“La profezia del 1524 e la fine del mondo che non arrivò”

Episodio n. 70

Contesto storico

Il Cinquecento fu un secolo attraversato da profonde trasformazioni. L’Europa viveva le conseguenze della scoperta dell’America (1492), che aveva allargato gli orizzonti geografici e culturali, ma anche generato timori e insicurezze. Allo stesso tempo, le guerre d’Italia (1494-1559) e la Riforma protestante (dal 1517) segnavano un periodo di instabilità politica e religiosa.

In un contesto in cui carestie, epidemie e conflitti erano parte integrante della vita quotidiana, la popolazione era sensibile a credenze astrologiche e profezie apocalittiche. Gli astri erano considerati capaci di determinare le sorti dell’uomo e persino del mondo: re e principi consultavano regolarmente astrologi e indovini per le loro decisioni. È proprio in questa cornice che si colloca la celebre profezia della “fine del mondo” prevista per l’anno 1524.

L’evento: la grande paura del diluvio

Tutto nacque da un calcolo astrologico: diversi studiosi, tra cui il rinomato Johannes Stöffler, matematico e astronomo tedesco, predissero che nel mese di febbraio 1524 si sarebbe verificata una congiunzione planetaria in Pesci, segno zodiacale legato all’acqua. Questo allineamento, interpretato secondo le credenze dell’epoca, fu ritenuto annunciatore di un diluvio universale. La notizia si diffuse rapidamente in tutta Europa. In particolare, a Roma e nelle grandi città italiane si scatenò il panico: molti cronisti raccontano di persone che vendettero i propri beni, convinti che il mondo sarebbe finito. Alcuni nobili fecero costruire imbarcazioni di salvataggio. Celebre è l’aneddoto del marchese di Saluzzo, che fece preparare una grande arca da tenere pronta al momento del disastro.

Il giorno fatidico, 20 febbraio 1524, fu atteso con angoscia. A Roma la pioggia che cadde nelle ore precedenti bastò a far aumentare il terrore. Ma nulla accadde. La temuta catastrofe non si verificò, lasciando dietro di sé sollievo e derisione. Stöffler stesso, che pure aveva alimentato l’ansia, si giustificò sostenendo che i calcoli erano stati fraintesi o interpretati male. Ma la vicenda rimase nella memoria collettiva come una delle più grandi “bufale” astrologiche della storia.

Eredità culturale

Johannes Stöffler

La profezia del 1524 dimostra quanto forte fosse la fiducia nell’astrologia e nella capacità degli astri di influenzare la vita sulla terra. Essa rivela anche la fragilità dell’uomo rinascimentale, sospeso tra fede religiosa, nuove scoperte scientifiche e timori ancestrali. L’episodio non è isolato: nei secoli successivi, altri astrologi e profeti annunciarono date per la fine del mondo, puntualmente smentite dai fatti. Ma la paura apocalittica, legata a eventi astronomici o catastrofi naturali, è una costante che attraversa tutta la storia umana. Oggi la profezia del 1524 è ricordata come un esempio di come la credenza popolare, se alimentata da personaggi autorevoli e da un contesto di incertezza, possa trasformarsi in un fenomeno collettivo di massa.

Fonti specifiche

  • Johannes Stöffler, Calendarium Romanum magnum (1518).
  • Dohrn-van Rossum, G., Storia della misura del tempo in Europa, Il Mulino, 1996.
  • Cappelli, G., Astrologia e profezia nell’Italia del Rinascimento, Carocci, 2018.
  • Parker, G., Global Crisis: War, Climate Change and Catastrophe in the Seventeenth Century, Yale University Press, 2013.ane 1935-1943, Einaudi, 2005 (contesto coloniale).


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