“I Re fannulloni”

Episodio n. 27

La deposizione di Childerico III. Simbolo della regalità merovingia erano i lunghi capelli, da cui l’appellativo reges criniti e quella capigliatura fluente rappresentava una forma di potere che alla deposizione di Childerico fu simbolicamente rasata.

Contesto storico

Siamo nel Regno dei Franchi, al tempo della dinastia dei Merovingi e poi di quella dei Pipinidi, in seguito detti Carolingi, quest’ultimi maggiordomi o maestri di palazzo che presero il posto della dinastia precedente e il cui rappresentante più famoso è Carlo Magno. I Merovingi avevano conquistato il favore della Chiesa dopo la conversione al cattolicesimo di re Clodoveo nel 496. Quello Franco fu l’unico popolo che si convertì senza passare dalla tappa intermedia dell’arianesimo. Clodoveo fu un grande sovrano, ma le consuetudini franche portarono a dividere il regno tra gli eredi, perdendo potere e credibilità fino ad arrivare ad essere bollati nel IX Secolo come dei re fannulloni. Ma andiamo con ordine…

Dipinto di Clodoveo del 1835 del pittore François-Louis Dejuinne

Di tutte le diverse genti germaniche che a partire dal III secolo varcarono il Reno, lo sciame di tribù che avrebbe poi preso il nome di “franchi” fu l’unico la cui patria divenne presto stabile in quanto la loro scelta fu quella di una fusione con le popolazioni gallo-romane che diede vita ad una rielaborazione delle strutture politiche e sociali esistenti e culminò con l’acquisizione dello status di foederati dell’impero romano. Alla fine del V secolo Clodoveo (481-511) si affermò sugli altri capi militari e iniziò la sua espansione dall’ Austrasia verso la Neustria e poi l’Aquitania. Negli stessi anni il re franco scelse di farsi battezzare da San Remigio di Reims, scelta già intrapresa dal padre Childerico e che anticipò la graduale conversione al cristianesimo del suo popolo. In tal modo Clodoveo giunse ad esercitare un controllo diretto sui vescovi, che grazie alla loro cultura e agli ingenti patrimoni che amministravano, erano coloro che di fatto esercitavano un enorme potere sui territori della Gallia. Nel 508 il re franco ottenne il titolo di patricius romanorum, cioè difensore dei romani, dall’imperatore bizantino Anastasio.

La divisione del Regno da parte di Clodoveo in quattro domini autonomi, a vantaggio dei suoi quattro figli: Teodorico I (Austrasia), Childeberto I (Neustria), Clodomiro (Burgundia), Clotario I (Aquitania).

Alla morte di Clodoveo si presentò il problema, ricorrente nelle dinastie merovinge e poi in quella carolingia, della successione degli eredi. Si trattò di una questione che venne sistematicamente risolta seguendo una concezione prettamente patrimoniale del regno e del potere, i quali vennero trattati come un patrimonio privato e diviso tra i vari figli, innescando spesso lotte per la supremazia, come quella che portò nel 561, dopo la morte di Clotario, alla creazione di tre regni: Austrasia, Neustria e Burgundia, poi nuovamente riuniti in un’unica realtà politica, in un clima di continue guerre civili, da Clotario II (584-629) con il quale si raggiunse l’apogeo del potere merovingio, grazie all’appoggio di Pipino di Landen e Arnolfo di Metz, grandi proprietari terrieri dell’ Austrasia che sostenevano il re.

Statua di Carlo Martello realizzata da Jean-Baptiste Joseph Debay (1802-1862). Galleria della Reggia di Versailles.

Dopo la morte di Dagoberto (639) si aprì un lungo periodo di paralisi e rivalità intestina tra le aristocrazie di Austrasia e Neustria che erano ormai organizzate dai maestri di palazzo. Proprio uno di questi maestri di palazzo, Carlo figlio di Pipino di Herstal, riuscì a creare una potente clientela militare attingendo ai ricchi patrimoni delle chiese che divennero serbatoio di prebende fondiarie. Carlo, al quale venne successivamente attribuito l’appellativo di Martello, ripristinò dunque l’egemonia austrasiana sulla base dell’uso sistematico di un nuovo tipo di clientela che aveva il proprio fondamento nel vincolo del vassallaggio, che si esplicitava attraverso il sostegno militare a fronte della concessione di un beneficium.
Dal 751 il figlio di Carlo Martello, Pipino il Breve, eletto da un’assemblea dei grandi, assunse la corona franca attraverso una complessa e delicata operazione di sostituzione al potere sacro della dinastia merovingia aprendo così le porte alla stagione carolingia.

L’Evento

L’insulto nel chiamare fannulloni i re della dinastia Merovingia dei Franchi, è oggi dagli storici visto come il tentativo degli usurpatori (i carolingi) di legittimare la loro  posizione e gettare discredito sui precedenti sovrani.  

Incoronazione di Pipino III secondo il pittore e miniaturista Jean Fouquet (XV secolo).

Il primo re dei merovingi accertato, Childerico I (436-481), nessuno osò chiamarlo fannullone, essendo stato un guerriero alleato del papa molto valoroso che sconfisse i Visigoti e poi anche i Sassoni, ma a regnare dopo lui vi furono re sempre giovani, facilmente influenzabili. Naturalmente i funzionari di palazzo ne approfittarono sempre per fare i loro interessi, fino al giungere di Pipino il Breve, un maggiordomo di palazzo ancora più ambizioso degli altri che fece di più, detronizzò il giovane re  Childerico III e lo mandò in convento per regnare lui stesso sui Franchi (ebbe anche l’appoggio del papa Stefano II perché preferiva trattare con chi deteneva realmente il potere).  

Il Breve sarà padre di Carlo Magno, il quale renderà la dinastia dei carolingi (dal nome Carlo di molti loro re) molto potente in Europa e con interesse quindi a screditare dei re che non riuscirono mai a superare i trent’anni (probabilmente perché uccisi prima dai maggiordomi di palazzo per prendere il potere al posto di eredi neonati). 

Incoronazione imperiale di Carlo Magno, di Friedrich Kaulbach, 1861

Ecco allora che questa storia assume tinte più tenui e che i re fannulloni ci appaiono come vittime di loro stessi e della Storia. Gli storici contemporanei, come il famoso medievista Jacques Le Goff, confermano che questo appellativo è frutto di una mossa politica e propagandistica da parte di una dinastia creata dal nulla e in forte ascesa: i Carolingi. Un falso mito, quindi: gli ultimi sovrani merovingi non erano dei buoni a nulla, ma molta di questa fama è di paternità carolingia e della loro scaltrezza, volta a ribaltare una dinastia per fondarne un’altra. Il destino dell’Europa stava per cambiare, di lì a poco sarebbe nato, proprio da Pipino il Breve, Carlo Magno!

Childerico III, detto l’Idiota o il re fantasma (714 – 755), è stato il quarantaseiesimo e l’ultimo re dei Franchi della dinastia dei Merovingi: regnò su tutti i Franchi di Neustria, Burgundia e Austrasia, dal 743 sino al 751. Qui vediamo raffigurata la sua deposizione a vantaggio di Pipino il Breve


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