“Roma sotto assedio: i saccheggi che hanno cambiato la Storia”

Episodio n. 23

Contesto storico

Il saccheggio è sempre stato un evento enormemente drammatico per le popolazioni, un’esperienza traumatica sia dal punto di vista economico-sociale che psicologico. Roma, la caput mundi dell’età antica, da questo punto di vista è stata letteralmente bersagliata. Sono infatti ben 6 le volte, come si evince dal titolo, in cui la città ha subito questo tipo di umiliazione, portando con se conseguenze devastanti.

Sacco di Roma del 390 a.C. da parte dei Galli guidati da Brenno

La città di Roma venne saccheggiata la prima volta nel 390 a. C. da parte dei Galli guidati dal suo condottiero Brenno e partiti dalla loro “capitale” Senigallia. Questo episodio è uno dei più traumatici della storia di Roma, tanto da essere riportata negli annali con il nome di Clades Gallica, ossia sconfitta gallica, tenendo conto che Roma non era abituata alle sconfitte ma soprattutto non era abituata ad essere invasa, il trauma fu grande ma Roma seppe reagire e rialzarsi per poi diventare la Caput Mundi.

Brenno, generale dei Galli

Il copione purtroppo si ripeté nel V Secolo, quindi molto tempo dopo e pertanto come se fosse per la prima volta. Siamo nel periodo delle invasioni barbariche e nel 410 era il 24 agosto quando i Visigoti di Alarico assediarono e depredarono la città per tre lunghissimi giorni. Solo gli edifici di culto furono risparmiati, il resto della città, abitanti compresi, fu travolto dalla furia distruttiva dei barbari.

Roma si salvò nel 452, quando il Pontefice Leone I, poi detto Magno, riuscì a convincere Attila a non infierire su Roma, pur dietro al pagamento di un’ingente somma di denaro. Passarono pochi anni, siamo nel 455, e la minaccia barbarica tornò a terrorizzare la città. Questa volta furono i Vandali di Genserico, che arrivato attraverso la foce del Tevere, mise la città a ferro e fuoco per quindici giorni. Il termine “vandalismo” nasce proprio da qui.

Sacco di Roma ad opera dei Visigoti da una miniatura francese del XV secolo

Prima di passare ai saccheggi di epoca medievale, quindi successivi al fatidico 476, ce ne fu un altro meno famoso avvenuto nel 472. In quel periodo l’Imperatore Romano d’Occidente era un certo Antemio, in lotta con un generale barbaro chiamato Recimero. I due erano anche parenti, ma dopo aver rotto l’alleanza, il generale barbaro assediò l’imperatore e Roma, già provata da peste e carestie, conobbe altri cinque mesi d’inferno.

L’Evento

Per il primo saccheggio di stampo medievale non dobbiamo aspettare molto, siamo infatti ancora nel pieno delle invasioni barbariche e durante la guerra greco-gotica, tra Ostrogoti e Bizantini che interessò la penisola italiana per determinare chi dovesse averne il predominio. Siamo nel 546, i protagonisti dell’ennesimo assedio e relativo saccheggio furono Totila, re ostrogoto, e Belisario, generale bizantino mandato dall’imperatore Giustiniano a riconquistare ciò che Costantinopoli credeva fosse suo di diritto. Totila era deciso a radere al suolo la città, ma secondo quanto tramandato da Procopio di Cesarea nella sua Istoria delle guerre gotiche, Belisario lo convinse a desistere per la gloria di Roma, la quale sparendo, avrebbe portato con se anche il suo distruttore. Belisario successivamente, rinvigorito, scacciò gli Ostrogoti, che ci riprovarono senza successo anche tre anni dopo.

Porta Asinara, da cui entrarono gli Ostrogoti per devastare Roma il 17 dicembre 546

Passarono ben trecento anni prima di un nuovo attacco alla città eterna. Siamo nel 846 e questa volta i protagonisti sono i Saraceni. Nella notte tra il 24 e il 25 agosto 846, più di settanta navi e migliaia di uomini giunsero dalla foce del Tevere nel cuore di Ostia e di Porto, saccheggiandole, per poi proseguire verso Roma. In quell’occasione i Saraceni saccheggiarono persino la tomba di San Pietro. Finite le razzie, vicino Fondi furono fermati dalle truppe di Guido I di Spoleto.

La Battaglia di Ostia, Raffaello Sanzio e allievi (1515)

Prima di poter dire basta, Roma ha subito un ultimo assalto durante il periodo chiamato “lotta per le investiture“. Siamo nel 1084 e questa vicenda ha come protagonisti l’imperatore Enrico IV di Franconia e Papa Gregorio VII. Ricordiamo a riguardo l’Episodio n. 2 in cui parliamo del detto “Andare a Canossa” che ha gli stessi protagonisti. Dopo l’umiliazione subita l’Imperatore Enrico IV assediò Roma con Papa Gregorio VII costretto a rifugiarsi a Castel Sant’Angelo. Il Papa chiamò in suo soccorso il normannoRoberto il Guiscardo, che liberò la città, ma purtroppo le sue truppe pensarono bene di saccheggiare la città, compiendo un vero e proprio scempio. Il papa era salvo, ma il prezzo da pagare fu altissimo!

Il 21 Maggio del 1084 i Normanni di Roberto il Guiscardo entrano a Roma. Provenienti dalla via Appia riescono a superare le mura aureliane (all’altezza di San Giovanni in Laterano) e percorrendo la strada che tuttora conserva il nome di Via dei Normanni, superato il Colosseo, si dirigono verso Castel Sant’Angelo dove è rinchiuso Papa Gregorio VII.

Il Sacco di Roma del 1527 fu uno degli eventi più traumatici della storia moderna della città. Il 6 maggio 1527 le truppe imperiali dell’imperatore Carlo V, composte in gran parte da lanzichenecchi tedeschi – molti dei quali luterani – e da soldati spagnoli, entrarono a Roma dopo settimane di marcia senza paga e fuori controllo. L’assalto fu brutale: saccheggi, violenze, distruzioni sistematiche e devastazioni colpirono chiese, palazzi e abitazioni private. Il papa Clemente VII riuscì a rifugiarsi a Castel Sant’Angelo, mentre la città rimase in balìa dei soldati per mesi. Si stima che morirono migliaia di persone e che la popolazione si ridusse drasticamente. Il sacco segnò simbolicamente la fine del Rinascimento romano e sancì il declino dell’autonomia politica del papato nello scenario europeo. Non fu solo una devastazione materiale: fu la fine di un’illusione di centralità.

Lanzichenecchi in parata (circa 1530)

Roma è stata saccheggiata molte volte.
Ma ogni sacco racconta la stessa verità: quando il potere si concentra troppo in un solo luogo, quel luogo diventa inevitabilmente un bersaglio. Dai Galli a Brenno fino ai lanzichenecchi del 1527, passando per Visigoti, Vandali, Goti e Normanni, ogni devastazione coincide con un passaggio di consegne nella storia del potere. Non è mai solo un’azione militare. È sempre un segnale. Un indicatore geopolitico ante litteram.

Il sacco di Roma del 1527, dipinto di Johannes Lingelbach

Le città, come gli imperi, non cadono solo per le armi dei nemici. Cadono quando non comprendono che la storia è movimento continuo. Roma è sopravvissuta proprio perché, pur devastata, ha saputo reinventarsi ogni volta.

Fonti specifiche

  • Tito Livio, Ab Urbe Condita (Libro V – sacco gallico)
  • Procopio di Cesarea, Guerra gotica e Guerra vandalica
  • Orosio, Historiae adversus paganos
  • Francesco Guicciardini, Storia d’Italia
  • Peter Heather, The Fall of the Roman Empire, Oxford University Press
  • Bryan Ward-Perkins, The Fall of Rome and the End of Civilization, Oxford University Press
  • Herwig Wolfram, History of the Goths, University of California Press
  • André Chastel, Il Sacco di Roma 1527, Einaudi
  • Richard Krautheimer, Rome: Profile of a City, 312–1308, Princeton University Press


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