Episodio n. 29

Contesto storico
Durante la Seconda Guerra Mondiale, la Danimarca visse un’occupazione tedesca caratterizzata da una forma iniziale di “collaborazione forzata” per preservare la sovranità del paese, seguita da una progressiva resistenza e opposizione al dominio nazista.
La Germania nazista invase la Danimarca il 9 aprile 1940 nell’ambito dell’operazione Weserübung, che mirava a garantire il controllo strategico della Scandinavia. La Danimarca, consapevole della sua inferiorità militare, si arrese poche ore dopo l’inizio dell’invasione per evitare distruzioni e perdite di vite umane. Questo portò a una forma di occupazione “non violenta” rispetto a quella subita da altri paesi europei. Nei primi anni dell’occupazione, la Germania permise al governo danese e al re Cristiano X di continuare a operare, mantenendo una parvenza di autonomia. La Danimarca adottò una politica di compromesso per limitare gli effetti dell’occupazione e salvaguardare la propria popolazione. Tuttavia, questa collaborazione implicò concessioni ai nazisti, come la censura e l’adattamento delle politiche economiche agli interessi tedeschi.

Nonostante il governo collaborazionista, emersero gruppi di resistenza che combatterono contro l’occupazione tedesca. Questi gruppi, composti da giovani e da membri delle classi lavoratrici, condussero sabotaggi e attività di spionaggio. La resistenza danese si sviluppò ulteriormente dopo il 1943, quando il governo tedesco assunse un controllo più diretto, annullando l’autonomia precedentemente concessa.
La Danimarca fu liberata il 5 maggio 1945, quando le truppe britanniche entrarono nel paese. La liberazione avvenne quasi senza combattimenti, grazie al crollo del regime nazista. Tuttavia, la parte nord-orientale della Danimarca, l’isola di Bornholm, fu occupata temporaneamente dall’Unione Sovietica prima di essere restituita.

L’Evento
A differenza di altri paesi invasi dalla Germania, la Danimarca non subì una resistenza armata immediata, poiché il governo danese sperava di evitare distruzioni e sofferenze civili trattando con il regime nazista. Tuttavia, Cristiano X assunse una posizione chiara e dignitosa, rifiutando apertamente di collaborare con l’occupante e mantenendo la sua lealtà verso i cittadini danesi. Uno degli episodi più celebri della sua resistenza fu la sua abitudine di cavalcare per le strade di Copenaghen senza guardie del corpo. Questo gesto, apparentemente semplice, divenne un simbolo di sfida morale nei confronti dell’occupazione, trasmettendo al popolo danese un messaggio di solidarietà e di fermezza. La presenza del re a cavallo, visibile e vulnerabile, ispirava coraggio nei cittadini, mostrando che non si sarebbe piegato di fronte all’occupazione.

Un altro episodio leggendario legato al coraggio di Cristiano X è quello del suo presunto rifiuto di imporre agli ebrei danesi l’obbligo di indossare la Stella di David. Secondo il racconto, il re avrebbe dichiarato che, se fosse stato imposto questo segno distintivo agli ebrei, anche lui avrebbe indossato la stella per solidarietà. Sebbene questa storia sia in gran parte una leggenda (non esistono documenti storici che confermino questa dichiarazione), essa rappresenta lo spirito di resistenza morale che il re incarnava e l’impegno della Danimarca a proteggere i propri cittadini ebrei.
All’inizio la Germania sopporta più o meno silenziosamente le prese di posizioni danesi. Il nazismo, nonostante quanto si creda, fu a lungo attento al modo in cui applicare il terrore e l’orrore, testandone progressivamente l’accettazione da parte delle popolazioni locali.
Per questo, quando nel 1942 la Germania decide che la prevista migrazione degli ebrei fuori dal territorio tedesco non è attuabile e che l’unica via è l’eliminazione fisica nei lager, tollera che la Danimarca usi la sua autonomia per non agevolare le deportazioni.
Ma, pochi mesi dopo, arriva la “crisi del telegramma”.
Hitler scrive al Re Cristiano un lungo telegramma di felicitazioni per il suo settantesimo compleanno. Il Re gli risponde gelido: “I miei più sentiti ringraziamenti”.
Hitler, per quell’inaccettabile e inattesa mancanza di rispetto, s’infuria e cambia tutti i suoi uomini in Danimarca, imponendo figure più dure e, nel 1943, decide che anche la Danimarca deve essere ripulita degli ebrei, volente o meno. Il 15 settembre 1943 Berlino autorizza il rastrellamento e la deportazione degli ebrei danesi.

Quando ciò avvenne l’intero paese si mobilitò per nascondere e salvare i propri concittadini ebrei. In pochi giorni, circa 7.200 ebrei danesi furono trasportati segretamente in Svezia, un’operazione in cui il re e la popolazione danese svolsero un ruolo fondamentale, dimostrando un forte senso di umanità e solidarietà. Il “Protettorato perfetto” passerà così alla storia come il più grande fallimento politico e militare del Reich nazista. Alla fine i morti ebrei danesi saranno poco più di una cinquantina. Lo Stato di Israele conferisce il titolo di “Giusto tra le nazioni” a chiunque abbia salvato un ebreo dall’Olocausto. La Danimarca è l’unico caso in cui questo onore sia stato conferito a una nazione e al suo intero popolo.

Cristiano X rappresenta tuttora un simbolo di resistenza civile e di dignità morale. La sua presenza a fianco del suo popolo, il suo coraggio e il suo rifiuto di cedere alla pressione nazista contribuirono a preservare l’identità della Danimarca durante uno dei periodi più difficili della sua storia. Re Cristiano X rimane una figura rispettata e amata, ricordata come un sovrano che non abbandonò mai il suo popolo, incarnando i valori di unità e solidarietà.


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