“Gerusalemme senza assedio”

Federico II e la pace di Giaffa

Episodio n. 30

Rappresentazione dell’incontro (mai avvenuto) tra Federico II e al-Malik al-Kamil

Due secoli di spedizioni verso Oriente

Per quasi due secoli, la riconquista e la difesa dei luoghi santi cristiani alimentarono spedizioni, mobilitarono sovrani e predicatori, spinsero migliaia di persone ad attraversare il Mediterraneo. Le crociate intrecciarono fede, penitenza, ambizioni dinastiche e interessi territoriali, trasformando profondamente i rapporti fra l’Europa occidentale e il Vicino Oriente. La tradizionale suddivisione in otto grandi spedizioni, dalla prima del 1096 all’ultima di Luigi IX nel 1270, aiuta a orientarsi, ma non comprende l’intero movimento crociato, che coinvolse altri territori e proseguì oltre quelle date.

Bernardo predica la II Crociata

L’inizio viene ricondotto all’appello di papa Urbano II al concilio di Clermont, nel novembre 1095. La richiesta di soccorso dell’imperatore bizantino contro l’avanzata turca si unì al richiamo di Gerusalemme e del Santo Sepolcro. La prima crociata, combattuta fra il 1096 e il 1099, culminò nella conquista della città, accompagnata da massacri della popolazione musulmana ed ebraica. Dalla spedizione nacquero nuove dominazioni latine in Oriente: il Regno di Gerusalemme, il Principato di Antiochia e la Contea di Edessa, ai quali si aggiunse successivamente la Contea di Tripoli. Il successo militare aprì però un problema destinato a durare: come difendere territori lontani, circondati da potenze ostili e dipendenti anche dagli aiuti provenienti dall’Occidente?

Filippo e Riccardo ricevono le chiavi di Acri dagli assediati (miniatura XIV sec.)

La caduta di Edessa nel 1144 mostrò quanto fossero vulnerabili questi insediamenti. Papa Eugenio III promosse una nuova spedizione, sostenuta dalla predicazione di Bernardo di Chiaravalle. La seconda crociata, fra il 1147 e il 1149, coinvolse il re di Francia Luigi VII e il re dei Romani Corrado III, ma non recuperò Edessa e si concluse con il fallimento dell’assedio di Damasco. Quarant’anni dopo, la situazione precipitò nuovamente: nel 1187 Saladino sconfisse l’esercito del Regno di Gerusalemme a Hattin e riprese la Città Santa. La terza crociata, fra il 1189 e il 1192, vide partire Federico Barbarossa, Filippo II Augusto e Riccardo Cuor di Leone. Barbarossa morì durante il viaggio; gli altri sovrani contribuirono alla riconquista di Acri, ma Gerusalemme rimase musulmana. La tregua conclusa da Riccardo e Saladino nel 1192 consentì comunque ai pellegrini cristiani di accedere ai luoghi santi.

Quando la guerra cambiò obiettivo

Le spedizioni successive mostrarono quanto potessero allontanarsi gli obiettivi dichiarati dai risultati effettivi. La quarta crociata, promossa da Innocenzo III e combattuta fra il 1202 e il 1204, avrebbe dovuto colpire il potere musulmano e favorire il recupero di Gerusalemme. Debiti, accordi con Venezia e contese dinastiche bizantine ne deviarono invece il percorso. Nel 1204 i crociati conquistarono e saccheggiarono Costantinopoli, una capitale cristiana. La nascita dell’Impero latino e la spartizione dei territori bizantini approfondirono la frattura fra cristiani d’Oriente e d’Occidente. Con la quinta crociata, fra il 1217 e il 1221, preparata sotto Innocenzo III e proseguita sotto Onorio III, l’obiettivo divenne l’Egitto, considerato il centro di potere da colpire per ottenere Gerusalemme. I crociati conquistarono Damietta nel 1219, ma il successo iniziale alimentò aspettative superiori alle loro possibilità. Le proposte del sultano al-Kamil, disposto a cedere Gerusalemme in cambio della ritirata, furono respinte. L’avanzata verso il Cairo si concluse disastrosamente nel 1221 e impose la restituzione di Damietta: dopo anni di guerra, la spedizione non aveva ottenuto i vantaggi territoriali che erano stati offerti al tavolo delle trattative.

La battaglia di Mansura

La sesta crociata, condotta da Federico II fra il 1228 e il 1229, avrebbe seguito proprio quella strada negoziale. Per completare il quadro occorre però ricordare le due spedizioni di Luigi IX di Francia. Nella settima, fra il 1248 e il 1254, il sovrano attaccò nuovamente l’Egitto e occupò Damietta. Dopo i combattimenti di Mansura, la ritirata terminò con la sconfitta di Fariskur e la sua cattura nell’aprile 1250. Liberato mediante un riscatto e la restituzione della città, Luigi rimase alcuni anni in Terra Santa, impegnandosi a rafforzare le difese dei territori cristiani. Nel 1270 guidò l’ottava crociata contro Tunisi, nella speranza di ricavarne vantaggi politici e religiosi utili alla causa cristiana. Le malattie devastarono l’accampamento e il re morì il 25 agosto. Parlare con certezza di peste sarebbe improprio: la diagnosi precisa resta discussa. La spedizione si concluse con un accordo e il ritiro dell’esercito. La presenza latina sulla costa si sarebbe protratta ancora per qualche tempo, fino alla caduta di Acri nel 1291.

Luigi in pellegrinaggio in Terra santa: a sinistra costruisce delle fortezze, a destra in preghiera a Nazareth

Un Imperatore scomunicato in Terra Santa

All’interno di questa lunga vicenda, l’impresa di Federico II occupa un posto particolare. L’imperatore aveva assunto il voto crociato già nel 1215, rinnovandolo nel 1220 in occasione dell’incoronazione imperiale. La partenza era stata ripetutamente rinviata, mentre il papato insisteva perché rispettasse gli impegni. Nel settembre 1227 Federico salpò, ma una malattia lo costrinse a interrompere il viaggio. Gregorio IX non accettò la giustificazione e lo scomunicò. Quando partì nuovamente nel giugno 1228, la condanna era ancora in vigore: si trovò così a guidare una spedizione per la Terra Santa senza essere in comunione con la Chiesa.

Federico II con un falco, miniatura del De arte venandi cum avibus, XIII secolo. Biblioteca Apostolica Vaticana, ms. Palatino latino 1071.

Al voto religioso si erano aggiunti precisi interessi dinastici. Nel 1225 Federico aveva sposato Isabella di Brienne, detta anche Iolanda, erede del Regno di Gerusalemme, assumendone il titolo regio. Il matrimonio gli offriva una base concreta per intervenire negli affari dell’Oriente latino, ma aveva anche provocato il contrasto con il suocero Giovanni di Brienne, estromesso dal governo. Alla morte di Isabella, nel 1228, i diritti ereditari passarono al loro figlio Corrado, ancora neonato: la posizione di Federico si legava dunque anche alla reggenza per il bambino. Recuperare Gerusalemme avrebbe rafforzato il prestigio dell’imperatore, senza però cancellare le contestazioni alla sua autorità.

L’imperatore Federico II di Svevia (sinistra) incontra al-Malik al-Kāmil (a destra)

Dall’altra parte vi era al-Malik al-Kamil, sultano ayyubide d’Egitto e nipote di Saladino. Anche il suo mondo era attraversato da rivalità: gli interessi dei principi musulmani non coincidevano automaticamente e il controllo della Siria era oggetto di contesa. I contatti diplomatici con Federico erano iniziati prima della spedizione. La morte del fratello e rivale al-Muazzam, nel 1227, modificò i calcoli del sultano, rendendolo meno bisognoso dell’appoggio imperiale. Le trattative proseguirono comunque, fra esitazioni, pressioni e scambi di ambasciatori. La possibilità di un accordo nasceva da interessi politici convergenti, non dalla scomparsa delle rivalità religiose.

La pace di Giaffa

Il 18 febbraio 1229 le trattative approdarono all’accordo ricordato come pace di Giaffa. Il sultano riconobbe ai cristiani il controllo di Gerusalemme, con un’importante eccezione: l’Haram al-Sharif, l’area comprendente la Cupola della Roccia e la moschea di al-Aqsa, rimase riservato al culto musulmano. Tra i territori recuperati figuravano anche Betlemme e Nazareth, insieme ai collegamenti necessari per raggiungerli. Un ruolo decisivo nella mediazione ebbe Fakhr al-Din, ambasciatore di al-Kamil presso Federico. Le raffigurazioni dei due sovrani riuniti di persona traducono visivamente il negoziato, ma non documentano un loro incontro.

Cupola della Roccia al centro della Spianata delle Moschee

L’intesa prevedeva una tregua di circa dieci anni, tradizionalmente indicata come dieci anni, cinque mesi e quaranta giorni. Ai musulmani erano riconosciute garanzie per il culto nei propri santuari e il ricorso a giudici della loro fede. Non si trattava però di una generale uguaglianza giuridica fra le comunità né di una pace estesa a tutto il Medio Oriente: erano condizioni specifiche, costruite per rendere accettabile una sistemazione territoriale controversa. Anche la difesa di Gerusalemme restava problematica. Le sue mura erano state in gran parte demolite e le testimonianze non concordano pienamente sulla possibilità di ricostruirle. Il recupero della città non equivaleva quindi alla conquista di una posizione militarmente sicura.

Federico II incoronato Re di Gerusalemme nel 1229

Il risultato rimaneva considerevole. Gerusalemme tornava sotto governo cristiano senza un assedio e senza le stragi che avevano accompagnato la conquista del 1099. Per i pellegrini significava poter raggiungere nuovamente i luoghi più sacri della propria fede sotto un’autorità cristiana; per i musulmani, conservare l’accesso e il culto nell’area dei loro santuari. Il 17 marzo Federico entrò in città. Il giorno seguente, nella chiesa del Santo Sepolcro, si presentò con la corona regia, nel gesto tradizionalmente descritto come un’autoincoronazione, senza una regolare consacrazione ecclesiastica. La data da ricordare è dunque il 18 marzo 1229, distinta da quella dell’ingresso a Gerusalemme.

Un successo che non ricompose le divisioni

L’accordo suscitò forti opposizioni. Nel campo musulmano la cessione della città riconquistata da Saladino fu vissuta da molti come una rinuncia inaccettabile. In quello cristiano il recupero dei luoghi santi non cancellò la scomunica di Federico, l’ostilità del patriarca di Gerusalemme e le tensioni con una parte degli ordini militari e dei signori locali. Le critiche riguardavano anche la sicurezza dei territori ottenuti e le concessioni ai musulmani. L’impresa accrebbe il prestigio dell’imperatore presso i suoi sostenitori, ma non produsse l’unità politica necessaria a consolidarne i risultati. La cultura di Federico e la sua familiarità con il mondo mediterraneo favorivano gli scambi con interlocutori musulmani. Durante i contatti diplomatici circolarono doni e quesiti scientifici, segni di una curiosità che attraversava le frontiere della fede. Sarebbe tuttavia eccessivo attribuire alla sola sesta crociata una generale fioritura dei rapporti culturali fra Oriente e Occidente: quei rapporti avevano radici più antiche e seguivano molte strade, dalle corti ai commerci, dalle traduzioni ai contatti quotidiani.

Anche la durata della sistemazione fu limitata. Al-Kamil morì nel 1238; la tregua giunse a scadenza nel 1239 e Gerusalemme attraversò nuovi cambiamenti di controllo. Altri negoziati, legati alle spedizioni di Tebaldo di Champagne e Riccardo di Cornovaglia, permisero ai latini di recuperare posizioni nei primi anni Quaranta. Nel 1244, però, l’ingresso dei corasmi e il saccheggio della città posero fine al dominio latino su Gerusalemme. Non vi furono dunque vent’anni di pace continua, né la diplomazia scomparve dopo Federico, continuarono infatti a intrecciarsi trattative, alleanze e guerre.

Iscrizione di Federico II proveniente da Giaffa, 1229. Israel Museum, Gerusalemme. Fotografia di Marsupium, Wikimedia Commons, CC0.

La pace di Giaffa non fu il primo accordo fra cristiani e musulmani: già Riccardo Cuor di Leone e Saladino avevano negoziato una tregua nel 1192, mentre durante la quinta crociata erano state avanzate proposte territoriali importanti. La sua particolarità fu l’aver restituito Gerusalemme ai cristiani attraverso un’intesa, raggiungendo senza assedi un obiettivo che numerose spedizioni non erano riuscite a conseguire. In una storia segnata dalla guerra, il 1229 mostra quanto potesse ottenere un compromesso; gli anni successivi mostrano quanto fosse difficile conservarlo senza difese adeguate e un sostegno politico condiviso.

Fonti specifiche

  • Jonathan Riley-Smith, Le Crociate. Una storia
  • Christopher Tyerman, Le guerre di Dio. Nuova storia delle crociate, Einaudi
  • Thomas Asbridge, Le Crociate
  • David Abulafia, Federico II. Un imperatore medievale, Einaudi
  • Francesco Gabrieli, a cura di, Storici arabi delle Crociate, Einaudi
  • Peter Partner, The Knights Templar and Their Myth
  • Federiciana, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2005, voci Crociata, Musulmani, Gerusalemme, Regno di, Damietta e Fakhr al-Din Ibn Shaykh al-Shuyukh.
  • Filippo da Novara, passi dei Gestes des Chiprois, nella traduzione raccolta da James A. Brundage in The Crusades: A Documentary History, consultabili nel Medieval Sourcebook della Fordham University


Rispondi

ARTICOLI DEL BLOG

“La Lega di Cambrai: quando le alleanze divorarono l’Italia” (Ep. 3 Guerre d’Italia)

Tra il 1508 e il 1516, l’Italia fu teatro di guerre e alleanze strategiche, culminando nella battaglia di Agnadello del 14 maggio 1509, dove Venezia subì una pesante sconfitta contro le forze francesi di Luigi XII. L’espansione veneziana suscitò rivalità che unirono diverse potenze, come Francia, Spagna e Papa Giulio II, in una coalizione contro…

“La guerra privata di King e Cuthbertson nella Francia occupata”

La storia di King e Cuthbertson è spesso raccontata come una commedia bellica: due militari del reparto odontoiatrico che decidono di invadere da soli la Francia occupata. Ma dietro l’aspetto quasi cinematografico si nasconde una vicenda più complessa. I due uomini mostrarono indubbiamente coraggio, determinazione e capacità di sopravvivenza. Allo stesso tempo agirono senza preparazione,…

“Il mistero dell’azzurro: perché l’Italia sportiva gioca con un colore che non è sulla sua bandiera?”

Nel 2026, l’Italia sarà assente dai Mondiali di calcio per la terza volta consecutiva. Questa assenza ha portato a riflessioni sull’origine dell’azzurro, colore simbolico delle nazionali italiane, risalente alla dinastia sabauda e alla storia dell’Unità d’Italia. L’azzurro è diventato un elemento identitario riconosciuto in tutto il mondo.