“Romanus Pontifex, la bolla papale di Niccolò V”

Episodio n. 39

La Bolla papale di Papa Niccolò V, Romanus Pontifex

Contesto storico

Il XV secolo fu un’epoca di grandi trasformazioni per l’Europa, con l’espansione marittima delle monarchie iberiche (Portogallo e Spagna) e il declino dell’Impero Bizantino.

Enrico il navigatore

Il Portogallo, sotto la guida del re Enrico il Navigatore, aveva avviato un’intensa esplorazione della costa africana alla ricerca di nuove rotte commerciali e alleanze strategiche. Nel 1444, i portoghesi avevano già iniziato la tratta degli schiavi africani, trasportandoli dalle coste dell’attuale Senegal e Guinea verso l’Europa e le isole atlantiche.

L’Impero Bizantino nel 1453 crollò sotto l’assedio degli Ottomani guidati da Maometto II. Questo evento rafforzò l’idea che il mondo cristiano fosse sotto minaccia e incentivò l’espansione in altre direzioni per rafforzare il dominio cattolico. Il Portogallo voleva assicurarsi il monopolio sulle nuove rotte commerciali africane. La Chiesa, da parte sua, era interessata a sostenere un potere cristiano che potesse competere con il crescente dominio islamico nel Mediterraneo. Il papato quindi giocava un ruolo chiave nel legittimare l’espansione europea con la motivazione della diffusione del cristianesimo.

Ritratto di Papa Niccolò V

Nel 1452, Papa Niccolò V aveva già emesso la bolla Dum Diversas, che autorizzava il re portoghese a ridurre in schiavitù “saraceni, pagani e infedeli”. La Romanus Pontifex ampliò questa concessione, confermando il diritto esclusivo del Portogallo sulle terre conquistate.

La bolla rientra nella cosiddetta Dottrina della Scoperta, un insieme di principi legali e religiosi che giustificavano il dominio cristiano sulle terre “scoperte”, negando i diritti delle popolazioni indigene. Questo concetto sarà ripreso nel 1493 con le bolle di Papa Alessandro VI, che divideranno il Nuovo Mondo tra Spagna e Portogallo. L’idea che i sovrani cristiani potessero appropriarsi delle terre dei “non cristiani” influenzò tutta l’epoca delle esplorazioni, portando alla conquista delle Americhe, dell’Africa e di altre parti del mondo.

Le rotte d’Enrico il Navigatore.

L’Evento

La Romanus Pontifex fu emanata in un momento in cui il mondo europeo stava entrando in una fase di espansione globale, guidata da interessi economici, religiosi e politici. Sebbene fosse considerata legittima nel XV secolo, oggi è vista come un documento che ha avuto conseguenze devastanti, poiché ha contribuito a giustificare la schiavitù, il colonialismo e la discriminazione razziale.

Statua di Niccolò V sul frontone della cattedrale di Sarzana.

La Romanus Pontifex, fu emanata da Papa Niccolò V il 8 gennaio 1455 e concedeva al re del Portogallo il diritto esclusivo di conquistare territori abitati da popolazioni non cristiane, riducendole in schiavitù perpetua. Questo atto ha fornito una base teologica e giuridica alla tratta degli schiavi africani, giustificata sulla base della loro non appartenenza al cristianesimo. Il documento promuoveva una visione eurocentrica e cristianocentrica, secondo la quale i sovrani cristiani avevano il diritto di dominare e convertire con la forza altre popolazioni, negando loro il diritto all’autodeterminazione. Le idee contenute nella Romanus Pontifex hanno contribuito a secoli di oppressione e sfruttamento delle popolazioni africane e indigene, con conseguenze che si possono vedere ancora oggi nei fenomeni di discriminazione razziale e nelle disuguaglianze globali.

Monumento alle Scoperte, con Enrico in primo piano, a Lisbona, sulla sponda del fiume Tago.

Alla luce della sensibilità etica e dei diritti umani moderni, la Romanus Pontifex è da considerarsi un documento profondamente problematico. Sebbene fosse espressione della mentalità del XV secolo, i suoi effetti hanno avuto conseguenze devastanti per milioni di persone, giustificando discriminazione, schiavitù e colonialismo.

Nel corso del tempo, diversi esponenti della Chiesa hanno riconosciuto il ruolo storico negativo della Romanus Pontifex e di altri documenti simili, chiedendo perdono per le conseguenze della schiavitù e del colonialismo. Tuttavia, non c’è mai stata una revoca ufficiale esplicita della bolla.

Papa Giovanni Paolo II nel 1993, durante un viaggio in Benin, Giovanni Paolo II ha condannato la tratta degli schiavi come “crimine orribile” e ha chiesto perdono per il ruolo di alcuni cristiani in essa. Poi durante il Giubileo del 2000 ha chiesto perdono per i peccati della Chiesa, inclusi quelli legati alla discriminazione e alla schiavitù.

San Giovanni Paolo II a Tor vergata nel 2000

Nel 2009 Papa Benedetto XVI, durante un viaggio in Angola, ha riconosciuto le sofferenze causate dalla tratta degli schiavi e ha ribadito la condanna della Chiesa verso ogni forma di sfruttamento.

Infine Papa Francesco nel 2015, davanti ai popoli indigeni della Bolivia, ha chiesto perdono per i crimini del colonialismo commessi “in nome di Dio”. Ma recentemente nel 2023, il Vaticano ha ufficialmente ripudiato la Dottrina della Scoperta (basata anche sulla Romanus Pontifex), dichiarando che quei documenti “non riflettono più la posizione della Chiesa”.

Sebbene la Romanus Pontifex non sia mai stata esplicitamente revocata, la Chiesa ha chiarito che oggi non ha alcun valore e ha preso le distanze dalle sue implicazioni. Tuttavia, alcuni gruppi indigeni continuano a chiedere una dichiarazione più formale di ritiro.



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