppe Moreali (1964)
Josef Indig, Don Arrigo Beccari, Giuseppe Moreali (1964)

Tutto cambia l’8 settembre, all’annuncio dell’armistizio con gli angloamericani. I responsabili del gruppo chiedono immediatamente aiuto a Giuseppe Moreali, medico condotto del paese, che nei mesi precedenti aveva intrecciato significativi rapporti con la comunità di Villa Emma. Capiscono che la situazione sta diventando pericolosa e occorre procurare nascondigli ai ragazzi, poiché la residenza non offre più un rifugio sicuro. Il medico pensa che la soluzione migliore sia rivolgersi a don Arrigo Beccari, economo del seminario adiacente all’abbazia: con il consenso del rettore, mons. Ottaviano Pelati, ospiterà per alcune notti un numero consistente di ragazzi nelle stanze dei seminaristi.

Quando, la mattina del 9 settembre, le truppe tedesche entrano a Nonantola, Villa Emma viene rapidamente abbandonata. La maggior parte del gruppo si nasconde nel seminario; gli altri sono ospitati da numerose famiglie del luogo. I ragazzi, però, non possono rimanere a lungo nascosti a Nonantola poiché la possibilità di un rastrellamento nazista è sempre più concreta. Hanno nuove carte d’identità, che permetteranno loro di passare indenni i controlli della Feldgendarmerie tedesca e della polizia italiana. Tramontata rapidamente l’idea iniziale di portare il gruppo a sud, incontro agli Alleati (dove solo alcuni tra i ragazzi più grandi si dirigono), l’unica alternativa rimane la Svizzera. Dopo i primi tentativi finiti col respingimento alla frontiera, riescono a mettersi in contatto con le organizzazioni ebraiche presenti in territorio elvetico, che intercedono presso le autorità.

Lasciano così Nonantola divisi in tre gruppi, tra il 6 e il 16 ottobre 1943, e raggiungono in modo avventuroso la Svizzera, dove troveranno finalmente asilo. Dopo un periodo trascorso in vari campi di raccolta, il gruppo si ricostituisce a Villa des Bains, presso Bex. Finita la guerra, partiranno quasi tutti alla volta della Palestina, che raggiungeranno via nave da Barcellona, il 29 maggio 1945.

Salomon Papo e Goffredo Pacifici
Salomon Papo e Goffredo Pacifici

Tutti salvi, eccetto Salomon Papo e Gofferdo Pacifici. Il primo, quindicenne, giunge a Nonantola con il gruppo di Spalato; malato di tubercolosi, viene presto ricoverato nel sanatorio di Gaiato di Pavullo, non può quindi seguire gli altri in Svizzera. Arrestato nel marzo 1944, il suo nome compare nella lista di deportati da Fossoli ad Auschwitz con il convoglio del 5 aprile 1944. Il secondo, funzionario della Delasem, aveva soggiornato a Villa Emma e seguito il gruppo nella fuga verso la Svizzera. Sulla frontiera decide però di fermarsi, per aiutare altri ebrei a passare dall’altra parte. Verrà arrestato con suo fratello da militi fascisti e deportato ad Auschwitz.

Le conseguenze: memoria e responsabilità

Dopo la guerra, Don Arrigo Beccari e Giuseppe Moreali verranno riconosciuti come “Giusti tra le Nazioni” dallo Yad Vashem (Ente nazionale per la Memoria della Shoah di Gerusalemme), ma la loro azione non fu isolata, fu il risultato di una responsabilità diffusa. Villa Emma divenne simbolo internazionale di solidarietà civile. La guerra produce distruzione, deportazioni e morte, ma produce anche situazioni-limite in cui le comunità devono decidere se adattarsi o resistere. A Nonantola la guerra non generò indifferenza ma una straordinaria coesione morale collettiva.

Fonti specifiche

  • Fondazione Villa Emma – Nonantola
  • Yad Vashem, archivio “Righteous Among the Nations”
  • Liliana Picciotto, Il libro della memoria
  • Simon Levis Sullam, I carnefici italiani
  • Istituto Storico di Modena


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