“Poitiers 732: la vittoria che rafforzò i Franchi”

Carlo Martello tra storia e leggenda

Episodio n. 28

La battaglia di Poitiers in una miniatura delle Grandi cronache di Francia del XV secolo conservata alla Biblioteca nazionale di Parigi

Contesto storico

All’inizio dell’VIII secolo, il Mediterraneo era stato profondamente trasformato dall’espansione islamica. Dopo la morte di Maometto, nel 632, le conquiste dei suoi successori avevano costruito un dominio che, sotto la dinastia omayyade, si estendeva dalla penisola iberica fino alle regioni dell’Indo. Nel 711, le truppe guidate da Tariq ibn Ziyad avevano attraversato lo stretto di Gibilterra e sconfitto il re visigoto Rodrigo, aprendo la strada alla conquista di gran parte dell’attuale Spagna e del Portogallo. Nasceva così al-Andalus, allora governata in nome del califfato omayyade di Damasco: il califfato di Cordova sarebbe stato proclamato soltanto nel 929. L’avanzata non si fermò ai Pirenei. Intorno al 719-720, i musulmani si impadronirono di Narbona, che divenne una base importante nella Gallia meridionale. Da questi territori partirono nuove spedizioni, nelle quali conquista, imposizione di tributi e ricerca del bottino potevano intrecciarsi. Nel 721, tuttavia, il duca Oddone d’Aquitania inflisse loro una pesante sconfitta presso Tolosa. La resistenza alle offensive provenienti da al-Andalus aveva dunque una storia precedente a Poitiers, e il suo protagonista non era ancora Carlo Martello.

La conquista di Tariq alla fine del 711.

Anche il mondo franco era attraversato da rivalità. I re merovingi conservavano la corona, ma il potere effettivo era passato in larga misura ai maestri di palazzo. Carlo Martello, figlio di Pipino di Héristal, aveva imposto la propria autorità attraverso una serie di campagne e il sostegno di importanti gruppi aristocratici. Non era re: la sua forza dipendeva dalla capacità di comandare, distribuire risorse e mantenere fedeli i propri sostenitori. Terre e legami personali contribuivano a questo sistema di potere, ma sarebbe improprio descriverlo come un ordinamento feudale già compiuto. L’Aquitania di Oddone, inoltre, difendeva una larga autonomia, e proprio Carlo rappresentava uno dei suoi principali avversari.

Carlo Martello fu padre di Pipino il Breve e nonno di Carlo Magno, il primo imperatore del Sacro romano impero germanico

L’avanzata di Abd al-Rahman

Nel 732, il governatore di al-Andalus, ʿAbd al-Raḥmān al-Ghāfiqī, guidò una nuova spedizione oltre i Pirenei. Le sue forze, formate da contingenti arabi e berberi, penetrarono in Aquitania, devastarono Bordeaux e sconfissero l’esercito di Oddone nella regione della Garonna. Il duca, incapace di arrestarle da solo, si rivolse al rivale franco. La minaccia impose un avvicinamento che poco tempo prima sarebbe apparso difficile: per Oddone era in gioco la sopravvivenza del proprio dominio; per Carlo, la possibilità di fermare l’incursione e accrescere la propria influenza verso sud. Dopo la vittoria, l’esercito musulmano proseguì verso Poitiers e Tours. Il ricco santuario di San Martino, a Tours, figurava tra gli obiettivi attribuiti alla spedizione. Non conosciamo però l’ampiezza dei progetti di ʿAbd al-Raḥmān: l’importanza del saccheggio emerge dai racconti, mentre non è dimostrabile l’esistenza di un piano per conquistare l’intero regno franco. Sarebbe altrettanto riduttivo considerare innocua una spedizione capace di travolgere la difesa aquitana e spingersi così lontano. Carlo raccolse le proprie forze e le portò sulla direttrice dell’avanzata nemica, tra Poitiers e Tours.

La basilica con la Torre Carlomagno.

Due eserciti di fronte

La battaglia viene tradizionalmente collocata nell’ottobre del 732, anche se la cronologia non è del tutto sicura e alcuni studi propongono il 733. Il luogo preciso resta discusso: i nomi di Poitiers e Tours indicano l’area dello scontro, senza consentire di identificarne con certezza il campo. Questa incertezza riguarda anche le forze impegnate. Le cifre tramandate o proposte nel tempo sono troppo discordanti per stabilire quanti uomini combattessero e quale esercito fosse numericamente superiore. Carlo poteva contare su guerrieri abituati alle sue campagne, mentre ʿAbd al-Raḥmān comandava un esercito che aveva già dimostrato la propria efficacia in Aquitania. Alla fanteria franca viene generalmente attribuito un ruolo centrale nella vittoria; dalla parte musulmana erano presenti reparti montati, ma non possiamo ricostruire con precisione il rapporto tra cavalieri e fanti. La celebre contrapposizione fra una muraglia di fanteria pesante e un esercito composto quasi interamente da cavalleria rende il racconto immediato, ma restituisce una certezza superiore a quella consentita dalle testimonianze.

Carlo alla battaglia di Poitiers. Olio di Charles de Steuben, dipinto tra il 1834 e il 1837 (Musei della Reggia di Versailles, Francia)

I due schieramenti si fronteggiarono per diversi giorni prima dello scontro principale. L’attesa offriva a entrambi il tempo di valutare l’avversario e cercare condizioni favorevoli. Non sappiamo però se Carlo avesse disposto i suoi uomini su un’altura boscosa, né possiamo attribuirgli con sicurezza un piano basato su specifici ostacoli naturali. Il punto più riconoscibile del racconto antico è la tenuta dello schieramento franco: una compattezza che sarebbe diventata il tratto distintivo della battaglia nella memoria successiva.

Lo scontro e il campo abbandonato

Quando gli eserciti vennero a contatto, gli uomini di Carlo resistettero senza disgregarsi. Il racconto più vicino agli eventi li raffigura stretti gli uni agli altri, saldi come un muro di ghiaccio. L’immagine suggerisce la loro capacità di reggere l’urto, ma non permette di ricostruire ogni movimento sul campo. Nel combattimento rimase ucciso ʿAbd al-Raḥmān. La perdita del comandante privò l’esercito musulmano della propria guida.

Battaglia di Poitiers. Lione. Bibliothèque municipale, Ms 880 f. 086v

A questo nucleo si aggiunge un episodio diventato celebre: una parte dei combattenti musulmani avrebbe abbandonato la linea per proteggere il bottino, dopo l’allarme di un attacco al proprio accampamento. Il movimento avrebbe disordinato le file, mentre il comandante tentava di ristabilire il controllo. È una versione tramandata dalla tradizione narrativa, da trattare con cautela: non possiamo considerare provati né il diversivo né il suo ruolo determinante nella sconfitta. Il sopraggiungere della notte separò gli avversari. Al mattino, i Franchi videro ancora le tende nemiche e si prepararono a combattere di nuovo; soltanto una ricognizione rivelò che l’accampamento era stato abbandonato. L’esercito musulmano si era ritirato durante l’oscurità. Carlo aveva vinto, senza annientare gli avversari: il ripiegamento concluse quella spedizione verso nord, mentre la presenza musulmana nella Gallia meridionale continuava.

Una vittoria che cambiò gli equilibri

Poitiers rafforzò il prestigio militare di Carlo Martello e il suo peso nei rapporti con l’Aquitania. Il maestro di palazzo aveva fermato l’esercito che aveva sconfitto Oddone e poteva presentarsi come un protagonista della difesa dei territori franchi e dei loro santuari. La vittoria contribuì così al consolidamento di una famiglia che già disponeva di grandi risorse e di solide reti di fedeltà. Non fece nascere il feudalesimo e non trasformò immediatamente Carlo in sovrano, ma rese più autorevole il suo predominio.

Carlo Martello durante la battaglia

La guerra nel Mezzogiorno della Gallia continuò. Negli anni successivi Carlo combatté ancora contro forze musulmane e avversari locali; nel 737 conquistò Avignone, mentre Narbona rimase in mano musulmana fino al 759, quando fu presa da suo figlio Pipino il Breve. Poitiers fu dunque un arresto importante dell’avanzata su quella direttrice, senza rappresentare la conclusione definitiva del confronto. Le conseguenze dinastiche si svilupparono nell’arco di più generazioni. Nel 751 Pipino sostituì l’ultimo re merovingio e assunse la corona; nell’800 Carlo Magno, nipote di Carlo Martello, venne incoronato imperatore a Roma. La battaglia appartiene alla storia di questa ascesa, senza esserne l’unica causa e senza autorizzarci ad attribuire al vincitore un progetto imperiale già definito. L’impero carolingio sarebbe nato da altre guerre, alleanze e trasformazioni: nel 732 quel futuro era ancora da costruire.

Dalla battaglia al simbolo

Con il tempo, Carlo Martello sarebbe stato celebrato come il “difensore della cristianità” e Poitiers come il momento in cui l’Europa aveva evitato la conquista islamica. Questa interpretazione ha dato alla battaglia una forza simbolica straordinaria, ma ha anche semplificato un quadro fatto di interessi regionali, rivalità politiche e rapporti mutevoli. Non sappiamo che cosa sarebbe accaduto in caso di sconfitta franca, e nessuna ricostruzione può trasformare quell’ipotesi in una certezza.

Carlo Martello nella battaglia di Poitiers ritratto nelle ‘Grandes Chroniques de France’

L’importanza di Poitiers rimane anche senza immaginare che tutto il futuro dell’Europa dipendesse da quel combattimento. Carlo arrestò una spedizione pericolosa, accrebbe la propria autorità e rafforzò la posizione della famiglia destinata a prendere la corona. La vittoria modificò gli equilibri del suo tempo; i secoli successivi ne fecero il simbolo di una frontiera molto più netta di quanto fosse stata nella realtà.

Fonti specifiche

  • Paul Fouracre, The Age of Charles Martel, Pearson, 2000
  • Alessandro Barbero, Carlo Magno. Un padre dell’Europa, Laterza, 2000
  • Roger Collins, The Arab Conquest of Spain 710–797, Blackwell, 1989
  • Bernard S. Bachrach, Early Carolingian Warfare: Prelude to Empire, University of Pennsylvania Press, 2001
  • Edward James, The Franks, Blackwell, 1988
  • David Nicolle, Poitiers AD 732: Charles Martel Turns the Islamic Tide, Osprey Publishing, 2008
  • Hugh Kennedy, Muslim Spain and Portugal: A Political History of al-Andalus, Routledge, 1996
  • Anonimo, Cronaca del 754, in Kenneth Baxter Wolf, Conquerors and Chroniclers of Early Medieval Spain, seconda edizione, Liverpool University Press, 1999.
  • Philippe Sénac, L’autre bataille de Poitiers. Quand la Narbonnaise était arabe (VIIIe siècle), Armand Colin, 2023.
  • William Blanc e Christophe Naudin, Charles Martel et la bataille de Poitiers. De l’histoire au mythe identitaire, Libertalia, 2015.


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